di Alessandro Fiorentino e Mattia Cardellini – foto di Jeremy Vaughan
parte prima
Nel cuore della Lunigiana, terra antica di castelli, foreste fitte e profonde suggestioni spirituali, siamo andati a Terceretoli, una frazione del comune di Mulazzo. Qui vive e opera Beatrice, una sciamana contemporanea, che ha scelto questo angolo d’Appennino come base per il suo operato sul territorio. La Lunigiana, storicamente nota per il suo legame indissolubile con il sacro, il mito e le misteriose statue stele, si rivela lo sfondo perfetto per un dialogo che unisce le antiche pratiche tribali del mondo con la spiritualità della natura. Attraverso la guida di Beatrice scopriamo come lo sciamanesimo possa diventare una filosofia di vita accessibile anche all’uomo moderno, un ponte per rallentare e riscoprire la nostra parte più autentica proprio a partire dall’energia unica di questo territorio.

Che cos’è lo sciamanesimo contemporaneo?
Ciò che porto avanti è uno sciamanesimo contemporaneo, o neosciamanesimo. Questo significa che il mio approccio non è ispirato da un singolo gruppo etnico, ma raccoglie il messaggio universale e transculturale dello sciamanesimo. Ho studiato a lungo le pratiche dei nativi in varie parti del mondo. I nativi americani offrono insegnamenti incredibili e sono tra i modelli che amo di più approfondire, ma la mia esperienza è più ampia.
Hai attinto anche da altre culture?
Ho vissuto in Nuova Zelanda, dove ho avuto il mio primo approccio con il popolo Maori; ho trascorso due anni in Australia, avvicinandomi ai messaggi straordinari degli aborigeni e un anno in Brasile, dove ho approfondito il Candomblé, la tradizione spirituale originaria dell’Africa che gli schiavi hanno importato e preservato in Sudamerica. Studiando queste diverse culture, la cosa più affascinante è accorgersi che esiste una radice comune: le varie pratiche si somigliano moltissimo. Questo accade perché lo sciamanesimo appartiene alla nostra stessa natura; è un impulso spontaneo e antropologico che è sempre esistito in tutti i popoli nativi.
Quali sono i gesti o le usanze comuni a tutte queste realtà?
Molte culture native condividono l’uso rituale della danza e del movimento. Attraverso un ritmo preciso, il corpo si muove in un modo che permette di raggiungere lo stato di trance, ovvero uno stato non ordinario di coscienza. Tramite la danza e il movimento fisico ci si connette con il tutto, entrando in contatto con la parte più saggia e profonda di noi stessi. Questa ritualità permetteva e permette ancora oggi di entrare in connessione con il tutto, con la parte più saggia di noi. Questo aveva anche un risvolto curativo.

Da dove nasce la parola sciamano?
Storicamente la parola “sciamano” nasce in Siberia per indicare il guaritore della tribù, mentre in altre aree geografiche parliamo di uomini medicina o curanderi.
Tu come ti definisci?
Personalmente, preferisco definirmi una guida o, meglio ancora, un tramite. Lo sciamano è un ponte tra il mondo tangibile in cui viviamo e il mondo spirituale, che potremmo definire la sorgente, la fonte da cui tutto arriva. Una filosofia dell’esperienza, oltre la religione.
C’è differenza tra le due?
La differenza fondamentale tra lo sciamanesimo e le religioni dogmatiche sta nella sperimentazione. La religione tradizionale si basa sulla fede, su sacre scritture e richiede di aderire a un credo stabilito. Nello sciamanesimo non esistono testi sacri e non c’è un Dio da venerare se non la natura, la Madre Terra. Noi osserviamo la natura, il nostro corpo, e attraverso l’esperienza personale traiamo le nostre conclusioni. Ciò che va bene per me potrebbe essere diverso per qualcun altro. Il mio compito è guidare le persone attraverso determinate pratiche affinché possano accedere a stati non ordinari di coscienza e sperimentare ciò che è necessario per la loro evoluzione.
Tu, però, prima hai parlato di neosciamanesimo…
Ci tengo a specificare il termine neosciamanesimo, perché c’è una grande differenza tra chi viene iniziato fin da piccolo nella foresta e chi, come me, è nato e cresciuto in una città occidentale, immerso nello stress, tra macchine e telefoni. Non cerco di imitare una realtà che non ci appartiene, ma di adattare quelle antiche pratiche per portare un beneficio concreto alla nostra vita quotidiana.
Sei mai arrivata ad uno stato di trance? E cos’hai provato?
Si, sono entrata in uno stato di trance. E’ un’esperienza da provare: non ci sono parole adeguate per raccontare una sensazione così intima e profonda. Bisognerebbe provare. Questo processo permette un vero e proprio “spegnimento” della mente razionale. Si perde il controllo rigido dell’Io pur rimanendo lucidi: è come vivere contemporaneamente su due piani di coscienza diversi. Nelle sessioni che organizzo, attraverso l’uso del tamburo, conduco le persone ad affrontare il viaggio sciamanico. Questo porta spesso a conoscere il proprio animale guida.
Puoi spiegarci meglio l’uso del tamburo sciamanico?
Nelle sessioni di sciamanesimo contemporaneo (come negli incontri che guido ad Aulla), lo strumento principale è il tamburo sciamanico. A differenza di altre correnti, ho scelto di non utilizzare piante medicinali o sostanze alteranti: la mia “medicina” è il suono. Da un punto di vista sia spirituale che neuroscientifico, il battito costante del tamburo agisce in modo preciso. Il ritmo ripetitivo e costante (generalmente tra i 4 e i 7 Hertz) simula il battito cardiaco della Terra e costringe le onde cerebrali a rallentare, passando dallo stato di veglia vigile, onde Beta, allo stato Theta, tipico della meditazione profonda e del sogno ad occhi aperti. E’ il ritorno alla lentezza. Lo sciamanesimo richiede di rallentare (slow down). La natura è lenta, mentre la nostra mente occidentale è rapidissima. Il tamburo offre uno spazio di due o tre ore per disconnettersi dalla frenesia e ritrovare il proprio ritmo biologico.
Perchè hai scelto di non usare erbe sacre?
Oggi assistiamo purtroppo a un forte abuso e a un’esasperazione commerciale delle piante sacre della foresta come l’Ayahuasca o il Peyote, che vengono spesso decontestualizzate e incomprese. La via che propongo dimostra che non serve importare sostanze o imitare culture lontane per stare bene. Riconnettersi con il mondo vegetale, ascoltare gli elementi aria, acqua, terra, fuoco e imparare a leggere i messaggi che la natura ci lancia ogni giorno è la vera grande guarigione a portata di tutti. La scienza ufficiale sta iniziando a spiegare ciò che i nativi avevano intuito secoli fa.
Che funzione svolge l’animale guida e come avviene l’incontro?
Durante la pratica i partecipanti compiono il cosiddetto viaggio sciamanico. Nella cosmologia sciamanica, la realtà non ordinaria è divisa in tre mondi: il Mondo di Sotto legato agli istinti, alla terra e agli animali di potere, il Mondo di Mezzo la controparte spirituale della nostra realtà fisica e il Mondo di Sopra la dimensione dei maestri spirituali e degli antenati. È nel Mondo di Sotto che andiamo a intercettare il nostro animale guida o animale di potere.
Tutti ne hanno uno?
Ognuno di noi ne ha uno, anche se molti non lo sanno. Se vogliamo fare un paragone con la cultura occidentale, l’animale guida ha una funzione simile a quella dell’angelo custode: una presenza archetipica che ci sostiene e ci aiuta a prendere le decisioni giuste. I popoli nativi proiettavano la spiritualità su ciò che vedevano: piante, elementi e animali. L’animale guida non è una semplice immaginazione: una volta vissuto l’incontro in stato di trance, se ne sente l’energia nel profondo. Nella vita di tutti i giorni, nei momenti di paura o di confusione, richiamare a se stessi l’energia e le qualità specifiche di quell’animale la forza dell’orso, la visione dell’aquila, la fluidità del serpente, permette di attingere a una riserva di potere interiore per superare le difficoltà.

Forse l’uomo moderno ha un po’ perso questa coscienza…
Oggi l’essere umano occidentale vive una profonda crisi di disconnessione dalla sua parte naturale ed è da qui che nascono molti disagi psicologici e fisici. Nello sciamanesimo contemporaneo l’obiettivo non è fuggire dalla realtà ma riportare l’equilibrio. Conoscere il proprio animale guida è un aiuto importante.
Esiste un dualismo bene-male nello sciamanesimo?
Non necessariamente. Tutto è collegato alla natura, ma sappiamo benissimo che in natura esiste anche la crudeltà. Predatori e prede. Nello sciamanesimo contemporaneo a differenza della principali religioni questo contrasto tra bene e male non è contemplato. Ciò che può essere positivo per me può non esserlo per te. Nessuno giudica, nessun peccato da scontare. Solo istinto naturale niente morale.
continua…
