Nell’Italia del boom economico anche il Lodigiano ha avuto una fabbrica di motociclette: si tratta della Moto Merlini di Casalpusterlengo, attiva dal 1951 fino ai primi anni ’60. La moto Merlini nacque nel 1951 per volere dei due fratelli Giuseppe e Pietro Merlini, originari del Bresciano. I modelli in produzione andavano dal 48 cc al 200 cc. I telai erano creati da zero dai Merlini, che avevano coinvolto nell’impresa anche il fratello Angelo: su di essi erano, quindi, montati motori Sachs, Villiers e Demm, che garantivano affidabilità e buone prestazioni.

La produzione continuò fino ai primi anni ’60 . La sede da Piazza della Repubblica venne spostata in via Cavour. Poi Giuseppe Merlini, intuendo che i tempi stavano cambiando, decise di iniziare una nuova attività nel settore della produzione di mobili per uffici e comunità. Da qui nacque la Metal Legno, nome storico tra le aziende della Bassa, che Giuseppe Merlini tenne fino agli anni ’90 quando decise di andare in pensione. Sembra che l’officina di moto abbia sfornato almeno 300 pezzi in tutto, ma forse la modulistica ufficiale non teneva conto dei modelli più piccoli, i 48, ed i numeri di produzione potrebbero essere stati il doppio.
Quando le moto diventano opere d’arte
La sua passione giovanile per le moto ha trovato un connubio con il mondo dell’arte di cui Roberto “Bob “Scarioni di Casalpusterlengo è parte attiva sul territorio. Così Scarioni ha dedicato alcune opere, realizzate con la sua originale tecnica dell’uso di una comune forchetta da cucina anziché dei tradizionali pennelli e spatole, ai suoi miti della gioventù : dalla Guzzi fondata il 15 marzo 1921 da Carlo Guzzi e Giorgio Parodi, che ha prodotto più di cinquanta modelli dalla sua fondazione ed è da anni specializzata in motori bicilindrici a V di novanta gradi, alla Suzuki per arrivare ad una autentica scoperta: la Moto Merlini di Casalpusterlengo, attiva dal 1951 fino ai primi anni ’60. In questo caso quindi l’arte ha “riscoperto” un pezzo di storia della città che molti non conoscevano.

Il legame tra i marchi aziendali e l’arte è una passione che nasce già all’inizio del Novecento con celebri campagne, come quella di Depero per la Campari. L’artista futurista disegnò i manifesti e persino la tipica bottiglietta a trapezio, ancora oggi marchio di riconoscibilità della ditta. Ma lo sviluppo di questo collegamento sii deve alla Pop Art che, negli anni Sessanta, ha legittimato i prodotti commerciali del consumo di massa come temi degni della pittura e li ha fatti entrare nei musei. Maestro in questo senso fu Andy Warhol, l’artefice dello sdoganamento della merce come opera d’arte, con le bottigliette di Coca Cola, le lattine della Campbell’s Soup o le scatole del detersivo Brillo. Anche gli italiani furono contagiati e un artista geniale come Mario Schifano riprodusse marchi come quello della Esso o della Coca Cola. Da alcuni anni anche il casalese Roberto Scarioni ha concretizzato in alcune sue opere questo collegamento tra arte e loghi a partire da Diabolik, il celebre fumetto del “Re del terrore” creato dalle sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani, grazie alla conoscenza con il brembiese Gino Polenghi, che ispirò, con il suo volto e, soprattutto i suoi occhi, Luigi “Gino” Marchesi, nel disegnare il volto del protagonista del fumetto. Non mancarono riferimenti allo champagne, alla Coca Cola e ad alcune case motociclistiche oltre che alla storica Vespa. Una serie di opere denominate “I Miti” che ora si sono arricchite di una nuova creazione: l’industria casearia Ferrari formaggi attiva nel nostro territorio lodigiano nel 1823.

