
Cosa spinge una figura istituzionale a rilasciare dichiarazioni oggettivamente indifendibili? A volte è una strategia politica: si lancia nell’agone mediatico un argomento che non è in agenda, scomodo o fortemente controverso, per sollevare un dibattito fine a se stesso, ma comunque utile a soddisfare le istanze di gruppi di potere influenti, si pensi alla Chiesa o alle varie lobbies. Altre volte, invece, queste infelici esternazioni sono semplicemente il frutto di una personalità perturbata dai seducenti richiami di un ego smodato che irrompe in superficie. È questo il caso del Presidente della Corte Suprema dell’India, Surya Kent, che, il 15 maggio di quest’anno, ha paragonato i giovani disoccupati a degli “scarafaggi” in possesso di “lauree fasulle”.
La dichiarazione ha scatenato la reazione peggiore possibile, almeno dal punto di vista dell’establishment. Il “Neet” è l’esame di ammissione indiano agli studi di medicina, ed è l’unico modo per intraprendere la carriera di dottore: uno sbocco professionale assai prestigioso e sempre molto ambito tra i giovani indiani. Nel 2024 ben 2.4 milioni di studenti hanno sostenuto questo importantissimo esame. In seguito si è scoperto che le domande erano state trafugate e rivendute agli studenti per cifre da capogiro, fino a 45mila euro. Per questo motivo, tredici persone sono state tratte in arresto. Nel 2026 la fuga di notizie si è ripetuta e il Neet è stato annullato, ma non senza conseguenze drammatiche. La famiglia di uno studente aveva venduto dei terreni e contratto debiti per pagare i costosi corsi di preparazione all’esame che il figlio avrebbe dovuto sostenere. Una volta saputo che il test era stato annullato, il ragazzo si è tolto la vita.
Invece di scagliarsi contro la porosità dimostrata dal sistema, di promettere punizioni esemplari per i colpevoli, di promuovere una riflessione sull’estremizzazione della competitività scolastica che genera storture come questa, e sul sistema economico incapace di offrire un posto di lavoro ai milioni di giovani istruiti che hanno rispettato le regole, Kant ha scaricato la responsabilità ultima dell’accaduto sui pochi che hanno giocato sporco. Il Presidente dell’Alta Corte, molto probabilmente, non voleva generalizzare, ma la sua incauta esternazione ha prodotto l’effetto esattamente contrario: tutto il popolo dei disoccupati — e sono un’enormità — con un alto livello di istruzione si è sentito chiamato in causa e qualcuno ha colto al volo l’occasione per uscire allo scoperto e provare a cambiare le cose.
Abhijeet Dipke ha 30 anni e ha lasciato l’India un paio di anni fa, come decine di migliaia di suoi coetanei. Abhijeet si è trasferito a Boston per completare il suo ciclo di studi superiori, perché ha capito che, nonostante tutti gli sforzi, i sacrifici e le promesse, l’India non è in grado di offrirgli alcun futuro. Poco dopo aver appreso delle dichiarazioni di Kant, ha fondato un movimento il cui nome dice tutto, Cockroach Janta Party (Cjp), il Partito degli Scarafaggi. Il simbolo del neonato movimento è uno scarafaggio in piedi davanti a un leggio oratorio e un microfono, con occhiali da sole in stile “Blues Brothers” e due zampette incrociate. In soli cinque giorni il suo profilo Instagram ha ottenuto 15 milioni di followers. Nell’autoironica descrizione della sua ragion d’essere il Cjp si propone di diventare “la voce dei pigri e dei disoccupati” che stanno tutto il giorno on-line. Ma la realtà intercettata dal movimento è un’altra. Questa enorme e repentina base di consenso non si è formata aggregando virtualmente schiere di ragazzi squinternati senza valori, né senso di responsabilità. Essa raccoglie la delusione e la frustrazione di tutti quei giovani che hanno creduto nel sistema, che lo hanno alimentato con l’impegno a perseguire il massimo livello di istruzione, spesso a costo di sacrifici enormi da parte delle loro famiglie, e che da quello stesso sistema sono stati traditi.
Nonostante gli indici macroeconomici in costante crescita, l’economia indiana non è in grado di assicurare ai suoi laureati o diplomati le opportunità promesse. Il settore manufatturiero, che fino a un decennio fa garantiva un enorme serbatoio di posti di lavoro non qualificati, oggi non è più considerato appetibile da chi ha portato a compimento gli studi. Mentre l’intelligenza artificiale, dal canto suo, sta cominciando ad erodere gli spazi impiegatizi di basso livello nei servizi e nell’amministrazione. A tutto questo, il sistema India non è stato in grado di fornire una risposta alternativa. Studiare diventa, così, una mera procrastinazione di un inevitabile ed endemico stato di disoccupazione. Un’intera generazione ha visto le proprie aspirazioni, fomentate e legittimate dalle istituzioni, infrangersi davanti al muro della mancanza di posti di lavoro. I dati relativi alla disoccupazione giovanile e femminile sono impietosi. Il raggiungimento di una maggiore eguaglianza sociale, di cui l’istruzione doveva essere la principale leva, è un obiettivo del governo solo sulla carta. Ad oggi, più del 40 per cento della ricchezza nazionale è nelle mani dell’1 per cento della popolazione. Non s’intravede alcun cambio di politica economica per contrastare questa tendenza. Anzi. Il premier Modi profonde tutte le sue energie per promuovere l’India come una vera e propria potenza mondiale. Poco importa se il paese, visto dall’interno, appare come un gigante dai piedi di cristallo. I problemi come quello relativo alla condizione dei giovani istruiti che il mercato del lavoro non è in grado di assorbire, sembrano essere stati depennati dall’agenda politica. È questa l’India contro cui il Cjp vuole alzare la propria voce: un paese ancora minato da fortissime contraddizioni e diseguaglianze, in cui alcuni indici di democrazia sono tra i più bassi del mondo, e un certo suprematismo religioso sta pericolosamente prendendo sempre più campo.
Scegliendo gli scarafaggi come metafora, Kant voleva sicuramente evocare gli universali sentimenti di repulsione che li accompagnano, per dare forza al suo giudizio sprezzante. Non poteva certo immaginare che il Cjp, invece, avrebbe usato a proprio vantaggio alcuni tratti distintivi di segno opposto al disgusto. Lo scarafaggio è certamente un animale che provoca repulsione, ma allo stesso tempo incarna resilienza e capacità di sopravvivere a tutto. Il Cjp ha fatto proprie queste caratteristiche, dando loro una connotazione politica: come una colonia di scarafaggi, il partito è tenace, resistente, impossibile da debellare. È presto per dire se avrà la forza sovversiva dei movimenti giovanili che, a sorpresa, hanno rovesciato i governi del Bangladesh e del Nepal, ma intanto le rivendicazioni di cui si è fatto portavoce, coinvolgono da vicino quella parte di elettorato che è in grado di spostare gli equilibri elettorali, e si possono considerare un’ottima base di partenza. Prova ne è il fatto che il 6 giugno, a meno di un mese dalle dichiarazioni di Kant, migliaia di persone hanno partecipato alla prima manifestazione ufficiale del Cjp, indetta per chiedere le dimissioni del ministro dell’istruzione per gli scandali degli esami truccati nelle scuole e nei concorsi pubblici. Nonostante l’arresto di sei persone, la manifestazione è stata pacifica e si può parlare di un primo piccolo, grande successo. Vedremo in cosa si evolverà questo ennesimo, clamoroso caso di dissenso on-line, ben consapevoli che anche il percorso più lungo e fruttuoso inizia sempre allo stesso modo: un passo alla volta, un piede davanti all’altro.
