Ci sono ricordi di quando eravamo bambini che rimangono indelebili nella memoria, ci accompagnano durante la nostra esistenza, permeati di quella dolce nostalgia del passato. Ricordo quando vidi quel libro che usava mia madre e pensai che avesse scoperto il segreto per essere felici, era invece un libro di cucina, che in qualche modo rende felici gli esseri umani, perché come diceva lei: “Quando si mangia, bisogna stare in silenzio, perché si combatte per la vita.” A scrivere quel libro fu una donna che si può considerare un’antesignana del costume, della gastronomia, una influencer ante litteram, Ada Boni. Nacque l’11 ottobre 1881 a Roma con il cognome di Giaquinto, nella casa di famiglia in via di Ripetta, una strada che incarnava e lo fa ancora oggi la Roma barocca. Suo padre Alfredo, possedeva un negozio di stoffe e merletti in via del Corso, poco distante dalla casa dove viveva la famiglia Giaquinto. Fin da piccola Ada, manifestò il suo interesse verso le pentole e i fornelli, respirando quell’amore per la cucina che veniva dallo zio Adolfo, che era un cuoco molto rinomato e il fondatore della rivista culinaria, Il messaggero della cucina. Dallo zio paterno Adolfo, Ada apprese i primi rudimenti della sua passione culinaria e quel pizzico di giornalismo per narrare anche una ricetta con un taglio diverso dal mero elenco di ingredienti. Ada Giaquinto sposò molto giovane Enrico Boni, che era uno scultore e critico musicale e anche un cuoco dilettante, prendendo il suo cognome, correva l’anno 1900. I due sposi vissero nel Palazzo Odescalchi a Roma e da acuti osservatori notarono che le signore dell’epoca potevano permettersi una domestica, ma non la cuoca. Ada Boni sperimentò nuove pietanze e decise che era arrivato il momento di condividerle con gli altri. Enrico le suggerì di fondare una sua rivista di cucina e di focalizzare i cambiamenti sociali di quegli anni ruggenti. Ada Boni fondò nel 1915 la rivista di cucina Preziosa, che fu pubblicata fino a 1959. Nella rivista venivano impartiti consigli di galateo, bon ton, economia domestica e ovviamente quelli di cucina. Il successo fu travolgente, le signore romane e non solo, si appassionarono ai consigli di Ada Boni, quei suggerimenti che le madri dell’epoca impartivano poi ai propri figli, insegnando un’educazione che oggi forse è latente, ma questa è un’altra storia. Tornando alla nostra Ada Boni, il grande interesse suscitato dalla rivista, la spinse a raccogliere le ricette e i suggerimenti di galateo e bon ton, in un unico libro, Il Talismano della felicità che fu pubblicato nel 1925 a Roma. Il volume conteneva 882 ricette di differenti regioni italiane, nella prefazione ci fu uno dei primi dissing della storia. Enrico Boni scrivendo la prefazione per raccontare il contenuto del Talismano della felicità, apostrofò Pellegrino Artusi come un incompetente autore che vendeva stracci e orpelli come sete rare e scriveva sciocchezze madornali, quando si dice di toccarla piano. Il Talismano della felicità ebbe negli anni a seguire varie declinazioni regionali, come La Cucina Romana e Contributo allo studio e alla documentazione del folklore romano. Ada Boni non si limitò alla scrittura, divenne protagonista di varie radio e giornali, veniva chiamata per dispensare quei consigli di cucina e comportamento, quell’interesse per il cibo e la buona tavola che oggi fa degli chef nuovi idoli mediatici. Ada Boni condivise le sue fortune con i bambini bisognosi della chiesa dei Santi Apostoli, quei bambini che la guerra aveva lasciato spesso orfani. Ada Boni morì a Roma il 2 maggio 1973, all’età di 91 anni a causa di una polmonite. Oggi riposa nel cimitero monumentale del Verano a Roma accanto al suo Enrico che credette in lei e la supportò come pochi uomini sanno fare ancora oggi. Ada Boni è stata una divulgatrice, una sperimentatrice, una donna che ha fatto della sua vita un capolavoro, una donna che aveva scoperto il Talismano della felicità.
Ada Boni: il talismano della felicità
