Fanfulla da Lodi fu un guerriero-eroe rinascimentale nel mito di una patria italiana, ancora lontana dall’essere geograficamente concreta, anche se i natali e lo stesso nome di battaglia e soprannome non trovano l’unanimità delle conferme. Gli storici non sono concordi sul nome reale e si dividono fra Bartolomeo Giovenale, Giovanni Fanfulla e Giovanni Bartolomeo Fanfulla. Sotto quest’ultimo nome è ricordato varie volte nelle Cedole della Tesoreria di Napoli, che costituiscono i soli documenti probanti della sua esistenza e della sua attività. Anche il luogo di nascita è incerto e tre località si contendono i suoi natali: Ferrara, Guardasone in provincia di Parma e Basiasco in provincia di Lodi, ma la leggenda ha voluto che Fanfulla fosse lodigiano e come tale ne ha tramandato il ricordo.
Esistono incertezze anche sulla sua morte. La più improbabile, per motivi di cronologia, lo vuole caduto nella battaglia di Marciano nel 1554; un’altra lo dice morto in Lombardia dopo il 1524, quasi certamente nella battaglia di Pavia il 24 febbraio 1525. Infine, una terza ipotesi sostiene che sarebbe scomparso nel 1525 nella pianura di Terracina. Fatta eccezione per la partecipazione alla disfida di Barletta, le sue vicende biografiche sono ricostruibili solo con approssimazione, data la discordanza delle fonti. Fu dapprima soldato di ventura, poi cavaliere ed infine capitano di bandiera tra il 1499 e il 1525.Combattè per la città di Firenze, per la Spagna e per Il Sacro Romano Impero, contro Pisa prima e la Francia poi.
La fama di Fanfulla si deve principalmente al ritratto colorito di eroico soldato di ventura che ne fece Massimo D’Azeglio nel romanzo “Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta” del 1883. Assieme a Ettore Fieramosca fu protagonista della famosa disfida di Barletta, che il 13 febbraio 1503 vide tredici guerrieri italiani confrontarsi con altrettanti francesi nell’ambito del conflitto tra Spagna e Francia, per il possesso del Regno di Napoli. Secondo alcuni storici Fanfulla ebbe un ruolo decisivo nello scontro. Il Loffredo sosteneva che i francesi ebbero difficoltà per lo “strazio che de’ loro cavalli vedean fatto dal Capoccio, dal Bracalone, dal Fanfulla” mentre il Giovio scriveva “Pareva nondimeno pareggiata la battaglia, ma con animo grande il Bracalone e dopo di lui il Fanfulla, cadendo loro i cavalli, rimasi a piedi, subito dato di mano agli spiedi, e valorosamente forando gli uomini e i cavalli, fecero inclinare la vittoria“. Secondo alcuni storici il Fanfulla fu il primo cavaliere italiano a battere il cavaliere francese. Al termine dello scontro, venne armato cavaliere dal podestà spagnolo Consalvo di Cordoba.La figura di Fanfulla da Lodi rivive, non solo nella città padana, ma anche a livello nazionale attraverso diverse iniziative ed attività commemorative nei più svariati settori: sport, cucina, arte, libri, fumetti, musica, cinema e teatro.
Fanfulla è considerato uno dei simboli della città di Lodi e del suo territorio e per questo motivo molte società sportive lodigiane portano il suo nome: tra le principali si ricordano l’A.S. Ginnastica e Scherma Fanfulla 1874, l’A.S.D. Fanfulla nel calcio, l’Atletica Fanfulla e la Pallacanestro Fanfulla 2000. Anche gli Amaretti Fanfullini, prodotto tipico di Lodi, devono il proprio nome a Fanfulla. Al condottiero è stata dedicata una varietà di frumento creata dall’agronomo italiano Nazareno Strampelli.
A Lecce, invece, in piazzetta Raimondello Orsini, è presente una statua bronzea del condottiero, realizzata dallo scultore salentino Antonio Bortone e, nel 1886, il pittore Roberto Venturi realizzò il dipinto “Fanfulla al sacco di Roma“.
In Valsesia ed in Val d’Ossola combattè il distaccamento (poi battaglione) “Fanfulla”, costituito da partigiani lodigiani, tra cui Aldo Aniasi, sindaco di Milano.
Fanfulla è ricordato anche da quotidiani e riviste. Nel 1870 venne fondato il quotidiano nazionale Il Fanfulla, pubblicato fino al 1899 a Roma. Il giornale viene ricordato per il supplemento letterario settimanale Fanfulla della domenica, pubblicato sino al 1919. Prima della pubblicazione in volume nel 1883, “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” di Carlo Collodi apparve originariamente a puntate nel 1881 sul “Giornale per i bambini” diretto da Ferdinando Martini, un periodico settimanale supplemento del quotidiano “Il Fanfulla”.
A Lodi, tra il 1877 e il 1907 venne pubblicato “Fanfulla da Lodi: giornale settimanale”. Dall’anno successivo, e fino al 1920 venne pubblicato “Il Fanfulla: giornale liberale di Lodi e circondario”. Infine, tra il 1921 e il 1922, venne pubblicato “Fanfulla da Lodi: settimanale dei Fasci di combattimento della Bassa Lodigiana”. A San Paolo del Brasile nel 1893 è stato fondato un quindicinale che si rivolge alla comunità italo-brasiliana, col nome di: “Fanfulla – Il Giornale degli Italiani in Brasile”.
Nel 1936, in occasione del primo Gran Premio di San Paolo, disputato tra le vie della città, che sarà ricordato per il grave incidente che coinvolse la pilota Mariette Helene Delangle, meglio conosciuta come “Helle Nice”,’Ella è bella’, famosa anche per i suoi atteggiamenti disinibiti fuori dai circuiti, i due piloti della scuderia Ferrari trionfarono con Carlo Maria Pintacuda, primo, che avendo gran margine sugli avversari si fermò a fumare un sigaro, e Attilio Marinoni di Lodi, secondo a quattro minuti, dopo che a motore spento aveva ricevuto una spinta dalla vettura di Pintacuda. Tra i premi ricevuti da Marinoni, che aveva anche conquistato il record sul giro, raggiungendo la media di 113 chilometri all’ora, anche un orologio da parte del quotidiano degli immigrati italiani in Brasile “Fanfulla”, che gli ricordò il mitico condottiero lodigiano delle sue origini.
Fanfulla è protagonista anche dell’omonimo fumetto disegnato da Hugo Pratt con i testi di Mino Milani.
È inoltre apparso come fumetto, disegni di Willy Signoroni e testi di Andrea Maietti, pubblicato a puntate sul quotidiano Il Cittadino di Lodi negli anni 2000, edito poi in forma libraria da PMP Edizioni Lodi che nel 2023 ha pubblicato anche “Nonno, perchè Fanfulla? Te lo raccontiamo noi” di Luigi Cornaggia con Emanuele Maestri. Anche in campo musicale Fanfulla è protagonista della celebre canzone goliardica Fanfulla da Lodi. Nel settore cinematografico, nel 1940 fu girato Fanfulla da Lodi, per la regia di Giulio Antamoro e Carlo Duse con Ennio Cerlesi, Germana Paolieri ed Osvaldo Valenti. Altra presenza di Fanfulla è nel film su Ettore Fieramosca (1938), regia di Alessandro Blasetti, interpretato da Mario Mazza e ne Il soldato di ventura (1976) regia di Pasquale Festa Campanile in cui è impersonato da Gino Pernice. Infine, in campo teatrale Fanfulla da Lodi ha costituito un ottimo soggetto per lavori teatrali a lui intitolati, ispirati principalmente alle trame dei romanzi del D’Azeglio.
Se Lodi trae onore e vanto dalla figura del mitico guerriero Fanfulla, protagonista insieme a 13 cavalieri italiani guidati da Ettore Fieramosca della celebre disfida di Barletta contro altrettanti cavalieri francesi, anche Codogno può vantare un eroe abile e coraggioso quanto Fanfulla, anche se sicuramente meno noto ai posteri.Parliamo del cavalier Giacomo Mola Cattanio che, secondo la storia (ma forse sarebbe meglio dire la leggenda) fu protagonista di un epico duello con ben sei cavalieri francesi, vincendoli ed uccidendoli tutti. Era l’anno 1544 quando le truppe guidate dal mercenario fiorentino Pietro Strozzi, al servizio della Francia, attraversarono l’Adda a Castiglione e per rifornirsi di viveri e vettovaglie e minacciarono Codogno ed i codognesi di mettere la città a “ferro e fuoco”. Codogno si ribellò all’ultimatum e Giacomo Mola affrontò in duello battendo i cavalieri francesi e concedendo così libertà e grazia alla sua città natale.
