foto di Silvia Meacci
Fino al 4 ottobre sarà possibile visitare a Firenze la trentaquattresima edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze. Nel labirintico ed elegante percorso di sale e saloni di Palazzo Corsini è tutto un susseguirsi di dipinti, statue, arredi d’epoca, ma anche gioielli antichi. Visitare la Biaf significa imbattersi in maestri di epoche più disparate, in un mosaico esperienziale e artistico unico: Tiepolo, Wildt, Michelangelo, Fontana. È respirare arte, bellezza e conforto. Prima dell’apertura ufficiale del 26 settembre, la Biennale è stata aperta a soprintendenti, direttori di musei internazionali e collezionisti. Ed è proprio venerdì 25 che si è tenuta una conferenza dedicata al WMF, il World Monuments Fund in Italia, organizzazione non profit con sede a New York, nata nel 1965 quando il colonnello James A. Gray mobilitò dal nostro paese fondi americani a favore del patrimonio artistico, anche in seguito alle alluvioni di Firenze del 1966 e di Venezia del 1976. Da allora, oltre 700 progetti sono stati portati a termine, coinvolgendo ogni continente. Lo scopo del WMF è conservare e proteggere i patrimoni culturali più preziosi del mondo, ma anche favorire la formazione nel restauro e la creazione di modelli di valorizzazione replicabili.

Tra gli ultimi obiettivi raggiunti c’è il progetto “Legacy di Raffaello”, scaturito dal restauro ancora in corso della Loggia Vaticana, il cui stato conservativo è decisamente compromesso per visibili efflorescenze saline dovute all’esposizione e all’umidità. Dopo un cantiere pilota sulla VI campata, tra il 2019 e il 2024, l’accordo per l’intervento ( della durata di 5 anni ) è stato firmato il 24 giugno 2026. Le Logge del Palazzo Apostolico furono progettate da Bramante sotto il pontificato di Giulio II. Dovevano rappresentare un apice di modernità e, al contempo, di antichità, perché ispirate a modelli del passato come la Domus Aurea, Raffaello, individuato da Bramante come suo successore, “fece i disegni degli ornamenti di stucchi e delle storie che vi dipinsero”. Così scrisse Baldassarre Castiglione a Isabella d’Este: “Hor si è fornita una loggia dipinta e lavorata de stucchi alla antica: opra di Raffaello: bella al possibile: e forsi piu che cosa che si vegga hoggi di de moderni”.

Poiché per motivi di sicurezza e privacy è stato impossibile stabilire sulla Loggia una scuola di formazione, il WMF, grazie alla rete di estimatori e mecenati, ha individuato nella Villa Imperiale di Pesaro una “palestra” di restauro. Così come la realizzazione della Loggia Papale fu una fucina di talenti, tra cui Giovanni da Udine, che avrebbe diffuso poi la sua creatività, operando in dimore e regge italiane, allo stesso modo, oggigiorno, un progetto di restauro può diventare occasione di formazione e trasmissione delle tecniche conservative.

A parlarne, Fiorella Ballabio, Direttrice World Monuments Fund Italia, Silvia Beltrametti Krehbiel, Presidente World Monuments Fund Italia, Antonio Mazzotta, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, Venezia e Presidente Comitato Scientifico World Monuments Fund Italia e Alessandra Castelbarco Albani, Architetto e curatrice della Villa Imperiale di Pesaro.
