Via Cola di Rienzo è una strada di Roma, che congiunge, l’omonima piazza con piazza della Libertà e proseguendo, scavalcando il Tevere arriva fino a piazza del Popolo. Ma chi era Cola di Rienzo? Oggi voglio raccontarvi la sua storia e della Roma del quattordicesimo secolo. Nicola di Lorenzo Gabrini nacque a Roma nel 1313, era figlio di un taverniere e di una lavandaia. Nicola si mostrò molto intelligente ed appassionato dell’antichità che lo circondava. Dopo la morte della madre si trasferì ad Anagni, dai sette fino ai venti anni, e, in quel lasso di tempo studiò le lettere e il latino. Nicola detto Cola era un ottimo oratore e dopo essere diventato notaio, fu inviato alla corte papale, che si trovava in quel periodo ad Avignone dal papa Clemente VI, come ambasciatore del governo popolare di Roma. Cola di Rienzo denunciò al papa i soprusi e le ruberie dei baroni romani, ottenendo il plauso di Clemente VI e l’odio del cardinale Giovanni Colonna. Cola di Rienzo tornò a Roma nel 1344 con l’incarico di notaio della Camera Apostolica. Fece rapidamente carriera e il suo desiderio di farsi comprendere dal popolo che era per la maggior parte analfabeta, lo convinse a far dipingere sul Campidoglio affreschi che rappresentavano le grandi città cadute, una Roma a lutto e delle isolette con le virtù cardinali spaventate e la Fede Cristiana in pericolo, minacciata da lupi, leoni e orsi. Anche in Laterano fece dipingere scene del Senato romano e del popolo che aveva il diritto di conferire con l’imperatore, in pratica possiamo considerare Cola di Rienzo l’inventore del fumetto. Erano anni difficili, con i baroni che Cola di Rienzo aveva denunciato al papa Clemente VI e il popolo sempre più affamato che chiedeva di vivere dignitosamente. Ci fu un incontro in un monastero sull’Aventino con i cittadini e dopo qualche tempo Cola di Rienzo salì al Campidoglio e proclamò i suoi “ordinamenti dello buono stato.” Il suo obiettivo era quello di rendere Roma, malgrado l’influenza del papa e dell’imperatore, un comune dotato di propri ordinamenti, cioè: 1) Limitare la violenza privata, istituendo guardie pubbliche 2) Destinare risorse a sostegno dei cittadini in difficoltà e divieto di demolire antichi edifici, una legge sui beni culturali antecedente a quella Gentile 3) Stabilire nuovi rapporti politici con i baroni e le città confinanti. La reazione dei baroni non si fece attendere e Cola di Rienzo dovette difendersi dalla loro rabbia, in particolare quella di Stefano Colonna che lo sfidò pubblicamente, Cola di Rienzo fu salvato dal popolo che fece fuggire il barone rampante (piccolo omaggio a Calvino). Ormai era guerra aperta e i baroni tentarono una congiura contro il tribuno, alla fine si arresero alla nuova era di Roma, probabilmente per l’intervento del papa. Ci fu una vera rinascita di Roma: ogni classe partecipò allo sviluppo che Cola di Rienzo aveva in mente, una giustizia equa e un tessuto sociale che fosse in grado di sostenere anche i ceti più bassi. Roma divenne il centro di una politica estera e i suoi ambasciatori venivano sempre accolti con entusiasmo, studiando il modello Roma da poter mutuare nelle loro città. Cola di Rienzo fu colto da un delirio di onnipotenza, quasi come se fosse il presidente degli Stati Uniti. Si proclamò cavaliere nel battistero di san Giovanni e fece arrestare i Colonna e gli Orsini, secondo lui colpevoli di cospirare. L’idillio finì ed iniziarono le tensioni, fino alla battaglia di Porta San Lorenzo nel 1347. Cola di Rienzo perse l’appoggio del papato, i baroni si ribellarono e il popolo non fu più dalla sua parte. Cola di Rienzo si rifugiò a Castel Sant’Angelo e successivamente fuggì vestito da frate, sorte che prima poi toccherà a Lotito, ma questa è un’altra storia. Tornando al nostro Cola di Rienzo scappò in Boemia, dove riprese i suoi studi, poi ad Avignone dal nuovo papa Innocenzo VI, che lo imprigionò, poi lo rilasciò, invitandolo di tornare a Roma. Cola di Rienzo trovò l’appoggio del legato di Perugia che gli fornì un piccolo esercito e arrivò a Roma accolto dal popolo che lo accompagnò verso il Campidoglio. Ma il popolo si accorse tuttavia che il Cola di Rienzo oratore aveva lasciato il posto ad un ubriacone che straparlava, per giunta assetato di vendetta. L’8 ottobre 1354 Cola di Rienzo tentò nuovamente di arringare la folla sul Campidoglio, ma i romani non si fecero prendere in giro a lungo… capito Lotito?. Per Cola di Rienzo fu la fine e morì per mano del suo popolo. Le sue ceneri furono sparse, oggi resta una strada elegante nel quartiere Prati e quel tentativo di socialismo che si trasformò in follia.
Cola di Rienzo: l’ultimo tribuno della plebe
