Beh, ormai è noto come avvenivano le nostre zingarate: si partiva senza una meta precisa e poi si affidavano al caso i percorsi da tenere: una deviazione dovuta al maltempo, una dovuta alla scoperta di un castello o di un negozio di brocante e così via. Già una volta eravamo arrivati fino a Vannes, antica capitale della Bretagna nell’alto medioevo, ma giudicando di aver percorso abbastanza chilometri, decidemmo di tornare a casa. Così ripartimm decisi a portare a termine il viaggio di un paio d’anni prima in Bretagna.
Partiamo dunque da casa un pomeriggio ed alla sera siamo già a Macon quindi, nel giorno successivo, attraversiamo tutta la Francia in diagonale fino a Tours dove pernottiamo in un albergo di nostra conoscenza. Il mattino dopo, Angers, Nantes, Vannes e quindi Carnac con sosta e visita al complesso megalitico tra i maggiori al mondo. Si prosegue verso Quimper, graziosa cittadina un tempo capitale della “Cornovaglia francese” quindi Audiern col suo estuario stracolmo di bellissime barche a vela e finalmente verso sera arriviamo a Pointe du Raz un posto unico a strapiombo sull’Oceano; qui ci godiamo un tramonto spettacolare dopo di che scendiamo alla Baie des Trepassés, una lunga striscia di sabbia finissima, adagiata fra le aspre coste di Pointe du Raz e quelle di Pointe du Van, che deve il suo nome al fatto che le correnti oceaniche trasportano qui i cadaveri dei morti in mare.
Giusto a metà spiaggia, c’è un’unica costruzione, un albergo ristorante dove troviamo ospitalità e, per cena, una freschissima spigola cucinata alla perfezione. Al mattino, di buon’ora dopo un’abbondante colazione, partiamo per risalire pian piano la costa che si fa sempre più spettacolare fermandoci sulle lingue di sabbia che appaiono fra le coste scoscese. La marea, che qui sfiora i cinque metri, si sta ritirando e lascia scoperti vasti lembi di sabbia con delle telline grosse come noci che però non hanno alcun sapore (niente a che vedere con i nostri saporitissimi “calcinelli”). Arriviamo all’ora di pranzo a Camarét sur Mer, un grazioso borgo di pescatori che si affaccia di fronte a Brest, nel cui porticciolo le imbarcazioni giacciono appoggiate su appositi sostegni per la totale mancanza d’acqua. In un ristorante lì vicino pranziamo con due enormi portate di grossi scampi adagiati su un letto di alghe spendendo, peraltro, pochissimo. Piccola siesta e poi partenza per andare ad ammirare i “Calvari”, interessanti gruppi scultorei in pietra facenti parte dei complessi parrocchiali realizzati in gotico fiammeggiante bretone il più famoso dei quali si trova a Guimiliau.
Verso sera eccoci di nuovo sul mare a Roscoff, una cittadina di 3500 abitanti con un bel porto sulla Manica, proprio di fronte all’Ile de Batz, dal quale partono i traghetti per Cork in Irlanda e Plymouth in Inghilterra Nel giungervi attraversiamo una zona pianeggiante con numerosi campi di carciofi mammole i cui capolini spuntano alti sulle brattee quasi a volerci salutare. Troviamo un comodo albergo sulla scogliera prospicente il mare e bighelloniamo un po’ per la città; qui la marea è veramente impressionante arrivando a superare gli otto metri; il che comporta non pochi problemi per i marittimi del luogo. Scopriamo che Roscoff è conosciuta in la Francia, ma soprattutto in Inghilterra per le sue famose cipolle.
Le cipolle di Roscoff, si presentano tondeggianti, un po’ appiattite alle estremità, di un bel colore rosa e sono delicatissime, dolci (per l’alto contenuto di zucchero si conservano a lungo) croccanti e squisite da consumare sia crude che cotte; da sempre il mercato principale di questo gustoso ortaggio è costituito dai paesi d’oltre Manica. Ogni anno infatti i contadini di Roscoff, dopo il raccolto e spesso con le loro famiglie, caricavano di trecce di cipolle i loro carrettini trainati da biciclette e, preso il traghetto, s’inoltravano nelle città inglesi a vendere, porta a porta, il loro inimitabile prodotto. Gli inglesi, che acquistavano le belle cipolle rosate, chiamavano questi contadini “Johnnies” ed ogni anno ne attendevano l’arrivo per far scorta del prezioso quanto squisito ortaggio. Si racconta che i semi della cipolla furono importati nel XVII secolo da un monaco proveniente dal Portogallo e che qui abbiano trovato il terreno ed il clima adatti alla loro coltivazione. Vi sono ovviamente vari modi di cucinarla, ma il più tipico forse è la famosa Terrina Bretone, una sorta di pasticcio a base di cipolle, che danno il tono a tutto il piatto, cotte a lungo con carne e fegato di maiale, da spalmare su una fetta di pane casareccio che vale veramente la pena di assaggiare.

Di notte dormiamo poco a causa della marea, l’albergo è situato proprio sul mare, infatti fino all’una di notte questa cala con il mare che si ritira fra gli scogli quasi fosse un torrente di montagna dopodiché riprende a salire fino al suo culmine verso le sette del mattino con altrettanto rumore; ma insomma anche questa è un’esperienza. Si riparte per Morlaix, una storica città, sovrastata da un imponente viadotto ferroviario costruito nell’ottocento che ne attraversa tutto il centro cittadino, e tipica per le sue case a Lanterna, fra cui la “Maison della duchessa Anna”, abitazioni medioevali a graticcio, uniche al mondo, che si sviluppano attorno ad un cortile interno , dotato di una grande scala a chiocciola per accedere ai piani, ricoperto da un lucernaio che dà luce all’intero complesso: la lanterna appunto. Non devono meravigliare le belle barche a vela che sono ormeggiate praticamente in centro, infatti da qui inizia un estuario di dodici chilometri che si congiunge con la Manica.
Si riparte e nel pomeriggio arriviamo nella ventosa Saint Malò, un’imponente e bella città fortificata con una cintura di bastioni il cui centro storico è costruito su un’isola collegata alla terraferma da una strada lungo la quale sono ormeggiate antiche golette e brigantini. Saint Malò infatti è stata nei secoli la città dei corsari i quali, con il favore della marea che supera i dieci metri, da qui salpavano per le loro scorrerie. Curiosità: gli abitanti di Saint Malò sono i “malouins” che nel 1763 colonizzarono per primi quelle che oggi sono conosciute come Isole Malvine (o Falkland). Oggi la città è nota come capitale dalla vela e qui, al contrario del resto della regione, il dialetto locale non è il bretone bensì il”gallo” un dialetto neolatino che si può tutt’oggi studiare nelle università .
Abbandoniamo la Bretagna, ci rimane giusto il tempo per andare a goderci il tramonto su Mont Saint Michel e da qui giungiamo in serata inoltrata a Fugeres dove pernottiamo in un grazioso alberghetto in centro che ci aveva già ospitato in altra occasione. Domani ci aspetta il lungo viaggio di ritorno; siamo un po’ stanchi ma, una volta arrivati a casa, ne sono certo ricominceremo a pensare alla prossima zingarata.
