foto di copertina : Foto di Miguel Teirlinck su Unsplash
“Non c’è animale più stupido della marmotta -disse l’etologo- sta ferma ore e ore a contemplare il sole. Non c’è animale più stupido dell’etologo -disse la marmotta- sta fermo ore e ore a contemplare me” Enzo Costa, giornalista, scrittore e autore di satira italiano
La romantica immagine della marmotta che scruta l’orizzonte è da sempre parte dell’immaginario collettivo, ma in realtà, contrariamente a quanto si crede, le marmotte non scrutano l’orizzonte per ore come abitudine di vita e tanto per “passare il tempo”, ma osservano con attenzione l’ambiente circostante come vere e proprie “sentinelle”, per avvertire i compagni di eventuali minacce. Tutti i membri della colonia, infatti, durante l’attività di foraggiamento restano vigili e, come succede in molte “specie-preda” nelle quali l’attenzione deve essere sempre massima, tutti quanti, mentre mangiano nei pascoli, alzano regolarmente la testa per scrutare, anche solo per un breve istante, come è la “situazione” attorno a loro e verificare la presenza di eventuali pericoli o predatori, potendo così mettere in allerta tutto il gruppo. La marmotta “Marmota” è il genere dell’ordine dei Roditori “Rodentia” cui appartengono le 15 specie di marmotte, scoiattoli di terra (Marmotini), diffusi in Eurasia e in America del Nord, principalmente abitanti delle steppe fredde. La “Marmotta delle Alpi”, la protagonista di questo mio articolo, che oggi vive solo nelle zone montuose al di sopra della linea degli alberi, durante l’era glaciale del Pleistocene era presente in tutte le pianure europee, dai Pirenei all’Ucraina; era invece assente proprio dalle Alpi, che allora erano ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio, ma che con la fine dell’era glaciale divennero l’habitat adatto alla vita di questa specie. La Marmotta delle Alpi “Marmota marmota” è un mammifero roditore della famiglia degli Sciuridi, diffuso su tutto l’arco alpino. È una delle specie più caratteristiche delle zone d’alta quota. Vive ad altitudini comprese tra i 1.400 e i 2700 metri sul livello del mare, nelle pietraie e nei pascoli alpini, al limite superiore delle foreste dove gli alberi cominciano a diradarsi, lasciando il posto ai vasti Prati d’alta quota, aperti e soleggiati. Questa marmotta è un animale di notevoli dimensioni, è il roditore più grande delle Alpi. Ha un corpo tozzo e robusto, con un peso variabile tra i quattro e gli otto chilogrammi, per una lunghezza che può raggiungere i 70 centimetri, di cui una ventina almeno sono rappresentati dalla coda che è scura, molto pelosa e che termina con un ciuffo nero. La marmotta ha la testa grande e arrotondata e il muso largo e corto, con gli occhi che, posizionati lateralmente, le garantiscono una visione molto ampia, mentre le orecchie sono tonde, piccole e quasi nascoste dalla pelliccia. Il manto, che la marmotta cambia una volta l’anno tra giugno e agosto, è ruvido e folto, costituito da lana e setole, di colore grigio-bruno sul dorso e più rossiccio nella parte inferiore, ed è funzionale all’isolamento termico, particolarmente durante il periodo del letargo. La marmotta delle Alpi ha incisivi molto sviluppati, a crescita continua e molto taglienti, caratteristica questa comune e distintiva di tutti i roditori, ed ha delle vibrisse “importanti”, fondamentali per la vita sottoterra. La marmotta è un mammifero plantigrado con zampe forti e artigli lunghi e potenti, perfetti per scavare, e come accennato è un animale che va in letargo. Le marmotte, in un gruppo che va da un minimo di tre ad almeno10-15 individui, si ritirano nella stessa tana all’arrivo dell’autunno, generalmente tra fine settembre ed ottobre, dove si scalderanno a vicenda per affrontare il letargo nell’inverno ad alta quota. Durante il letargo, che finisce in primavera, generalmente ad aprile, avviene un vero e proprio, straordinario, adattamento fisiologico; il battito cardiaco della marmotta rallenta notevolmente, la respirazione diventa quasi impercettibile e la sua temperatura corporea scende drasticamente. Per poter sopravvivere al periodo di quiescenza, la marmotta, che dorme per lunghi periodi risvegliandosi solo occasionalmente, utilizza le riserve di grasso accumulate durante l’estate nutrendosi abbondantemente di erbe, foglie, germogli, graminacee, radici, fiori e bulbi. La marmotta, che è particolarmente ghiotta di erbe aromatiche, è un mammifero erbivoro, solo raramente integra la sua dieta con piccoli insetti, ed è anche piuttosto selettiva riguardo alla sua dieta, mangia infatti erbe, radici e semi molto ricchi in nutrienti che le consentono di accumulare bene il grasso necessario ad affrontare l’inverno, il freddo e il letargo. Un’altra caratteristica della marmotta, comune anche ad altri animali che vivono ad alta quota, è che non beve direttamente acqua, ma il suo fabbisogno idrico è soddisfatto dai liquidi presenti naturalmente nei vegetali dei quali si nutre. Le marmotte sono animali sociali e diurni. Vivono in gruppi familiari a volte anche molto numerosi; queste colonie di marmotte sono composte da una coppia dominante e dai loro “parenti” più giovani. Una curiosità sul comportamento delle marmotte è che queste si salutano strofinandosi il naso e unendo le teste. La “vita sociale” delle marmotte gioca un ruolo fondamentale nelle possibilità di sopravvivenza di questa specie durante il letargo, poiché con l’aumentare del numero di individui che condividono la stessa tana e che possono quindi scaldarsi vicendevolmente, aumentano le possibilità dei più piccoli, che hanno bisogno di tantissimo calore, di potersi risvegliare in primavera, sopravvivendo al lungo periodo di sonno. Durante il giorno, stando sempre nelle vicinanze della propria tana, la marmotta si dedica alla ricerca del cibo, alla vita all’aperto sotto il sole e alle relazioni con gli altri esemplari presenti nel gruppo. A proposito delle tane che sono casa e rifugio per la marmotta, questi animali con le loro forti zampe e i potenti artigli, ne scavano “di complesse e diverse”; le tane estive sono più superficiali e con numerose aperture, mentre quelle invernali sono più profonde e con lunghe gallerie che portano ad una camera principale rivestita di fieno, perfetta per passare il periodo di letargo. Le marmotte sono animali sociali ma anche molto territoriali; attraverso le ghiandole presenti nelle zampe, sul muso e nella zona anale, secernono sostanze odorose che utilizzano per marcare i confini del proprio territorio, e quando questo non è sufficiente a tenere lontano gli intrusi, possono verificarsi inseguimenti e persino scontri fisici, mentre la strategia di fronte ad un predatore è sempre la fuga.

“La marmotta è una bestiola timida e sempliciotta, per non dire incauta” Mauro Corona, scrittore, scultore e alpinista italiano.
Timida, sempliciotta, incauta, ma anche accorta “sentinella” nel verificare pericoli e minacce; infatti, quando la “guardia” di turno percepisce un pericolo o la presenza di un predatore, alzandosi sulle zampe posteriori emette un forte fischio, e in pochissimi secondi tutto il gruppo si rifugia nella tana. Le marmotte hanno diversi predatori; tra questi ci sono: l’orso, il lupo, la volpe e i rapaci. Tra tutti i predatori, l’aquila reale è la più temuta in quanto attacca anche gli individui adulti e più grandi in dimensioni, mentre i piccolini sono purtroppo attaccati da tutti, anche dai serpenti, in particolare dalla vipera. Il famoso verso della marmotta, che è il suo principale mezzo di comunicazione, è più un grido che un fischio, e varia di intensità e modo a seconda del messaggio che vuole comunicare e del tipo di pericolosità del predatore; ad esempio, a seconda del numero di richiami emessi dalla sentinella del momento, il gruppo capisce se si tratta di un predatore che viene da terra o dal cielo. Il richiamo della marmotta, come detto, non è un fischio vero e proprio prodotto dalle labbra, bensì è un suono emesso dalla laringe con la bocca aperta. La marmotta che ha un’aspettativa di vita intorno ai 15 anni, raggiunge la maturità sessuale intorno ai tre anni. Dopo il “periodo degli amori”, che va generalmente da aprile a giugno, e dopo una gestazione di poco più di un mese, la femmina partorisce da due a cinque cuccioli, che nascono ciechi e nudi. I piccoli apriranno gli occhi dopo circa tre settimane di vita e saranno allattati per circa un mese e mezzo; dopo due mesi saranno già completamente indipendenti. La marmotta delle Alpi è nota all’uomo fin dall’antichità. Già il naturalista romano Plinio la conosceva e la chiamava “Mus alpinus”, topo delle Alpi, descrivendola come “uso a vivere in cattività e a fischiare come un topo”. Nel corso dei secoli successivi la specie è stata “nominata” nelle varie regioni europee in diversi modi, e alcuni di questi nomi sono arrivati fino ai giorni nostri, come lo svizzero “Murmeli” o il francese “Marmotte”. A proposito di quest’ultimo termine, nel 1909 Keller osservò che semplicemente significava “topo dei Monti”, non differendo poi molto dall’antico “Mus alpinus” di Plinio. Nel Medioevo la vivacità, la destrezza e la capacità di questo animale di rimanere in posizione eretta la rendevano molto simpatica e le facevano riscuotere molto successo nelle fiere e nei mercati. La marmotta, fin dall’antichità, ha assunto importanti significati e simbolismi, ed è protagonista di varie credenze e leggende. È considerata simbolo di luce e vista come un animale portatore di serenità, di buon auspicio e rinascita, grazie alla sua capacità di sopravvivere ad un lungo periodo di letargo e di risvegliarsi in primavera quando la stagione torna ad essere bella e luminosa. Per la loro abilità di scavare per creare le proprie tane, le marmotte sono considerate anche simbolo di introspezione e profondità spirituale, e della necessità di inoltrarsi nel buio per trovare poi la luce. A questo si lega anche il simbolismo della tenacia e della perseveranza, doti meravigliose proprie della marmotta che da sempre è oggetto di attenzione nei culti pagani di ogni paese e civiltà, dall’Europa allo sciamanesimo dell’America del Nord, dove questo roditore è considerato come uno dei totem animali guida. In diverse credenze pagane e popolari, tra le quali alcune anche nel nord Italia, incrociare una marmotta è considerato simbolo di buona fortuna e di benedizione, e si dice che l’amore arriverà nella vita di chi la vede. A rafforzare l’idea che la marmotta sia un animale simbolo di luce, c’è una festa tradizionale americana e canadese legata al metaforico comportamento al suo risveglio mattutino, il “Groundhog Day”, il “giorno della marmotta”, che ha origine da credenze associate alla “Candelora”, che nella tradizione cristiana festeggia la luce; entrambe cadono il 2 di febbraio di ogni anno. Mi è molto piaciuto informarmi e scrivere della marmotta, di questo “simpatico roditore che scruta l’orizzonte”, che da sempre mi ha ispirato positività ma della quale non conoscevo la storia e le abitudini, e chiudo questo mio pezzo con una filastrocca che si intitola “Il risveglio della marmotta”, che descrive in poche righe non solo il risveglio della marmotta dal letargo, ma anche la “solarità”, la simpatia e la bellezza di questa creatura simbolo di luce.
“Toc, toc, toc, in piedi marmotta
di alzarti è più che ora
non sai ancora stupidotta
che oggi è arrivata primavera?
Chi osa bussare al mio uscio
e disturbare il mio letargo?
Ma ora che ci penso bene
è meglio che io esca al sole.
Sono la donnola amica
senti fischiare il gaio merlo?
Alzati e lavati la faccia
poi vieni con noi a giocare.
Ah, bondì, che tempo splendido!
Ma già gli alberi sono in fiore
ed è uno spettacolo magnifico
grazie per avermi chiamata!”
