Realizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington, arriva a Palazzo Strozzi una nuova mostra, Broken, che, in un allestimento sfidante e armonioso, espone capolavori provenienti da tutto il mondo. Nelle sale del palazzo è raccolta la storia dell’umanità e il suo tentativo di affermare la bellezza e i propri valori. Osservando il frammento più piccolo, naso e labbra di Akhenaton, datati 1350 a.C. circa, i visitatori possono perdersi, estasiati. Si riflette, infatti, e ci si stupisce davanti ai resti o alle statue logore, ferite. Giungono fino a noi da cinque millenni di storia e sono incompleti per svariate cause: il tempo, gli eventi naturali, l’uso, la devozione, il colonialismo e i conflitti.
Le due teste di Canova presenti in mostra, danneggiate dai bombardamenti della Prima guerra mondiale, rivelano molto con le loro ferite, così come il busto di Mussolini di Adolfo Wildt, violato dai colpi dei partigiani, perché anche l’iconoclastia e la condanna all’oblio sono pratiche di smembramento o distruzione.
Se nella cultura occidentale ciò che è rotto viene spesso visto come difettoso, da negligere, Broken ci pone davanti alla possibilità che non sia così. I frammenti invitano infatti a fermarci, originando in noi anche empatia, soprattutto quando si apprendono le storie dei singoli pezzi. La frammentazione non risulta più una perdita di potere o di valore, ma dà origine a una nuova vita. Ci trasmette la forza della resistenza.
Essendo oggigiorno sottoposti a raffiche di immagini complete e perfette, abbiamo bisogno di stare e apprezzare anche le manchevolezze. Il frammento eleva il difetto. Come nell’arte giapponese del kintsugi, che non nasconde ma esalta la ferita di un manufatto, ricostruendolo con inclusioni d’oro, così i curatori della mostra hanno saputo presentare e ricomporre i pezzi in un unicum che interpreta la rottura come inizio. I frammenti, potenzialmente anche interpretabili come simboli della caducità del genere umano, risaltano invece forti.

Il meraviglioso Torso virile detto “di Livorno”, facente parte delle collezioni medicee già al tempo di Cosimo I, fu probabilmente rinvenuto in mare nel Cinquecento senza testa né arti e fu intenzionalmente lasciato così com’era, senza che fossero effettuati restauri. La parte dialoga con l’intero che non esiste più o che, per scelta, è stato accantonato. Michelangelo stesso dimostra come l’incompletezza del non finito possa essere profondo segno di espressione autonoma. Intensi sono i candidi Abattis di Rodin, mani, braccia, gambe, esposti a Palazzo Strozzi e che l’artista, grazie alla tecnica del marcottage, utilizzava per assemblare e ridare forma a nuove figure senza dover nascondere il punto di giuntura.
Il potere del frammento sta nella mancanza e nella presenza, elementi che convivono e si compensano, perché l’integrità è fuggevole e la parte, persistente. In mostra anche opere di artisti contemporanei che dal frammento hanno saputo trarre ispirazione.
Broken. Il potere del frammento
Palazzo Strozzi
Dal 25 settembre 2026 fino al 24 gennaio 2027
