Nello scorso secolo è vissuto un regista italiano che ha narrato, come nessun altro, il tema della nevrosi in tutte le sue sfumature: Elio Petri. Nacque a Roma, con il nome di Eraclio il 29 gennaio 1929. La sua era una famiglia di artigiani che viveva in via del Giubbonari. Eraclio crebbe nella latteria che gestiva sua madre, insieme ai suoi parenti. Fin da giovane abbracciò gli ideali della sinistra, aderì alla federazione giovanile del Partito Comunista, fino al 1956 quando fu uno dei firmatari del Manifesto dei 101, dopo la rivolta ungherese e i carri armati russi che repressero gli insorti. Tornando alla sua gioventù, Ersilio Petri si appassionò al giornalismo e al cinema, iniziando a scrivere sui bollettini delle associazioni cinematografiche e in seguito sull’Unità, come critico cinematografico. Ersilio Petri, che nel frattempo aveva cambiato il suo nome in Elio, conobbe Giuseppe De Santis, uno dei più grandi registi del primo novecento. Tra i due iniziò una collaborazione per la realizzazione del film, Roma ore 11 del 1952. Negli anni successivi Elio Petri collaborò ai soggetti e le sceneggiature di vari film, con registi come: Giuseppe Amato, il già citato Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Gianni Puccini, Leopoldo Savona e molti altri. Elio Petri realizzò due cortometraggi, che furono le sue prime esperienze di regista, erano: Nasce un campione nel 1954 e I sette contadini nel 1957. Arrivò il momento del suo primo lungometraggio, correva l’anno 1961 e si intitolava, L’assassino, un film poliziesco con protagonista Marcello Mastroianni. Nel 1962, dopo essersi sposato con Paola Pegoraro, diresse I giorni contati. Un film che narrava la crisi esistenziale di uno stagnaro romano, con una grande prova attoriale di Salvo Randone. L’anno successivo Elio Petri diresse Alberto Sordi nel film, Il maestro di Vigevano. Nel 1964, insieme a Giuliano Montaldo e Giulio Questi, realizzò un documentario sull’industria dell’erotismo dal titolo, Nudi per vivere. Elio Petri nel 1965 tornò a dirigere Marcello Mastroianni nel film La decima vittima, ispirato a un racconto di genere fantastico di Robert Sheckley. Dal 1967 Elio Petri si dedicò al cinema di impegno civile e politico. Diresse A ciascuno il suo, tratto da un romanzo di Leonardo Sciascia, film in cui recitò il suo attore preferito, Gian Maria Volonté, con Irene Papas e Gabriele Ferzetti. Nel 1968 Petri realizzò il film Un tranquillo posto di campagna, che poneva particolare attenzione alla vicenda di Giuseppe Pinelli, l’anarchico che volò da una finestra del commissariato di Milano, la cui storia è legata a quella di Luigi Calabresi. Gli anni settanta, per l’Italia, furono densi di proteste, conquiste sindacali, eversione, insomma: non ci siamo davvero annoiati. Elio Petri nel 1970 diresse il primo film, che faceva parte della trilogia della nevrosi. Il primo capitolo fu, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, la nevrosi del potere, con Gian Maria Volonté, che interpretò un commissario di polizia che uccideva la sua amante, Florinda Bolkan e che nonostante si dichiarasse colpevole, non fu incriminato al fine di proteggere la reputazione del commissariato. Il film ottenne il premio Oscar come miglior film straniero. Gli altri due capitoli della trilogia, furono: La classe operaia va in paradiso nel 1971, una satira sul mondo operaio, la nevrosi del lavoro, film con cui Elio Petri si aggiudicò, ex aequo con Il caso Mattei di Francesco Rosi, la Palma d’oro a Cannes. Nel 1973 si chiuse la trilogia, con La proprietà non è più un furto, con Ugo Tognazzi e Flavio Bucci, un’analisi profonda sulla proprietà, una denuncia sulla nevrosi del denaro. Elio Petri portò al cinema un altro romanzo di Leonardo Sciascia, Todo modo. Il romanzo e il film anticiparono in modo incredibile il decadimento della classe dirigente della Democrazia Cristiana, che qualche anno dopo avrebbe portato all’implosione del grande Partito di massa di ispirazione cattolica. Gli attori di Todo modo furono: Gian Maria Volonté, Marcello Mastroianni, Ciccio Ingrassia, Mariangela Melato, le musiche erano di Ennio Morricone. Negli anni successivi Elio Petri si dedicò ad adattamenti televisivi delle opere di Jean-Paul Sartre e per il teatro L’orologio americano di Arthur Miller, che ebbe interpreti: Lino Capolicchio, Ferruccio De Ceresa, Camillo Milli, Eros Pagni e Marzia Ubaldi. Nel 1979 Elio Petri diresse Buone notizie, con Giancarlo Giannini e Angela Molina, una pellicola sospesa tra pessimismo cosmico e metafisica. Gli anni ottanta iniziarono con nuovi progetti, come la pellicola che Elio Petri stava per girare nel 1982, dal titolo Chi illumina la grande notte e che non riuscì neppure a iniziare, il cancro lo vinse il 10 novembre di quello stesso anno, all’età di 53 anni. Elio Petri è stato un grande regista, un narratore di paese reale, di potere e soprusi, con la speranza che la classe operaia andasse davvero in paradiso.
Elio Petri: il regista che ha raccontato le nevrosi
