In questa mia rubrica ho sempre cercato, nella mia piccineria, di sparare altissimo.
Ma stavolta…beh, stavolta: stavolta si va davvero “alti alti alti”. Roba che i “Papaveri” di Nilla Pizzi scompaiono, al confronto. Roba da scomodare finanche, una volta di più, i versi di Dante Alighieri: nello specifico, il verso 135 del Canto XXII del Paradiso:
“(…) Col viso ritornai per tutte quante
le sette spere, e vidi questo globo
tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante (…)”.
In questo segmento poetico, Dante guarda la Terra dallo spazio e sorride del suo aspetto piccolo e vile rispetto alla grandezza dei cieli. Di questo, ci apprestiamo a parlare. Quindi, se non ve la sentite, grazie, arrivedOrci, tante care cose e puntate pure il vostro radar altrove.
Se, invece, nonostante tutto, ve la sentite, prima di partire, onde prepararvi psicologicamente, vi consiglio di sedervi, di raccogliere le forze e di bervi un corroborante bicchierino di “Unicum”. Perchè, che ci crediate o no, è di un Unicum, che ci occuperemo oggidì. Di un Unicum vero. Di quegli Unicum con la doppia “U” maiuscola (“Uh, che Unicum!”), perchè una “U” singola non è bastevole a render loro giustizia, dato che esso coinvolge ed assomma in sè, pur sempre, due soggetti.
E quell’Unicum, incredibile dictu, si trova proprio a Carrara. Per la precisione, nei Vicoli dell’Arancio, nei pressi del Civico 11. Nella vostra carriera vi sarà capitato millemila miliardi di volte, di vedere una raffigurazione della Madonna col Bambino, no? Si tratta, senza alcun dubbio, di un tema centrale e molto antico dell’arte cristiana. Le prime opere di questo tipo, immediatamente successive al Concilio di Efeso del 431, erano molto rigide e formali. Tuttavia, con il tempo, i pittori e gli scultori hanno dipinto e cavato dalla pietra gesti più dolci e naturali, di grande tenerezza materna, come nel caso specifico. Molti grandi maestri hanno creato capolavori famosi su questo argomento: si ricordino le splendide”Maestà” di Giotto, dove la Madonna siede in trono con il Bambino. Vanno menzionati senz’altro Leonardo da Vinci e Raffaello, con le loro sfumature morbide ed i volti molto dolci e realistici. Come dimenticare il Caravaggio, che dipinse la Madonna circondata da persone vere e povere? Infine, merita menzion d’onore Roberto Ferruzzi, che ha dipinto nel diciannovesimo secolo la sua famosissima Madonnina, che si vanta di essere una delle immagini della Santa Vergine più copiate e riprodotte al mondo. Gli esempi sono davvero innumerevoli.
Tuttavia, mi permetto umilmente di opinare che un dettaglio -che dettaglio non è, o lo è solo in apparenza-, sia sfuggito più o meno a tutti voi. Se poi ve ne foste accorti davvero, tanto di cappello, eh… ma tanto non ci credo. E, comunque sia, l’oggetto del contendere è questo:

Gli occhi.
Avete mai notato che le due figure ritratte, Madre e Bambino, possono avere entrambe gli occhi aperti, o, alternativamente, se li ha chiusi il Bambino, la Madre li ha aperti, se li ha chiusi la Madre, li ha aperti il Bambino? Ebbene sì: la raffigurazione simultanea della Madonna e del Bambino con gli occhi chiusi è un’assoluta rarità nel panorama iconografico cristiano. Quando le due figure hanno gli occhi chiusi o socchiusi, l’opera assume significati teologici ed emotivi molto profondi, legati a precisi motivi storici e artistici. Uno di tali motivi può essere la prefigurazione della Passione: nel simbolismo cristiano, il sonno del Bambino Gesù è una metafora della sua morte futura sulla croce. Se invece è la Madonna che chiude gli occhi, ella non sta dormendo, ma è immersa in una profonda e dolorosa meditazione sul destino di sacrificio del figlio. Gli occhi chiusi simulano la cecità del lutto e della sofferenza interiore. Gli occhi chiusi sono una scelta iconografica che rompe il dialogo visivo con il fedele. L’opera smette di essere una “presentazione pubblica” della divinità (come nelle Maestà bizantine o rinascimentali) e si trasforma in un momento privato di pura intimità materna e preghiera silenziosa. Certo, tutto vero e tutto meraviglioso.
Rimane il fatto che, anche provando a scandagliare da cima a fondo, in lungo ed in largo, migliaia di esempi artistici di Madonna con Bambino, non sono assolutamente riuscito a trovarne una in cui entrambe le figure fossero ritratte con gli occhi chiusi. Ho rinvenuto, in verità, un paio di opere che hanno rischiato di far vacillare la mia teoria odierna. Una è il “Riposo durante la fuga in Egitto”, del sopracitato Caravaggio. In questo quadro da camera del 1597, la Madonna ed il Bambino hanno entrambi, inequivocabilmente, gli occhi chiusi, ma, tanto per cominciare, ce lo dice il titolo stesso dell’opera, che i due stanno dormendo, ed, inoltre, madre e figlio non sono i protagonisti assoluti dell’immagine, bensì un mero particolare della stessa. Quindi, mi spiace tanto, ma non vale.

Altra opera che ha seriamente minacciato di respingere al mittente la mia scoperta è la “Mater Purissima”, un dipinto ad olio su tela realizzato nel 1934 dall’artista italiano Domenico Maria Durante.
Un personaggione per davvero, quel Durante: ci ha provato con tutte le sue forze, a parare la mia audace bordata da fuori area. E non potrebbe essere altrimenti, visto che stiamo parlando di uno che non nasceva pittore, ma portiere. E non di albergo, ma nientemen che della Juventus Fc, team, di cui difese i pali dal 1901 al 1911, vincendo pure, nel 1905, il primo storico scudetto del club torinese.
Ci ha provato, ma, se guardate bene, è vero che nella sua opera il Bambin Gesù ha inequivocabilmente gli occhi chiusi, ma la Madonna li ha quasi chiusi, con un piccolo pertugio fra le palpebre che si scorge ancora, quindi non lo sono del tutto!

Pertanto, egli si è gettato dalla parte giusta, ha intuito la direzione, magari la palla l’ha pure sfiorata, ma… niente da fare. Il tiro si è infilato comunque in fondo al sacco e, quindi, per quanto mi riguarda, la Madonna con Bambino di Via dell’Arancio a Carrara rimane, fino a prova contraria, l’unico esempio conosciuto di “ritratto ad occhi chiusi simultanei” dei soggetti in questione, presi di per sè stessi. Se me ne trovate un altro, giuro, vi offro un Unicum, nel senso di amaro..😄Fino ad allora, almeno voialtri, spalancate gli occhi ed andate ad ammirare l’Unicum, nel senso di opera. A prescindere da tutto, ne vale la pena.
