Nell’episodio precedente, qualora lo abbiate letto, si parlava di teste. Il che sarà logico e doveroso preambolo all’intervento odierno, che cade proprio in concomitanza con un particolare anniversario. Oggi 26 luglio, infatti, una illustre commissione di esperti, critici e luminari delle belle arti certificava nero su bianco che, ebbene sì, quelle teste restituite dai canali di Livorno un paio di giorni prima, erano opera scultorea originale del maestrone Amedeo Modigliani in persona.
Correva l’anno domini 1984, e la sensazionale scoperta si tramutò, nel giro di poche ore, in una delle più incredibili beffe della storia dell’arte. Poco dopo il ritrovamento, infatti, tre giovani studenti livornesi svelarono la verità: avevano scolpito una delle teste in un pomeriggio, usando un trapano ed uno scalpello. Un’altra delle teste era stata invece realizzata anni prima da un pittore locale, Angelo Foglia, per prendere per i fondelli i critici.
Proprio in quello stesso 1984 si celebrava il centenario della nascita di Modigliani, e la sua Livorno festeggiò la ricorrenza con una grande mostra. Carlo Pepi, fondatore dell‘Istituzione Casa Natale Modigliani, ebbe a dire:
“Mi accorsi che era piena di scemate. E lo dissi in un convegno che c’erano un sacco di falsi, a cominciare da un “Ritratto di Picasso” non certo suo”.
Jeanne Modigliani, figlia del pittore, da Parigi, confermò la tesi dell’espertone. E si schierò a fianco di Pepi anche pochi giorni dopo (24 luglio), quando, per l’appunto, dai fossi labronici emersero le suddette teste scolpite dai tre giovani studenti burloni. Pepi e Jeanne non ebbero alcun dubbio, sin dal primo istante, che si trattasse di clamorose patacche. E, mentre il mondo dell’arte, come dicevamo, proprio oggi 26 luglio compattissimo se ne sbatteva, ed -anzi- esultava per la scoperta straordinaria di quelli che aveva definito, fin da subito, “capolavori”, Jeanne Modigliani scrisse a Pepi quella che è forse la sua ultima lettera.
Nell’epistola in questione, la donna espresse “gratitudine per le sue iniziative” e preannunziò una visita a Livorno, allo scopo di ridefinire la linea degli “Archives Legales” contro i brogli. Passarono pochi giri di lancette, e la figlia del pittore venne trovata morta in fondo alle scale di casa. Presumibilmente assassinata, da mano ignota, ma parecchio vogliosa di mettere a tacere ogni eventuale bastian contrario. Che c’entra questa vicenda con Carrara? Ci arriviamo subitanei, e non dobbiamo fare molti passi rispetto alla puntata precedente. La facciata del nostro Duomo che dà direttamente sull’omonima piazza, ci offre, infatti, fra i tanti, questo bizzarro dettaglio.

Si tratta di un modiglione, vale a dire di una mensola scolpita o un elemento decorativo con funzione di sostegno, tipico dell’arte romanica.
Non notate, pure voi, una curiosa assonanza?
Con la loro simpatica provocazione, i ragazzi delle false teste di Modì (celebrati pure in un brano di Caparezza del 2014), avevano, all’epoca, messo genialmente in ridicolo l’intero mondo accademico, dimostrando quanto l’aspettativa ed il pregiudizio potessero influenzare le tesi degli esperti d’arte. Con la loro beffarda iniziativa, i tre goliardi ci insegnano, tutt’oggi, quanto sia questione di un attimo, passare da un “Modigliani” ad un “modiglione”…E devo forse mettermi a spiegarvi con cosa fa rima ‘modiglione’?😄
A proposito di teste, quindi, visto che il nostro duomo ne ha tante, possa ciascuno di noi pensare sempre con la propria, come fecero quei tre furbastri, e come fecero, fino all’ultimo, Amedeo Modigliani e sua figlia Jeanne.

Nel celebrare, dunque, a mio modo, l’anniversario, oltre che della vicenda Crani Fasulli, pure della morte violenta della stessa Jeanne, di cui parlavamo poc’anzi, mi piace pensare che la sua, di testa, sia quella che ho rinvenuto in queste ore su di uno scalcinato muro di un fondo sito in Via Carriona, a pochi passi da Piazza Duomo.
Come diceva Jeanne stessa, in una delle sue poesie:
“(…) Prima che i ciottoli
ritornino
polverosi
e con una cacca di cane sopra,
difficile da togliere
da una suola
piena di
bellissime spirali
e ghirigori
della cui presenza,
a pensarci bene,
non mi ero mai accorta prima”.
