di Giovanni De Fanis
Basso Sciarretta nasce a Termoli da padre termolese e madre pugliese, il 18 marzo 1921. Costretto a seguire, con la famiglia, il padre capotreno delle ferrovie dello Stato in varie località del paese, abbandona fin da ragazzo la città di nascita, per approdare definitivamente a Torino. Qui compie gli studi liceali per passare poi a quelli universitari. Ma nel 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia, è costretto a interromperli perché chiamato alle armi come Ufficiale di complemento e inviato sul fronte albanese, dove assisterà ad atrocità terribili contro le popolazioni locali. Consumatasi la tragedia dei Balcani, ecco l’8 settembre e il ritorno avventuroso a casa per una licenza. Ma quella dura esperienza non è stata per lui senza significato. Anziché rispondere all’avviso del governo fascista di Salò di presentarsi in caserma a Torino per una nuova assegnazione, decide di nascondersi e compiere a 23 anni la scelta più importante della sua vita, quella che lo segnerà per sempre. Ai genitori, nel frattempo rifugiati in Puglia e che non vede da quando è partito per la guerra, scrive nel luglio del 1944 una lettera per annunciare loro la decisione:
«Papà e mamma carissimi, questa lettera vi verrà recapitata dallo zio Ulderico, nel caso in cui voi, venendo a Torino, io fossi lontano di qui. Vado con i ribelli della montagna…».

Una definizione poetica che si ritrova in “Dalle belle città”, uno dei più noti e belli canti partigiani. Per circa dieci, terribili mesi, “Walter” (questo il nome di battaglia scelto) e i suoi compagni del I gruppo Divisioni Alpine Langhe, al comando di Enrico Martini “Mauri”, un coraggioso ufficiale monarchico, cercano «la libertà tra rupe e rupe». Al collo hanno un fazzoletto azzurro, a differenza di quello rosso dei componenti le Brigate Garibaldi organizzate dal partito comunista, ma la stessa ferma determinazione nel voler combattere tedeschi e fascisti e restituire all’Italia la libertà e la democrazia. In uno di quei frangenti Basso Sciarretta viene catturato nella zona di Rocca Ciglié dai militi fascisti. Fortunatamente non viene riconosciuto come combattente, ma solo gravemente sospettato di essere collegato alla Resistenza. Il suo destino tuttavia sembra ugualmente segnato: fucilazione. Si salverà grazie alle testimonianze degli abitanti di quel piccolo paesino delle Langhe, solidali con i partigiani, riprendendo poi la lotta fino alla fine. Basso Sciarretta rimane con Martini “Mauri” fino alla liberazione delle Langhe e poi di Torino. Un’esperienza, quella partigiana, che gli resterà “cucita” addosso per il resto della vita, influenzandone anche l’attività artistica.

Nel maggio del 1945 in un’altra lettera ai genitori può finalmente dire: «[…] ora che il mio dovere è stato compiuto raccolgo i frutti dei miei sforzi e sacrifici fatti, combattendo sulle montagne piemontesi». Quei frutti sono la libertà riconquistata, il ritorno alla vita normale. Nel dopoguerra, infatti, riprende gli studi interrotti laureandosi nel 1948 in Giurisprudenza, ma non farà mai l’avvocato, il magistrato o il poliziotto, bensì l’assicuratore.

Dopo quella per la libertà e la democrazia Basso Sciarretta brucia per un’altra passione: l’arte. In particolare per la pittura, ma non solo. L’apprendistato lo svolge nello studio di un bravo maestro a Torino e nel 1953 già allestisce la sua prima mostra. Ne seguiranno molte altre, oltre un centinaio, in Italia (anche a Termoli nel 1987) e all’estero, attraverso le quali si fa conoscere e apprezzare da critici ed esperti per il suo straordinario talento.

L’ultima sua visita a Termoli risale all’anno 2000. Teneva a rivedere la città che gli aveva dato i natali e, soprattutto, la sua casa: un palazzo signorile situato tra il Corso Nazionale e via Adriatica. Chi lo ha accompagnato in quella occasione ricorda ancora la forte emozione provata. Basso Sciarretta lavorerà sia in azienda che come artista fino a tardi.

Uno dei lavori legati esplicitamente al tema della lotta partigiana e antinazista è la serie di disegni sulla Resistenzacon i quali ha illustrato un’importante pubblicazione del 2003 curata da Gio Ferri e Gilberto Finzi, che raccoglie i versi di Aragon, Caproni, Breton, Hikmet, Neruda, Eluard, Gracia Lorca, Pasolini, Quasimodo e il nostro Giose Rimanelli. Una sorta di testamento spirituale. Muore a Borgo San Dalmazzo il 26 gennaio 2006, all’età di 85 anni.

Per sua volontà i resti riposano nel cimitero del piccolo borgo di Rocca Ciglié, dove aveva combattuto come partigiano e dove teneva anche uno dei suoi studi, le due grandi esperienze della sua vita.
«Sento l’erba crescere sulla rocca di Ciglié… le nuvole continueranno a correre senza fermarsi. Io non morirò mai. Soltanto le nuvole continueranno a correre senza fermarsi. Questo è il miracolo. Basta crederci».
Basso Sciarretta

Il 25 novembre 2024 nel Parco della Resistenza di Cuneo, nelle vicinanze del grande monumento alla Lotta di Liberazione di Umberto Mastroianni, è stata collocata con cerimonia ufficiale “Protoforma”, una scultura di Basso Sciarretta realizzata nel 1995 in ferro galvanizzato, donata dai figli alla Città Medaglia d’Oro al Valor Militare; il 24 aprile 2026, a Borgo San Dalmazzo, nell’area verde adiacente a MEMO4345, è stata inaugurata un’altra opera di Sciarretta, anch’essa donata dalla famiglia alla Città Medaglia d’Oro al Merito Civile: “Protoforma – La nascita del volo”, scultura che vuole rappresentare l’impulso vitale e morale che animò la Resistenza nella sua tensione verso un volo di libertà.

In questa occasione i figli del partigiano-artista, nel ribadire il significato simbolico dell’opera in contrasto con le atrocitàdella guerra, hanno sottolineato che essa, oltre a ricordare il loro padre come “ il partigiano tenente Walter”, vuole rendere omaggio anche a suo zio, Gennaro Sciarretta, che fu massacrato dai nazisti nell’agosto 1944 nell’eccidio di San Terenzo Monti, frazione di Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, dove lui e i suoi compagni furono sottoposti ad un atroce supplizio prima della morte.

(Si ringrazia la famiglia di Basso Sciarretta per la gentile concessione del materiale fotografico.)
Giovanni De Fanis , nato a Termoli, è giornalista pubblicista e ha contribuito con le sue opere alla conoscenza della storia della marineria e del turismo balneare nella sua Città. Altrettanto impegno ha profuso nel portare alla luce pagine nascoste di Termoli e del Molise nel periodo fascista. Accanto a questi temi non minore cura ha riservato alle tradizioni popolari, alla poesia dialettale e ad altre forme espressive aventi per contenuto l’idioma locale e la sua versatilità.
