Foto di copertina di Bruce Hong su Unsplash
“Nessuno aveva mai visto insieme il giorno e la notte. Dove c’era uno non c’era l’altra. Ma una volta si incontrarono e dal loro amore nacquero gli scacchi, il pianoforte, il simbolo del Tao e il panda” Fabrizio Caramagna
Il “panda maggiore” “Ailuropoda melanoleuca” conosciuto anche come “panda gigante” è un mammifero della famiglia “Ursidae” originario della Cina centrale che vive in natura nelle regioni montane della Cina sud-occidentale, nello Sichuan e nelle montagne Qin della provincia dello Shaanxi, in rade foreste di latifoglie e conifere con un sottobosco ricco di bambù, prevalentemente ad altitudini comprese tra i 1200 e 3500 metri. Considerata una specie a rischio di estinzione, la sua sopravvivenza è possibile soprattutto grazie alle riserve, all’interno delle quali vive più del 50% di panda giganti, che in passato erano presenti anche in Cina meridionale, nel Vietnam e in Myanmar.

“I panda hanno una livrea davvero strana col suo miscuglio di bianco e di nero: nerissime le zampe, così come le macchie intorno agli occhi che sembrano bistrati, le buffe orecchie a piumino e la fascia che abbraccia trasversalmente il torace. Candido il resto della pelliccia” Isabella Lattes Coifmann, ricercatrice, laureata in biologia, considerata la più grande inviata nel mondo degli animali
Il nome scientifico del panda maggiore deriva dal greco antico e significa letteralmente “piede di gatto nero e bianco”; il termine panda deriva invece con molta probabilità dal nepalese “ponya”, che significa “mangiatore di bambù”.
“Vi sono due panda. Uno è quello che esiste soltanto nella nostra fantasia, morbido, peloso, affascinante, un simpatico testone tondo e un corpo goffo che invitano alle carezze. L’altro, quello vero che vive allo stato selvatico, è rimasto sostanzialmente un mistero” George Shaller, biologo, etologo e conservazionista statunitense
Per molto tempo la precisa classificazione tassonomica del panda gigante è stata oggetto di discussione poiché questo mammifero condivideva tratti e caratteristiche sia con gli orsi che con i procioni. La tassonomia, dal greco “tàxis”, ordinamento, e “nòmos”, norma o regola, è la disciplina che si occupa della classificazione gerarchica di elementi, concetti o organismi. Gli studi genetici e molecolari hanno indicato che il panda gigante è un vero e proprio “Urside”. Questi studi hanno inoltre dimostrato che il panda si differenziò molto presto, circa 19 milioni di anni fa, dal lignaggio principale degli ursidi poiché è il membro più basale del gruppo, equidistante da tutti gli altri ursidi esistenti e talvolta è stato addirittura indicato come “fossile vivente”. Questo termine fu coniato da Charles Robert Darwin, il biologo, naturalista, geologo ed esploratore britannico che formulò la teoria dell’ “evoluzione delle specie” vegetali e animali per selezione naturale, agente sulla variabilità dei caratteri ereditari, della loro diversificazione e moltiplicazione per discendenza da un antenato comune. Darwin creò la locuzione “fossile vivente” per indicare particolari specie di organismi attuali, sia vegetali che animali, che sono molto simili a specie antiche conosciute solo tramite i fossili. Questo termine descrive organismi con forme rimaste quasi uguali per milioni di anni. Le origini del panda gigante vanno ricercate in alcune forme del Miocene medio-superiore, circa 12-10 milioni di anni fa, mentre fossili di panda giganti veri e propri risalgono al Pliocene superiore della Cina, poco meno di 3 milioni di anni fa. Il panda gigante “è il logo” del WWF, divenuto icona inconfondibile, simbolo della protezione di tutte le specie, ed è anche il simbolo della cultura e della tradizione nella Repubblica Popolare Cinese, dove è anche raffigurato sulle monete nazionali.
“La pelliccia del panda è bianca su muso, collo, addome e schiena per facilitare il mimetismo negli habitat innevati. Le zampe, invece, sono nere per confondersi con l’ombra della foresta tropicale. Questa duplice colorazione deriverebbe dall’alimentazione. Il panda, infatti, mangia solo bambù e non riesce ad accumulare abbastanza grasso per andare in letargo: ciò significa che rimane attivo tutto l’anno ed è costretto a spostarsi continuamente tra habitat molto diversi fra loro. Le macchie nere sul muso del panda avrebbero una funzione legata alla comunicazione”
Studio dell’università della California, 2017
Il panda ha un mantello spesso dal caratteristico colore doppio, bianco e nero. Il pelo nero è intorno agli occhi, alle orecchie e lungo le spalle, mentre la coda è bianca. Un panda adulto può raggiungere e superare i 150 kg di peso, ha un’altezza al garrese che varia tra 65 e 80 centimetri e una lunghezza che oscilla tra 1,2 e 1,8 metri.
“Il panda ha una dieta senza troppe pretese: a colazione mangia foglie di bambù, a pranzo mangia foglie di bambù e a cena mangia foglie di bambù” Niccolò Ammaniti, scrittore regista e sceneggiatore italiano
Questi mammiferi hanno una mascella forte adatta alla lunga attività di masticazione del bambù; il panda passa infatti gran parte della sua giornata, all’incirca 14 ore, mangiando quasi esclusivamente tale pianta. Il 99% dell’alimentazione del panda è rappresentata dal bambù, soprattutto dai suoi germogli che hanno però basse proprietà nutritive “obbligando” il panda ad ingerirne una grande quantità, dai 9 ai 18 o più chilogrammi al giorno per potersi sostenere.
“Mentre noi siamo vegetariani diventati carnivori, il panda è un carnivoro diventato vegetariano, e come noi è per molti aspetti una creatura unica e straordinaria” Desmon Morris, zoologo, etologo, biologo, illustratore, autore di libri, divulgatore scientifico e conduttore televisivo britannico
Nonostante sia dotato di un tratto intestinale tipico dei carnivori e nonostante secondo la tassonomia è considerato e classificato come tutti gli ursidi un animale carnivoro, la dieta di questo animale è essenzialmente quella di un erbivoro. Come detto si nutre quasi esclusivamente di bambù, anche se di tanto in tanto integra la sua alimentazione con uova e insetti, ed occasionalmente anche con carogne. Il panda non mangia molta carne perché circa 4,2 milioni di anni fa un suo gene, il gene T1R1, subì una mutazione che gli fece perdere la capacità di percepire il quinto gusto fondamentale, l’ “umami”, che è quello che dà il sapore alla carne per gli animali e carnivori in genere. Una curiosità tenera e buffa del panda è che quando mangia, durante la masticazione, le sue tonde orecchie nere si muovono. Il panda ha zampe solide e robuste con una caratteristica molto particolare; nel tempo, infatti, questa specie ha sviluppato un insolito palmo fornito di cinque dita e di un “falso pollice”, il “sesamoide radiale”, che in realtà è un osso in più frutto di una modificazione intervenuta all’osso del polso. Il “falso pollice” consente al panda di afferrare le canne di bambù che porta quindi alla bocca e sbuccia con i denti per poi mangiarne la polpa, e fa sembrare che il panda abbia sei dita. I panda giganti sono animali solitari ed ognuno ha un proprio territorio. L’unico momento di relazione e socialità, a parte il rapporto madre-figlio dopo la nascita del cucciolo, è durante il “periodo degli amori”. Durante il periodo dell’accoppiamento, infatti, i maschi e le femmine del panda stanno insieme per giorni, talvolta anche per settimane e può addirittura accadere che ci siano “incontri” di più esemplari maschi che ricercano e corteggiano la stessa femmina. Le femmine della specie diffondono il loro odore tramite l’urina o una ghiandola apposita, segnalando così ai maschi la loro predisposizione all’accoppiamento. I panda raggiungono la maturità sessuale intorno ai cinque anni e le femmine sono fertili solo per pochi giorni l’anno, un paio di giorni al massimo e generalmente in primavera. La gestazione del panda dura dai tre ai cinque mesi; questo tempo variabile dipende dal singolare fenomeno dell’ “impianto ritardato”, per il quale l’embrione sospende lo sviluppo prima di attaccarsi all’utero, la fase attiva della gravidanza dura poi in realtà circa solo un mese. Il tasso di natalità del panda è molto basso, sia allo stato naturale che in cattività, e la femmina alleva sempre un solo cucciolo anche se partorisce due gemelli. Lo svezzamento dura all’incirca 9 mesi ma il piccolo resta con la madre fino ai 18 mesi durante i quali impara a procurarsi il cibo e a fuggire da eventuali pericoli e predatori. I cuccioli di panda alla nascita somigliano più a dei criceti che a degli ursidi; nascono infatti piccolissimi, rosa, praticamente senza pelo, che comincia a crescere dopo circa tre settimane, e anche completamente ciechi. I panda sono in genere consanguinei poiché sia nelle aree protette che in natura sono sparsi in gruppi poco numerosi. Per quanto riguarda i predatori, il panda a terra può essere braccato dall’orso bruno, dall’orso nero asiatico, dal lupo e dal cuon alpino, che è un “canide lupino” conosciuto anche come “cane rosso” o “cane selvatico asiatico”, originario dell’Asia centrale, meridionale e sudorientale; sugli alberi invece il panda può essere inseguito dal leopardo e dal leopardo delle nevi. Tutti questi animali però, sono solo “potenziali” predatori, in quanto abitualmente non cacciano il panda e comunque i loro attacchi, quando avvengono, sono rivolti soprattutto ai piccoli, dato che il panda maggiore adulto è un avversario assai temibile e pericoloso. I panda giganti sono una specie a rischio a causa del continuo impoverimento del loro habitat e dal basso tasso di natalità. La “Zoological Society of London”, in base a criteri di unicità evolutiva ed esiguità di popolazione, considera il panda maggiore una delle cento specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione, e la IUCN, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, ha classificato nella sua Red List il panda gigante come “Vulnerabile” fin dal 1990. Negli ultimi anni, tuttavia e fortunatamente, il numero di esemplari di panda gigante è di nuovo aumentato anche se per questo animale permangono molte minacce, tanto da non poter essere ancora considerato fuori pericolo di estinzione.

“Tutti amano il panda, anche la gente che non l’ha mai visto in carne ed ossa, ma lo vede riprodotto in mille immagini nella pubblicità, nei poster, sui giornali, sulle magliette, sui quaderni, dappertutto” Isabelle Lattes Coifmann
Il panda per il suo aspetto la sua particolare caratteristica del pelo bicolore che lo rendono unico, tenero e simpatico, è da sempre molto amato da grandi e piccini, e per questo da sempre è protagonista di storie, cartoon, film di animazione e libri dedicati ai bambini e non solo. Io sono sempre stata affascinata dalla dalla dolcezza e dall’aspetto davvero unico del panda e documentarmi su di lui è stato bello ed interessante, oltreché molto istruttivo. Quella del “panda gigante, il tenero mammifero bicolore che mangia bambù” è una storia antica, che dimostra ancora una volta la straordinaria grandezza e bellezza di Madre Natura e per me è anche una storia carica di emozione e malinconia al pensiero di quanto tale grandezza possa essere delicata, fragile e in pericolo. E a proposito di grandezza, fragilità, bellezza e malinconia, chiudo questo mio pezzo dedicato al panda maggiore con le parole della celebre leggenda cinese sull’origine dei panda.
“C’era una volta un orsetto candido come la neve che aveva fatto amicizia con una pastorella. Un brutto giorno un leopardo delle nevi stava per assalire il piccolo panda. La pastorella accorse in suo aiuto e nel tentativo di salvarlo fu uccisa. Grande fu il dolore dei panda che andarono tutti insieme al funerale della pastorella. In segno di lutto i candidi orsetti indossarono guanti e calze nere. Ma poi in lacrime si stropicciarono gli occhi e le orecchie non ricordandosi dei guantini neri e si macchiarono in maniera indelebile. Un potente tuono dal cielo avverti il popolo della foresta che quello d’ora in poi sarebbe stato il vestito dei panda”.
