Pochi uomini possono essere ricordati e associati al termine di coraggio, quello di vivere e anche di morire per un ideale, come Enrico Toti. Nacque a Roma, nel quartiere Esquilino, il 20 agosto 1882. Suo padre Nicola, era un ferroviere originario di Cassino e sua madre Semira Calabresi era originaria di Palestrina. Enrico, fin da piccolo, mostrò un carattere esuberante e all’età di quindici anni si imbarcò come mozzo sulla nave scuola Ettore Fieramosca. Poi passò alla corazzata Emanuele Filiberto e infine sull’incrociatore Coatit. Nel 1904 Enrico Toti fu coinvolto negli scontri sul Mar Rosso, contro i pirati che infestavano il mare antistante la colonia italiana dell’Eritrea. L’anno seguente Enrico Toti fu congedato e assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista. All’epoca gestire i treni era un mestiere difficile e pericoloso, c’erano operazioni da effettuare che richiedevano attenzione e perizia. Il 27 marzo 1908 nella stazione di Colleferro, durante una manovra per l’aggancio con un’altra locomotiva, per fare rifornimento d’acqua, una macchina si spense ed Enrico Toti scivolò, rimanendo con la gamba sinistra incastrata tra gli ingranaggi. Fu trasportato d’urgenza all’ospedale di Velletri e dovettero amputargli la gamba al livello del bacino. Enrico Toti perse il lavoro, ma non la voglia di vivere e combattere. Si impegnò in varie attività e quelle che oggi definiremmo challenge, le sfide con se stessi che vanno oltre le proprie forze fisiche, ma sono sorrette dalle forze mentali. Nel 1911 Enrico Toti raggiunse Parigi in bicicletta pedalando su una sola gamba, che già è difficile con due, immaginando le strade dell’epoca. Dalla capitale francese attraversò il Belgio, poi i Paesi Bassi, passando dalla Danimarca e raggiungendo la Finlandia e la Lapponia. Dall’estremo nord si spostò verso la Russia e poi la Polonia, rientrò in Italia nel giugno del 1912. Tanta roba. Evidentemente non pago di tanto viaggio, nel gennaio del 1913 Enrico Toti ripartì con la sua fedele bicicletta verso sud. Raggiunse Alessandria d’Egitto e poi il confine del Sudan, dove fu fermato dalle autorità inglesi, in quanto giudicato un territorio troppo pericoloso da percorrere, quindi Enrico Toti tornò verso Il Cairo e poi in Italia. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, si accese lo spirito di Enrico Toti, che tuttavia vide respinte le sue domande di arruolamento a causa della grave menomazione. Ovviamente non si arrese e raggiunse il fronte in bicicletta, fermandosi a Cervignano del Friuli. Fu accolto come civile volontario, adibito a servizi non attivi. Una sera fu fermato da una pattuglia dei carabinieri di Monfalcone e obbligato a lasciare il fronte. Enrico Toti non si perse d’animo, non era nel suo stile e grazie all’interessamento del Duca d’Aosta, riuscì ad essere aggregato al Comando Tappa di Cervignano del Friuli, sempre come volontario civile. Testardo e coraggioso come pochi, Enrico Toti alla fine riuscì a farsi trasferire al battaglione bersaglieri ciclisti del terzo reggimento e fu proclamato bersagliere dal maggiore Rizzini l’elmetto piumato da bersagliere e le agognate stellette militari. Nell’agosto del 1916 infuriava la sesta battaglia dell’Isonzo, che si concluse con la presa di Gorizia. I combattimenti furono cruenti e ovviamente Enrico Toti non si risparmiò e fu in prima linea. Il 6 agosto del 1916 Enrico Toti si lanciò con il suo reparto nell’attacco di Quota 85 a est di Monfalcone. Il fuoco nemico lo ferì più volte ma Enrico Toti non arretrò di un solo centimetro e pur ferito quasi a morte, ebbe la forza, come dal racconto dei suoi commilitoni, di lanciare la sua gruccia verso il nemico, prima di cadere esanime in quel bosco di Monfalcone dal quale si scorge il mare. Enrico Toti morì in quel giorno d’estate, in fondo, come aveva sempre desiderato, combattendo per un ideale. Fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, dal re Vittorio Emanuele III, pur non essendo mai stato mai immatricolato come militare. La salma fu traferita a Monfalcone e poi nel 1922 a Roma, dove ricevette solenni funerali e arroventando il già difficile clima di quegli anni in cui il fascismo stava prendendo il potere, essendo Enrico Toti un esempio sul quale costruire leggende per proprio tornaconto. Enrico Toti è stato un eroe di guerra, un uomo che è andato oltre le sue possibilità fisiche, sempre sorretto da una forza interiore e un’integrità oggi difficili da riscontrare.
Enrico Toti: il coraggio di vivere e di morire
