Per raccontare la vita di un uomo talvolta è opportuno partire dalla fine. Era una mattina di luglio del 1976, faceva molto caldo in una Roma che si preparava alle vacanze. Anche il protagonista di questa vicenda sarebbe dovuto partire qualche giorno dopo, non ne ebbe il tempo. Si chiamava Vittorio Occorsio, era nato a Roma il 9 aprile 1929 da una famiglia di origine napoletana. Dopo gli studi nel Liceo classico Giulio Cesare, quello cantato da Antonello Venditti, si laureò brillantemente in giurisprudenza e vinse il concorso in magistratura. Vittorio Occorsio iniziò la sua carriera come pretore a Frosinone, poi a Terni, fino al 1965, quando venne assegnato alla Procura di Roma. Erano anni alquanto eterogenei, il boom economico si contrapponeva a personaggi come il generale Giovanni De Lorenzo, che sulle indicazioni di Antonio Segni e quindi degli americani, monitorava il pericolo comunista che, in realtà, non c’è mai stato. Vittorio Occorsio si occupò del processo a Giovanni De Lorenzo che aveva querelato Eugenio Scalfari, direttore de L’Espresso: Occorsio era il coordinatore dell’Ufficio reati a mezzo stampa, entrò in contatto con quel mondo di mezzo, oscuro e popolato da personaggi infimi. Il 12 dicembre 1969 un ordigno esplose e distrusse il salone centrale della Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana a Milano. Ci furono 17 morti e 88 feriti, fu un attentato di matrice neofascista, quella strategia della tensione che voleva minare il paese dall’interno. Vittorio Occorsio si occupò dell’interrogatorio di Pietro Valpreda e gli contestò il reato di omicidio e strage. Valpreda era un personaggio bizzarro, era un ex militare, un ballerino, fu accusato dalla sinistra e dalla destra, il perfetto colpevole non colpevole. Infatti Vittorio Occorsio indagò e scavò nei meandri melmosi dell’eversione, nel 1971 chiese l’applicazione della Legge Scelba, che oggi sembra dimenticata, chiedendo lo scioglimento del movimento Ordine Nuovo, per il tentativo di ricostruzione del partito fascista. Occorsio portò alla sbarra, Clemente Graziani, che poi si diede alla latitanza, Mario Tedeschi, Elio Massagrande e Leone Mazzeo, tutti esponenti di Ordine Nuovo. Da quel momento Vittorio Occorsio venne messo nel mirino della destra eversiva, Avanguardia Nazionale, il movimento in cui militarono esponenti politici che in seguito fecero molta strada, e il già citato Ordine Nuovo. Vittorio Occorsio iniziò a incrociare i dati delle sue indagini ed occuparsi degli intrecci tra il terrorismo neofascista, la massoneria e gli apparati deviati del SIFAR, del già citato generale Giovanni De Lorenzo. Il nome della loggia segreta massonica P2, dei suoi iscritti e quello di Licio Gelli, dipinsero un quadro chiaro sui fili che legavano l’eversione alla malavita, la Banda dei Marsigliesi e quella lunga mano che non gradiva la democrazia in Italia. Vittorio Occorsio riuscì in quel periodo a scoprire i fili sottili, ma forti, che legavano servizi deviati, malavita organizzata, mafia e logge massoniche, quindi diventò bersaglio di varie organizzazioni criminali per le quali rappresentava un notevole fastidio. Arriviamo quindi a quel 10 luglio 1976, in quella Roma assolata, a quel magistrato al quale avevano tolto misteriosamente la scorta, dopo aver interrogato Licio Gelli. Vittorio Occorsio uscì quella mattina dalla sua casa nel Quartiere Africano, chiamato in questo modo a causa delle strade che ricordano il continente africano, salì sulla Fiat 125 special, una berlina importante in quegli anni. Presso l’incrocio tra via Mogadiscio e via Giuba fu raggiunto da oltre trenta colpi di mitra da Pierluigi Concutelli, un esponente di spicco di Ordine Nuovo. Le indagini portarono ad affiliati della Banda della Magliana, come Danilo Abbruciati, allo svelare una lista di appartenenti alla Loggia P2, in ogni caso di caratura minore e alla condanna nel 1978 di Pierluigi Concutelli e Gianfranco Ferro, gli esecutori materiali, il problema è che ancora oggi non sappiamo i nomi dei mandanti o forse non vogliamo saperlo. Vittorio Occorsio è morto in quella mattina di luglio del 1976, è stato ucciso perché stava per svelare e far conoscere quella zona grigia che da sempre infetta in nostro paese, che non riusciamo a debellare perché fa comodo alla moltitudine degli italiani.
Vittorio Occorsio: il magistrato e la zona grigia
