“A osservarle da vicino sono organismi affascinanti e misteriosi. Sembrano fatti di luce e acqua e di soffici tessuti. Unici nel loro genere, andrebbero conosciuti meglio per le loro straordinarie caratteristiche biologiche. Eppure se le incontriamo in acqua, e spesso capita anche molto vicino alla riva, in genere ce la battiamo a gambe levate. Sono le meduse, organismi temuti – in genere a ragione – per la loro proprietà urticante, ma accattivanti e curiosi per chi ha voglia di conoscerli meglio” Marco Affronte, “Viaggio Adriatico”, 2011.
La medusa è un animale planctonico in prevalenza marino che appartiene agli “Cnidari”, il cui nome deriva dal greco “knide”, “ortica”, in riferimento alle cellule urticanti possedute da questi animali. I “Cnidaria” o “Celenterati” sono un phylum di animali a simmetria radiata, diblasteri ed acquatici. Tipici rappresentanti di questo gruppo sono le meduse, i coralli, le gorgonie e gli anemoni di mare o attinie. Il phylum è il gruppo tassonomico gerarchicamente inferiore al regno e superiore alla classe; gli organismi dello stesso phylum hanno un piano strutturale comune, derivato da un antenato comune che per primo ha originato tale piano, ma che non necessariamente è evidente nella morfologia esterna. La medusa, come scritto, appartiene alla categoria ecologica del plancton, dal greco “planktón”, “vagabondo”, che comprende il complesso di microrganismi acquatici galleggianti che non essendo in grado di dirigere attivamente il loro movimento, almeno in senso orizzontale, vengono trasportati passivamente dalle correnti e dal moto ondoso. Le meduse vivono in tutti gli oceani, a seconda delle specie possono vivere lungo le spiagge sabbiose, tra le barriere coralline, vicino alla superficie dell’acqua e alcune anche in acqua dolce. Le meduse sono animali senza cervello, cuore e neppure ossa e sangue.
“Di tutti gli esseri acquatici, la medusa è il meno adatto a vivere fuori del suo elemento. Vediamo una di queste mirabili creature pulsare felice tranquilla nell’acqua: tondo sole trasparente pellucido, munito di canali simili alle vene, tentacoli, punte avvelenate, macchie oculari, nervi, bocca, stomaco, uova, insomma tutto meccanismo vitale; e, un’ora dopo, una sottile bava scintillante sulla sabbia è tutto quello che ne rimane” William Beebe, “Vita privata dell’oceano e dintorni”, 1936.

La medusa, chiamata in inglese “jellyfish”, “pesce-gelatina”, è un organismo invertebrato semplice dalla consistenza gelatinosa in quanto costituita per il 98% di acqua e che al posto del cervello ha una rete di nervi diffusa in tutto il corpo che le permette di reagire agli stimoli. La forma generica di una medusa è quella di un polipo rovesciato e può essere immaginata come un sacco leggermente appiattito dove si riconoscono una parte superiore convessa “esombrella” e una parte inferiore concava “subombrella”. Al centro della subombrella si trova la bocca della medusa che si collega alla cavità gastro valvolare mediante una struttura tubolare chiamata manubrio, “manubrium”. La cavità gastrovascolare o “celenteron” è una cavità presente soprattutto negli cnidari celenterati, ai quali tra l’altro dà il nome, e che funge da stomaco. Una curiosa particolarità di questo animale è che nella medusa la bocca funziona anche come ano, infatti, attraverso questa apertura viene dapprima ingerito il cibo e successivamente vengono espulsi i residui della digestione. Dal margine subombrellare si propagano i tentacoli urticanti. Il tentacolo è un organo esterno tipico di molti animali le cui funzioni sono varie, possono essere ad esempio quelle di arto prensile, tattile, locomotore o come arma di difesa. Questi organi nella medusa sono presenti in gran numero e dotati di una doppia funzione; sono infatti usati per il movimento e per la caccia. La locomozione della medusa avviene tramite il movimento sinuoso dei tentacoli e il successivo rigonfiamento dell’ombrella, mentre per quanto concerne la caccia la medusa si procura il nutrimento avvalendosi delle cellule urticanti, gli “cnidociti”, che si trovano sulla superficie dei tentacoli. Gli cnidociti sono particolari cellule che funzionano una sola volta e che devono pertanto essere rigenerati, hanno funzioni difensive ma soprattutto offensive, per paralizzare la preda; quando vengono toccati si attivano attraverso un meccanorecettore detto “cnidociglio”, estroflettendo dei filamenti urticanti detti “cnidae” che possono essere di due tipologie, nematoticisti o spirocisti, e che sono collegati a organuli chiamati cnidoblasti, contenenti un liquido urticante che ha funzione neurotossica o emolitica che può variare a seconda della specie, ma che solitamente è costituito da una miscela di tre proteine ad effetto cooperativo scoperte dal Premio Nobel Charles Robert Richet, che le classificò come ipnotossina, talassina e congestina. Anche se non tutte le meduse sono urticanti, alcune “cubomeduse” come la “Chironex fleckeri” sono molto pericolose per l’uomo, in alcuni casi possono addirittura causarne la morte per shock anafilattico. Generalmente le sostanze tossiche e urticanti liberate dalle nematocisti delle meduse provocano nell’uomo una reazione infiammatoria acuta che è caratterizzata da eritema, gonfiore, bolle vescicole, bruciore e dolore. Alcune classi di meduse, fra queste le “scifomeduse”, alle quali appartengono le specie più grandi e note, e i “cubozoi”, detti anche “cubomeduse” o “meduse a scatola” che hanno l’ombrella di forma cubica e nematocisti molto velenosi, sono dotate del “ropalio”, un organo sensoriale composto da una “statociste”, una vescicola contenente un corpo minerale detto “statolite” o “statolito” che dà alla medusa il senso dell’orientamento spaziale, e da un fotorecettore, detto macchia oculare, sensibile all’intensità luminosa e che permette all’animale di regolare la sua profondità secondo l’intensità della luce. Le cubomeduse possiedono quattro ropali molto evoluti e complessivamente possono arrivare ad avere fino a 24 occhi; alcuni sono semplici macchie oculari, alcuni sono neuropupille, ossia aree sensoriali fotorecettrici altamente sensibili alla luce, mentre altri sono dotati di vere e proprie lenti, simili al cristallino umano, cornea e retina. I “Cubozoi” sono gli unici fra tutti gli Cnidari capaci di nuotare attivamente per cacciare ed evitare gli ostacoli, proprio grazie all’elaborato sistema visivo dei loro ropali. La locomozione nelle meduse è originale ed efficiente; i muscoli della “mesoglea”, infatti, si espandono radialmente e si contraggono generando un vortice di partenza che spinge l’animale in avanti, poi terminata la contrazione la mesoglea arretra elasticamente creando un vortice di arresto senza input di energia extra e dando così la possibilità a tutto il processo di ricominciare. La “mesoglea” o “mesoilo” è una sostanza traslucida, non vivente e gelatinosa, che si trova tra i due strati di cellule epiteliali, l’ectoderma e l’endoderma, nei corpi di Cnidari e spugne; la mesoglea, che funziona come uno scheletro idrostatico, si riferisce più propriamente e correttamente alle meduse, mentre il mesoilo è meglio riferito al tessuto delle spugne. La riproduzione della medusa è di tipo sessuale ed avviene tramite gameti emessi nell’ambiente nel quale avviene poi la fecondazione. Negli “Scifozoi” si possono distinguere due fasi riproduttive, quella sessuale e quella asessuale. Nella fase sessuale la femmina depone le uova in mare e il maschio libera gli spermatozoi per fecondarle; dallo zigote, la cellula ottenuta dalla fecondazione, nasce la “planula”, una larva, tipica degli organismi che fanno parte del phylum degli Cnidari o Celenterati, che scende e si fissa sul fondale dove poi assume la forma di un polipo prendendo il nome di “scifistoma”. Nella fase asessuale lo scifistoma si divide in “efire”, giovani meduse che liberandosi nell’acqua diventeranno individui adulti. L’aspettativa di vita della maggior parte delle meduse varia da pochi mesi ad un anno circa, ma c’è una medusa nota per essere biologicamente immortale, poiché una volta adulta o ferita può invertire il suo ciclo vitale tornando allo stadio di polipo, per poi ricominciare a vivere. La “Turritopsis nutricola”, conosciuta anche come la “medusa immortale”, che è presente nel Mediterraneo e nei mari del Giappone e ha un’ombrella più piccola di una monetina e lunghi tentacoli filamentosi, secondo alcuni studi è potenzialmente immortale poiché in grado di ringiovanire fino a ricominciare un nuovo ciclo di vita. Questo processo di ringiovanimento detto “transdifferenziazione” sembra essere causato da diversi fattori ambientali che partecipano ai mutamenti cellulari dell’organismo di questa specie di medusa. La medusa immortale, un idrozoo della famiglia “Oceaniidae”, è quindi in grado di tornare allo stato di polipo dopo avere raggiunto la fase di medusa adulta ed è l’unica specie animale conosciuta in grado di tornare completamente ad una fase coloniale sessualmente matura dopo avere raggiunto la maturità sessuale come individuo solitario.
“Nell’acqua le meduse sono una creatura
vivente che sembra un fiore o un fiore che
sembra una creatura vivente, un fiore che è
cresciuto e si aperto nell’acqua e ha le
movenze e i respiri di una creatura vivente”
Fabrizio Caramagna.
Negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici, si è registrato un notevole e costante aumento del numero di meduse; questo fenomeno è collegato all’innalzamento della temperatura media delle acque dei mari, che favorisce la riproduzione di molte specie. Particolari condizioni di salinità, temperatura e disponibilità di prede possono favorire il “bloom di meduse” o “fioritura”, ossia la proliferazione di tantissimi animali di questa specie nello stesso luogo e nello stesso momento. Le meduse possono quindi moltiplicarsi e concentrarsi a dismisura in alcune aree; tuttavia, non vivono insieme consapevolmente come animali sociali. L’aumento della temperatura delle acque facilita anche l’arrivo di nuove diverse specie tropicali aliene che ben si diffondono trovando un ambiente loro favorevole; alcune di queste specie determinano un significativo sbilanciamento nell’ecosistema poiché, particolarmente voraci, incrementano notevolmente la competizione per l’approvvigionamento delle risorse. Tra gli altri fattori che facilitano la fioritura delle meduse ci sono: l’inquinamento, la cementificazione dei litorali, che comporta un cambiamento delle cosiddette “nicchie ecologiche” creando un ambiente riproduttivo molto favorevole, e l’intensificazione della pesca, in particolare quella industriale, che ha come conseguenza sia la diminuzione dei potenziali predatori delle meduse, che la riduzione del numero dei pesci competitor per il fitoplancton, che si trova alla base della catena alimentare nella grande maggioranza degli ecosistemi acquatici. La medusa per me era una creatura praticamente sconosciuta, e leggere e documentarmi su “questo temibile, gelatinoso, trasparente, straordinario animale marino” per scrivere il mio articolo, è stato come sempre interessante ed istruttivo, ma anche estremamente affascinante. Ho scoperto infatti “un mondo”, quello delle meduse, unico e sorprendente, ennesima testimonianza e meraviglioso esempio della grandezza e dell’assoluta bellezza di Madre Natura.

“Possiamo nel cristallino mare,
una bella medusa incontrare.
Di lei non dobbiamo aver paura:
indica che l’acqua è gaia e pura.
Ha un aspetto interessante,
il suo corpo è cangiante.
Sembra un polpo rovesciato
o un ombrellone merlettato.
Coi tentacoli urticanti,
lunghi, gelatinosi e filanti,
i predatori fa scappare
e le prede sa afferrare.
Non la catturare col retino,
lasciala nell’habitat marino!”
Medusa, filastrocca di Costanza De Luca.
