L’avvento dei social network ha incrementato la velocità di diffusione delle notizie e della disinformazione, dando vita alle fake news moderne. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA), inoltre, ha permesso a chiunque di generare le proprie bufale, creando dei deepfake. Tuttavia, la disinformazione non è nata nel XXI secolo: prima dell’IA e dei social, le bufale venivano generate con altri mezzi, meno potenti e meno veloci, ma efficaci.
Una delle fake news più bizzarre del secolo scorso è quella del pozzo dell’inferno (Well to hell), resa popolare all’inizio degli anni ‘90 da Trinity Broadcasting Network (TBN) un’emittente televisiva religiosa statunitense. Secondo la TBN, alcuni scienziati russi, intenti a scavare in Siberia un pozzo profondo circa 14 chilometri, avrebbero trovato l’ingresso dell’inferno. La notizia è stata poi integrata con una registrazione audio, che riproduceva grida e lamenti umani, ovvero le presunte urla dei dannati. Come illustrato da Barbara e David Mikkelson in un articolo del sito di fact-checking Snopes, lo scienziato sovietico Azzacov, il presunto responsabile del progetto, e il suo team di geologi avrebbero concluso che il centro della Terra fosse cavo e avrebbero registrato temperature superiori ai 2000 gradi nel pozzo profondo. Poi, per captare eventuali suoni, avrebbero calato nel pozzo dei microfoni super sensibili, dai quali avrebbero sorprendentemente udito le urla di numerose anime dannate
( https://www.snopes.com/fact-check/the-well-to-hell/ ).
Ci troviamo di fronte ad una popolare leggenda metropolitana, che si basa su alcuni fatti realmente accaduti. Come spiegano Isacc Yuen e Michela Vieser in un articolo della rivista culturale americana Orion Magazine, un pozzo del genere (ormai chiuso) esiste, ma non si trova in Siberia, bensì nella penisola subartica di Kola, al confine tra Russia e Norvegia. La perforazione è iniziata nel 1970, con lo scopo di studiare la crosta terrestre continentale, all’interno di un gruppo di progetti ideati per valorizzare l’immagine dell’ex Unione Sovietica.
( https://orionmagazine.org/article/kola-borehole-russia-scientific-dig/ )
I dati di Snopes confermano che, con i suoi 12 chilometri di profondità (e non 14), all’epoca della sua costruzione, quello di Kola era effettivamente il pozzo più profondo mai scavato dall’uomo. Ma i suoni registrati dai microfoni non erano urla, bensì vibrazioni e scricchiolii. Inoltre, le temperature raggiungevano i 180 gradi e non i 2000 decantati dalla TBN.
Per quanto riguarda la traccia audio delle urla
(https://youtube.com/shorts/1IKUNWAWVv0?si=rBylBmkRLLwV7YRQ ),
Orion Magazine afferma che è stata creata unendo un estratto della colonna sonora di un film horror italiano degli anni ’70, Baron Blood
(https://youtu.be/Ums4O3jqDCI?si=gM6_ekTA3grVvYyG)
ai rumori della metropolitana di New York.
