Visitando la mostra dell’artista sanremese Davide Puma, allestita in Palazzo Vecchio, si è catturati e pervasi dall’impressione che possano esistere altre dimensioni. La sua pittura è colore, ma anche suono, ritmo e vibrazione. Si allertano i sensi. Ogni creatura dipinta sulla tela rappresenta una storia da lui esperita e nasce, secondo la sua poetica, da energie invisibili che compartecipano allo stato creativo. I quadri di Davide Puma risuonano con noi spettatori e con l’energia che fluisce dentro di noi. L’artista ha raccontato di aver avuto esperienze di fuoriuscita dal corpo. Se ne è distaccato, riuscendo a vedere se stesso, l’ambiente circostante e molto di più: la vita non pare dunque esistere solo nella materia e, all’aumentare delle frequenze vibratorie, l’essere umano può allontanarsene e divenire energia.

Se in passato l’artista aveva già accennato a un linguaggio onirico, nelle più recenti produzioni ha cominciato a percepire altre dimensioni che concorrono al suo creare. All’inizio di ogni suo processo creativo, affronta, sì, razionalmente le questioni pratiche relative alla composizione o all’aspetto cromatico, ma poi subentrano forze altre che lo guidano. La sua è un’arte che trascende ma al contempo si radica nella materia e nella natura. È un caleidoscopio di immagini che alludono allo slancio, al movimento pur conservando una statica, ma leggera imponenza, in un ideale equilibrio dato dallo yin e dallo yang. I suoi dipinti raffigurano animali, donne, immagini sacre, creature mitologiche e paesaggi. Ne seguiamo con gli occhi le forme rotonde e armoniche, i colori distensivi e onirici. Ricorrente è una fascia rossa alla base dei suoi quadri, espressione di terra, concretezza, forza materica che si fonde costantemente a elementi interiori, spirituali.

Davide Puma, dopo aver collaborato con gallerie d’arte in Italia, a Parigi, a Londra, a Ginevra e a Kyoto, ha consolidato negli anni una carriera internazionale con personali sia in Italia che all’estero.
La mostra “IO NATURA – La meccanica divina” è visitabile a Palazzo Vecchio, in Sala d’Arme, fino al 25 luglio.
