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Nel diciottesimo secolo è vissuta una donna di una modernità che forse conferma la possibilità che qualcuno riesca a viaggiare nel tempo. Leonor da Fonseca Pimentel Chaves, nacque a Roma il 13 gennaio 1752 da una famiglia portoghese di nobili origini. In quegli anni i rapporti tra lo Stato Pontificio e il Regno di Portogallo non erano dei migliori, quindi la famiglia di Leonor si trasferì a Napoli. La ragazza si dimostrò molto precoce intellettualmente, si dedicò allo studio delle lingue e delle lettere, iniziando a scrivere sonetti e cantate. Fu ammessa all’Accademia dei Filateti e successivamente all’Accademia dell’Arcadia. Il suo gioco era quello di usare pseudonimi, usando degli anagrammi, come: Epolnifenora Olcesamante. In quegli anni ebbe scambi epistolari con Pietro Metastasio, così per dire, e partecipò ai salotti di Gaetano Filangeri. All’età di sedici anni compose un epitalamio in occasione delle nozze tra Ferdinando IV e Maria Carolina d’Austria, grazie al quale ebbe un sussidio come bibliotecaria della regina, per i meriti letterari. Nel 1771 morì sua madre, Caterina Lopez e Leonor, che nel frattempo aveva preso il nome di Eleonora, iniziò un epistolario con un filosofo francese che si chiamava Voltaire. Nel febbraio del 1778 Eleonora di sposò con Pasquale Tria de Solis, un tenente dell’esercito napoletano, dopo qualche mese nacque il loro figlio Francesco, che morì all’età di otto mesi, il matrimonio non fu felice a causa dei maltrattamenti subìti da Eleonora. In quello stesso periodo la poetessa aveva pubblicato “Il trionfo della Virtù”, un omaggio al re. Nel 1784, stanca delle vessazioni subite dal marito, Eleonora de Fonseca chiese la separazione e la ottenne. L’anno successivo morì anche suo padre Clemente, quindi Eleonora dovette ricorrere al sussidio di dodici ducati mensili da parte del re, che ringraziò con un sonetto dedicato a Ferdinando IV. L’arrivo della flotta francese a Napoli nel 1792 e la nascita della Repubblica francese, ebbe un effetto dirompente sul Regno di Napoli. La rivolta giacobina fu sedata nel sangue anche e soprattutto per il desiderio di vendetta della regina, che era sorella di Maria Antonietta, uccisa durante la Rivoluzione giacobina. Eleonora de Fonseca Pimentel fu protagonista di quella stagione rivoluzionaria, frequentò l’ammiraglio Latouche Treville, Carlo Lauberg, Emanuele De Deo e Antonio Jerocades, che furono poi incriminati e uccisi alla fine del tentativo di sovvertimento del Regno di Napoli. Eleonora de Fonseca Pimentel, malgrado i sonetti dedicati al re, entrò nel mirino del potere e nel 1798 fu incarcerata con l’accusa di giacobinismo. Nel 1799, in conseguenza dell’armistizio firmato a Sparanise tra il Regno di Napoli e i francesi, Eleonora de Fonseca Pimentel fu liberata dai lazzari, insieme ad alcuni delinquenti comuni e detenuti politici. Eleonora de Fonseca fu protagonista della presa di Castel Sant’Elmo, per preparare l’arrivo delle truppe francesi e proclamare la Repubblica Napoletana, correva l’anno 1799 e in quello stesso periodo veniva pubblicato il periodico bisettimanale, Monitore Napoletano, del quale Eleonora de Fonseca era direttrice. Eleonora volle cancellare il “de” nobiliare ed abbracciò completamente la causa repubblicana, anche se entrò spesso in contrasto con i metodi francesi, che riteneva poco ortodossi. Si impegnò concretamente nella propagazione dell’ideale repubblicano verso i ceti meno colti, inasprendo ulteriormente i rapporti con i Borbone, che nel giugno del 1799 rovesciarono il tentativo di Repubblica Napoletana e restaurarono la monarchia. Eleonora fu processata il 17 agosto e condannata a morte. Un aneddoto di quei giorni narra di una nave ancorata nel golfo di Napoli con a bordo i rei dell’insurrezione. Si racconta che vennero compilate due liste, per reati gravi e meno gravi e nella seconda figurava il nome di Eleonora de Fonseca Pimentel. Ancora oggi non è conosciuta la verità su quella nave che avrebbe dovuto salpare verso Tolone e verso la libertà, l’unico fatto certo è che la donna fu fatta scendere e condotta verso il suo amaro destino. Nella storica Piazza Mercato, luogo di esecuzioni nella Napoli borbonica, Eleonora de Fonseca venne impiccata, insieme al principe Giuliano Colonna, il vescovo Michele Natale, l’avvocato Vincenzo Lupo e per decapitazione, fu ucciso Gennaro Serra di Cassano, che aveva solo 27 anni. Eleonora de Fonseca Pimentel è stata una donna che ha pagato sulla propria pelle le sue scelte, che ha lasciato i suoi scritti e un’eredità morale oggi difficilmente riscontrabile. Oggi riposa nel cimitero monumentale di Napoli, la sua città adottiva.
