I miei articoli sono mediamente composti con 800 parole e talvolta mi rendo conto di quanto sia difficile narrare l’esistenza di donne e uomini che sono stati determinanti per la libertà, della quale possiamo godere odiernamente. Uno di questi è stato senza ombra di dubbio, Luigi Pintor. Nacque a Roma il 18 settembre 1925, era il terzo di quattro figli, suo padre era un funzionario al ministero dei Lavori pubblici. Nel novembre di quello stesso anno, la famiglia si trasferì a Cagliari, a causa del lavoro del padre. Luigi trascorse la sua infanzia a adolescenza in Sardegna, tornando nel 1940, allo scoppio della guerra nella capitale e in un paese non adeguato a sostenerla. Luigi continuò gli studi al liceo Tasso, mentre suo fratello Giaime, avviato ad una promettente carriera letteraria, fu richiamato alle armi. Nel 1941 morì Giuseppe, suo padre e Luigi si dedicò allo studio del pianoforte con il maestro Bruno Scanferia. L’episodio che cambiò per sempre la vita di Luigi fu la morte di Giaime nel 1943, durante una missione partigiana. Luigi ricevette una lettera-testamento da suo fratello, che lo spinse ad abbracciare la lotta partigiana. Entrò in contatto con le cellule clandestine del Partito comunista, si iscrisse al partito e partecipò alle azioni del GAP, i Gruppi di Azione Patriottica. A causa del tradimento di un compagno di lotta, Luigi Pintor venne arrestato dalla Banda Koch, i seguaci di Pietro Koch, il poliziotto e criminale della Repubblica Sociale Italiana. Luigi Pintor fu rinchiuso e torturato nel covo della Banda Koch, la pensione Jaccarino, il luogo nefasto dove si detenevano i partigiani e gli ostili alla dittatura fascista. Luigi Pintor fu condannato alla fucilazione e grazie all’intervento di Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI, venne trasferito a Regina Coeli fino all’arrivo degli americani nel giugno del 1944. Dopo la liberazione nel 1945, Luigi Pintor sposò Marina Girelli, dalla quale ebbe due figli, Roberta e Giaime, come il suo compianto fratello. Dal 1946 Luigi Pintor collaborò con l’Unità e in quello stesso anno fece pubblicare la lettera di suo fratello Giaime e subito dopo firmò i suoi primi articoli legati ai problemi postbellici di una Roma segnata dal conflitto. Luigi Pintor si dedicò alla cronaca giudiziaria, parlamentare ed elettorale, seguendo Palmiro Togliatti durante le campagne politiche molto infuocate di quegli anni tremendamente difficili. In quel periodo Luigi Pintor curò, insieme a Luciana Astrologo, la traduzione italiana di Peter Viereck, Dai romantici a Hitler. Fu protagonista delle battaglie dell’Unità sulla legge truffa nel 1952, focalizzando la collusione tra monarchico-fascisti e Dc, fino al diniego di De Gasperi alla candidatura di Luigi Sturzo alle comunali di Roma, insieme ai fascisti, ma questa è un’altra storia. Per un giornalista di sinistra c’era davvero molto da scrivere, Luigi Pintor lo fece riguardo alle campagne elettorali, al governo Tambroni e il veto atlantico sui comunisti al governo. Luigi Pintor fu eletto membro del comitato centrale del PCI al X Congresso nel 1962 e dall’anno successivo apparve nelle prime tribune politiche televisive come rappresentante dell’opposizione, perché è ciò che è stato il PCI in tutta la sua storia. I caldi anni sessanta furono densi di contrasti interni alla sinistra italiana. Nel 1964 la proposta di Giorgio Amendola di creare un unico partito della sinistra, portò la rottura e Pintor fu emarginato, insieme ad altri dissidenti e fu assegnato alla segreteria regionale sarda. Luigi Pintor fu eletto deputato nel maggio 1968, tuttavia nel 1969 passò al gruppo misto, insieme ad Aldo Natoli e Rossana Rossanda, con i quali diede vita alla rivista mensile, Il Manifesto. Pintor si dedicò al dialogo con i lettori e alla stesura dei Corsivi del manifesto. Nel 1972, durante le elezioni politiche, sostenne la nascita del gruppo de Il Manifesto, ma l’esito fu deludente. Gli iscritti al gruppo confluirono nel PdUP, il partito di unità proletaria, che in ogni caso prese le distanze dal terrorismo di quegli anni difficili. Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro furono uno spartiacque della politica italiana, in quel maggio del 1978 ebbe forse fine la Prima Repubblica. Luigi Pintor si trovò nuovamente spiazzato, l’ascesa di Bettino Craxi e il provvidenziale avvicinamento a Enrico Berlinguer, lo fecero riavvicinare al Partito Comunista. Dopo la morte di Berlinguer il dibattito fu ancora più intenso ed acceso. Alle elezioni politiche del 1987 Luigi Pintor si presentò come indipendente nella lista del PCI e fu eletto, iscrivendosi al gruppo parlamentare Sinistra indipendente. Dopo due anni si dimise in aperta polemica con Achille Occhetto e il 1989 fu l’anno del crollo del Muro di Berlino e del comunismo inteso come utopia di uguaglianza. In quegli anni Luigi Pintor compose Servabo, un diario personale e politico sulla fine degli ideali. Nel 1995 Pintor lasciò la direzione del Manifesto e scrisse: Politicamente scorretto, oggi quanto mai attuale e Cronache di un quinquennio. Luigi Pintor prese posizioni forti sulla guerra in Kosovo e fu devastato dalla morte di due figli. In quegli anni scrisse, La signora Kirchgessener, Il nespolo e I luoghi di Torino. I suoi racconti brevi furono raccolti in una raccolta postuma dal titolo, La vita indocile. Luigi Pintor morì il 17 maggio 2003 assistito dalla seconda moglie, Isabella Premoli, che fu compagna di vita e di giornalismo. Luigi Pintor è stato un giornalista, un politico, un uomo, che non ha mai abbandonato l’ideale di libertà e di uguaglianza della lotta partigiana.
Luigi Pintor: partigiano per sempre
