Il più tangibile retaggio apuano dei tempi delle indimenticabili baruffe tra Guelfi e Ghibellini, si ritrova nella semplice toponomastica locale. Con un grosso “ma”. “Via Ghibellina”, infatti, la conoscono tutti (per la posizione decisamente più centrale, l’incrocio col Ponte delle Lacrime -cannocchiale prospettico sulla omonima chiesa e sulle spalle della Sirena di Aronte-, per il fatto di partire da Piazza Alberica per culminare, se imboccata in salita, nello splendido rosone del Duomo); “Via Guelfa”, fatto salvo chi ci abita, la conoscono, invece, in pochi. Tale sito sembra proprio esser stato “tagliato” fuori dal circuito del centro storico, di cui pure farebbe parte. Il che, in realtà, non deve sorprendere più di tanto: nel Basso Medioevo, Carrara si schierò apertamente con la fazione dei ghibellini, sostenitori dell’autorità imperiale, in opposizione al potere temporale del Papa e del vescovo di Luni. Alla fine dello scontro, la fazione ghibellina ebbe la meglio e costrinse i guelfi all’esilio fuori dalle mura cittadine.
A testimonianza di ciò, dicevamo, Via Guelfa è stata, di fatto “tagliata” fuori, con quelle stesse…forbici(???), che sembra tenere in mano questo S. Antonio da Padova (ancora lui!), che figura in una piccola maestà che potete rinvenire proprio in quella via.

Oh, sarò scemo io, ma ditemi voi se non sembrano forbici, quelle!
Una ricerca a tappeto sull’agiografia italica non mi ha restituito alcun collegamento fra il santo di origine portoghese (vero e proprio tormentone, sulle pareti nostrali, come abbiamo già avuto modo di ribadire più volte) e le forbici. Ma l’arte del bassorilievo, soprattutto se di formato mignon come questo, rende particolarmente difficile raffigurare al meglio certi particolari. E così si viene a scoprire che, quello che sembra essere un paio di forbici, è, in realtà, un ramoscello di giglio, attributo tipico di S. Antonio, spesso rappresentato fra le sue mani, a simboleggiare la purezza, l’innocenza e la vittoria sul Male.
Tutto molto interessante, se non fosse che il giglio è, da sempre, anche simbolo tipico sia dei Guelfi, che dei Ghibellini! Il giglio ghibellino originale era formato da un fiore bianco in campo rosso. Il giglio guelfo presentava invece un fiore rosso in campo bianco…Una sorta di rispettivo simbolo del “Tao”☯️, forse fuori contesto e fuori luogo, ma comunque utile allo scopo.
Il simbolo del Tao, noto come Taijitu, è, infatti, un cerchio diviso in due parti da una linea curva: una nera (Yin) e una bianca (Yang). All’interno di ciascuna metà si trova, però, un piccolo cerchio del colore opposto. Proprio come nei Gigli Guelfo e Ghibellino, per l’appunto. Un design che mostra l’equilibrio e l’unione di forze opposte, ma, secondo il taoismo, amiche in natura.
Quindi, visto che proprio ieri, 15 Agosto, S. Antonio da Padova festeggiava il compleanno, mettiamo da parte conflitti ed inimicizie, valorizziamo Via Guelfa come valorizziamo Via Ghibellina, e, in sostanza, “diamoci un taglio”, con quelle che non sono forbici, ma che per me continueranno a sembrarlo…per giunta, con la punta arrotondata, onde evitare, vieppiù, di ferirsi o farsi male.
Felice Ponte di Ferragosto a tutti😊.
