È tempo di cominciare a staccare un po’ la spina dall’odierno stress del lavoro, tempo di andare in montagna, godersi la natura, oppure di andare al mare e mentre si osserva un bel tramonto, di bersi un drink come si deve. Ognuno ha il suo preferito e ogni tanto a me piace assaggiarne uno diverso, giusto per provare qualcosa di nuovo. Sebbene io non vada matto per il gin, una volta, un cocktail mi ha incuriosito : il pink gin. La lettura moderna di questo drink è: una parte di Pink Gin oppure di quello classico con del succo di lampone o fragola, tre parti di acqua tonica e le solite guarnizioni esotiche. La versione classica invece prevede 60 mililitri di gin di quello buono, più tre o quattro gocce di Angostura Bitters. Ma cos’è l’angostura? È un ingrediente altamente alcolico che si usa in gocce per creare dei cocktail. Non ha nulla a che fare con la corteccia dell’omonima pianta, ma è un mix, dalla ricetta segretissima, di circa quaranta tra radici, piante, erbe aromatiche e spezie più una scorza d’arancia.

Come si arrivati a questa ricetta segreta, tanto quanto quella della Coca Cola?
Questa storia ha davvero dell’incredibile e per raccontarla dobbiamo andare indietro fino al 1824, quando un certo dottor Johann Gottlieb Benjamin Siegert, di origine prussiana, fu ingaggiato da Simon Bolivar che era impegnato nella guerra di rivoluzione che portò, poi, alla creazione dello stato del Venezuela. Bolivar aveva un problema non di poco conto: il clima e l’ambiente delle foreste sudamericane rendeva i suoi soldati enormemente esposti alle malattie intestinali. Un soldato impegnato più a non farsela addosso, che a combattere, non andava bene. Il dottor Siegert per quattro lunghi anni si mise alla ricerca di un antidoto a questo problema e, probabilmente anche grazie all’aiuto delle popolazioni locali, creò questo mix di erbe e radici che sembrava funzionare davvero. Gli diede il nome dalla città in cui più tardi avrebbe cominciato a distillarlo, Angostura che in spagnolo significa stretto, angusto e che più tardi divenne Ciudad Bolivar. C’era però un piccolo, ulteriore problema: era amaro come la morte. Come somministrarlo agli ammalati? Gli venne in soccorso la Marina Militare Britannica che, intuitene le proprietà medicinali, ebbe la bella pensata di mischiarla col gin. D’altronde, gli inglesi mischiano tutto col gin, per cui, diciamo che non si sforzarono più di tanto. Il risultato? Uno dei più vecchi cocktail, dal colore rosa, ma non solo, un bitter, così vengono chiamati gli amari che vengono utilizzati per “assemblare” bevande, che può essere utilizzato anche in altri drink come il Manhattan, il cocktail Champagne e l’Old Fashioned e se non vi piace il gin usate pure la vodka che tanto non muore nessuno. Un’ultima curiosità: se andate a comprare una bottiglia di Angostura vi renderete subito conto che qualcosa sembra stonare: l’etichetta è molto più grande della bottiglia e avvolge anche il collo. È tutto a posto, non riportatela al venditore: i figli del dottor Siegert un giorno decisero di presentare il loro liquore ad un concorso e corsero di fretta e furia a comprare bottiglie ed etichette per imbottigliarlo. Solo all’ultimo si accorsero che le etichette erano più grandi delle bottiglie ma ormai il guaio era fatto e presentarono il prodotto in quel modo. Il concorso non lo vinsero, ma quell’evento sfortunato determinò, in seguito, parte della loro fortuna perché ne divenne un elemento distintivo.
Ora sapete che l’angostura nacque inizialmente come vermifugo. Vi dirò; anche che se il gin non mi piace, non è che la vodka sia da meno.
