foto di Silvia Meacci
In tutto il mondo le mele si dimostrano straordinariamente versatili per preparare dolci: tarte Tatin, strudel, spuma di mele alla bulgara, tarte aux pommes, oliebollen met appel ( frittelle con le mele olandesi ), milopitakia, dolce greco con pasta fillo, applepie e mille altre varianti. In Italia, la torta di mele, assieme al ciambellone e al pan di Spagna, è il dolce casalingo per eccellenza. In estate è ottima servita con una pallina di gelato. Quella che preparava mia nonna era magnifica e tuttora rimane insuperabile. Ne conserviamo la ricetta copiata nel quadernino di famiglia dove ho trovato, ricoperto da patacche unte, anche un ritaglio preso da una rivista degli anni Sessanta. Sul davanti, una scritta sbavata che ha corretto il tempo di cottura, sul retro, una pubblicità della lacca Cadonett con la foto di una donna dal caschetto bruno e vaporoso. Non so perché mia madre, giovane sposa, abbia voluto sperimentare una nuova versione. Un moto di rivalsa? Forse. Comunque, anch’io, da ragazzina, come tante mie coetanee, ho provato a realizzare la ricetta da Il Manuale di Nonna Papera ( ne ricordo ancora la copertina con Qui Quo Qua che tentavano di sgraffignare la torta portando via direttamente il tavolo su cui era appoggiata ). Risultato? Una torta buona, senza grassi, ma niente a che vedere con quella di mia nonna che rimane la migliore forse perché, come si può ben osservare leggendo la ricetta, prevede molto burro. Eccola:
Tagliate a fettine sottili un chilo di mele aspre e dure. A parte fondete un etto di burro, mescolatelo con un etto di zucchero e due uova intere. Incorporatevi poi un etto e mezzo di farina ben setacciata con un cucchiaino di lievito Bertolini ( l’azienda nacque nel 1911 a Torino e fu il fondatore Antonio a ideare la bustina monodose ) e un pizzico di sale. L’impasto deve essere piuttosto fluido, all’occorrenza aggiungete del latte. Ungete la tortiera, passateci il pangrattato e rimuovete quello in eccesso, versateci l’impasto e poi le fettine di mele. Sciogliete mezzo etto di burro e versatelo sulle mele. Tocco finale: spolverate il tutto con dello zucchero semolato e cuocete a temperatura piuttosto alta.

Preparare una torta a casa, oggigiorno, significa poter disporre di agio, tempo, comodità, cibo e una buona serenità d’animo. Elementi che non vanno dati per scontato. Per non parlare della felicità che si ha mano mano che il profumino si sprigiona dal forno. Mi viene in mente Tolstoj nell’incipit di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici si assomigliano; ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. E la torta di mele ha rallegrato e pure lenito, altre volte, chissà quanti crucci. Nel racconto “Apple cake” di Allegra Goodman questo dolce è un simbolo di conflitto tra due sorelle in una gara di premure per la terza sorella in fin di vita. Del resto, si sa, attraverso il cibo passa l’amore. È purtroppo anche vero che, a causa dei numerosi impegni di lavoro e della vita frenetica che conduciamo, sempre meno persone fanno torte in casa, optando invece per l’acquisto di prodotti che esternamente sono perfetti e invitanti ma non troppo sani, ad esclusione di quelli fatti da pasticcieri artigianali. È un vero peccato perché la preparazione casalinga di cibo non è solamente momento di cura e affetto, ma rappresenta anche un maggiore controllo degli ingredienti che andiamo a consumare, senza contare la soddisfazione personale legata al risultato di una attività manuale, creativa e profondamente a contatto con le materie prime.
