“Il grande squalo scivolava silenzioso nelle acque notturne spinto da brevi colpi della coda a mezzaluna. La bocca era aperta solo quel tanto che bastava per far giungere un flusso d’acqua alle branchie. Quasi non c’era altro movimento: un occasionale correzione della rotta, apparentemente senza meta, con il lieve sollevarsi e abbassarsi di una pinna pettorale, così come un uccello muta direzione inclinando un’ala e alzando l’altra. Gli occhi erano ciechi nel buio fitto, e gli altri sensi non trasmettevano nulla di insolito a quel piccolo, rudimentale cervello. Pareva che dormisse, non fosse stato per il moto dettato in milioni di anni di istinto di conservazione” Peter Benchley, incipit del libro “Lo squalo”
Gli squali “Selachimorpha”, un super ordine dei pesci cartilaginei, sono tra gli animali più antichi del pianeta; sono infatti apparsi sulla terra circa 450-420 milioni di anni fa nel periodo “Ordoviciano”, molto prima quindi dei dinosauri, che comparvero sulla terra circa 230 milioni di anni fa, e persino prima che gli alberi colonizzassero le terre emerse e nascessero le foreste. I reperti più antichi riguardano scaglie fossili e risalgono a circa 450 milioni di anni fa, e le prime specie ben strutturate cominciarono a diffondersi all’incirca 400-370 milioni di anni fa. Gli squali sono sopravvissuti a ben cinque estinzioni di massa.
“Gli squali sono stati progettati dall’evoluzione come delle macchine biologiche formidabili: la loro dentatura, che al contrario della nostra, si rinnova continuamente, il loro occhio, che se non percepisce i colori può vedere molto bene in penombra, il loro olfatto, che sente il sangue a distanza di chilometri, beh, dimostrano come si tratti di essere prediletti dalla Natura” Giorgio Celli, entomologo italiano

Lo squalo della Groenlandia è sicuramente un essere straordinario, enorme, spaventoso, unico e bellissimo nel suo genere. Lo squalo della Groenlandia “Somniosus microcephalus” è un grosso squalo appartenente alla famiglia “Somnisidae”, è il vertebrato più longevo del pianeta, con una età media stimata intorno ai 400 anni, e dalle datazioni al radiocarbonio si presuppone che diversi esemplari abbiano persino raggiunto i cinque secoli di vita. Lo squalo della Groenlandia, il protagonista di questo mio articolo, è conosciuto anche come squalo norvegese o, in lingua madre, “equalussuaq”, ed è un gigantesco animale marino che vive nelle fredde acque del Nord della Terra. La distribuzione di questa specie è infatti limitata all’oceano Atlantico e al Mar Glaciale Artico, nelle acque prospicienti le coste della Groenlandia e dell’Islanda. Imparentato assai strettamente con il “Lemargo del Pacifico”, “Somnius pacificus”, uno squalo abissale diffuso molto a nord nelle acque gelide di tutto il pianeta, lo squalo della Groenlandia si spinge ancora più a nord, in realtà il “nostro” squalo si spinge più a nord di qualsiasi altra specie. Più fredda è l’acqua, più lo squalo della Groenlandia è “felice”. Questo animale marino, infatti, ama rimanere in acque con una temperatura compresa tra -1°C e -10°C e migra costantemente verso quelle zone dove, a seconda della stagione, le acque sono più fredde. È l’unica specie di squalo conosciuta in grado di tollerare per tutto l’anno le condizioni estreme dell’Artico. Insieme al Lemargo, che può raggiungere i sette metri di lunghezza, è la specie più grande della famiglia dei “Somnosidi”. Le sue dimensioni sono infatti paragonabili a quelle dello squalo bianco, con una lunghezza media fra i 4 e i 5 metri, arrivando anche a 6,4 metri, ed un peso che supera la tonnellata. Lo squalo della Groenlandia ha il muso arrotondato, le pinne piccole e una colorazione che va dal grigio al marrone. Nonostante le ragguardevoli dimensioni alle quali arriva, questo squalo ha una crescita lentissima, stimata intorno ad un centimetro l’anno. Ha due soprannomi, che si rifanno a due sue caratteristiche: “squalo sonnolento” e “squalo cieco”. È detto sonnolento perché è un animale che sembra non “avere mai fretta”; si muove infatti ad una velocità media di soli tre chilometri l’ora, e, nonostante la sua lentezza, non è ancora chiaro come possa cacciare le foche. Lo squalo della Groenlandia è una specie carnivora e la sua dieta è composta, oltre le foche, da diversi tipi di pesci come anguille, sculpin e pesci passera, ma anche crostacei, uccelli marini e carogne di animali come cavalli e renne; praticamente si nutre di qualsiasi cosa possa trovare, vivo o morto che sia. Il soprannome di squalo cieco viene invece del fatto che il 90% degli esemplari di questa specie purtroppo è colpito da un parassita, l’ “Ommatokoita elongata”, che attacca agli occhi e ne distrugge il tessuto corneale, rendendolo parzialmente cieco. Anche se ipovedente, lo squalo, è un abile cacciatore in quanto, per catturare le prede, si affida ad altri sensi; del resto, dovrebbe farlo comunque, dal momento che la luce difficilmente riesce a filtrare e penetrare alle profondità alle quali questo animale vive. Lo squalo della Groenlandia, infatti, ha la capacità di nuotare a profondità estreme, arrivando anche a 2.600 metri, e questo rende molto difficili gli avvistamenti da parte dell’uomo. Questi squali si vedono talmente di rado che gli scienziati non sanno ancora esattamente come vengano allevati i cuccioli dopo la nascita, ma presuppongono che, come per altre specie simili, i “piccoli” siano indipendenti subito dopo il parto. Nonostante le poche informazioni sul modo di riprodursi di questa specie, sappiamo comunque che le femmine raggiungono la maturità sessuale intorno ai 150 anni e superati i quattro metri di lunghezza, che sono ovipare, ossia trattengono all’interno del corpo le uova fino al momento in cui si schiudono, e partoriscono in media 5 cuccioli alla volta.
“Gli squali hanno tutto ciò che uno scienziato sogna. Sono bellissimi, Dio, quanto sono belli! Sono come una macchina incredibilmente perfetta. Sono più belli di qualsiasi volatile. Sono più misteriosi di qualsiasi animale sulla terra. Nessuno conosce con certezza quanto tempo vivono o a quali impulsi essi rispondono, a parte la fame. Ci sono più di duecento e cinquanta specie di squali, e tutti sono diversi l’uno dall’altro” Peter Benchley, giornalista, scrittore, sceneggiatore e produttore televisivo statunitense

Lo squalo della Groenlandia ha una longevità straordinaria e, come già detto, è il vertebrato più longevo del pianeta, con una vita stimata che va dai 400 ai 500 anni. Quanto a lungo viva questo tipo di squalo non è dato di saperlo esattamente perché osservare questi individui nel loro habitat naturale, negli abissi dell’oceano Artico e dell’Atlantico settentrionale, indagare, analizzare e recuperare reperti a testimonianza della loro vita, è estremamente complesso. Nel corso degli anni diverse spedizioni internazionali, missioni esplorative alle quali hanno preso parte anche ricercatori italiani, si sono immerse sotto i ghiacci per studiarne il comportamento e le abitudini, e prelevare campioni biologici o resti in condizioni estreme. Analizzando gli occhi degli squali della Groenlandia che sono metabolicamente inattivi con strati nuovi che si aggiungono nel corso della vita agli altri già presenti come gli anelli di un albero, i ricercatori hanno scoperto, esaminando in particolare il tessuto della “lente” di 28 squali femmina attraverso la datazione al radiocarbonio per misurare le quantità di un certo tipo di isotopo assorbito dalla parte più interna della lente stessa, che questi pesci giganteschi hanno una vita media intorno ai 400 anni ma che possono vivere molto più a lungo fino a 500 anni ed oltre. Un gruppo di ricerca internazionale, che ha visto la partecipazione di Cnr-Ibf e la Scuola Normale Superiore di Pisa, sembra avere dato finalmente risposta al “perché” della longevità dello squalo della Groenlandia, a cosa sia dovuta questa caratteristica tanto straordinaria quanto unica, dopo avere completato la mappatura del suo genoma. Questa equipe di scienziati ha infatti pubblicato uno studio che getta nuova luce sui meccanismi molecolari che permettono allo squalo di questa specie di vivere così a lungo. La mappatura del suo genoma evidenzia caratteristiche uniche; prima di tutto le dimensioni: il suo codice genetico è infatti composto da 6,5 miliardi di “coppie di basi”, il doppio rispetto a quello umano e il più grande tra i vari genomi di squalo finora sequenziati. Poi è stata riscontrata un’abbondanza, oltre il 70%, di “elementi ripetitivi”; solitamente queste particolari sequenze di DNA, definite anche “egoiste” perché prive di informazioni genetiche utili, hanno una “reputazione” negativa, ma gli scienziati ipotizzano che in questo caso specifico, invece, proprio questi elementi avrebbero un ruolo fondamentale nella eccezionale longevità dello squalo della Groenlandia. E ancora: nel genoma di questi squali molti geni duplicati sono coinvolti nella riparazione del DNA, ed inoltre è stato identificato un’alterazione nella proteina “p53” che, nota come “guardiana del genoma”, è il più importante soppressore tumorale conosciuto e in diverse specie, compresa quella umana, ha un ruolo fondamentale nel coordinare la risposta a carico del DNA; queste due caratteristiche contribuirebbero in maniera essenziale alla longevità della specie.
“Gli squali sono presenti, senza grandi cambiamenti corporei, da poco meno di quattrocento milioni di anni, mentre noi siamo comparsi da cinque, sette milioni di anni, dei parvenu, che stanno distruggendo tutto, squali compresi!” Giorgio Celli
Non esiste un censimento ufficiale globale sul numero esatto di esemplari esistenti di squalo della Groenlandia; stimare la loro popolazione è infatti estremamente complesso per diversi motivi: la longevità, la mobilità poiché questi animali marini nuotano a profondità estreme e compiono spostamenti lunghissimi rendendo gli avvistamenti rari e casuali, e l’habitat quasi inaccessibile. Tuttavia, se un censimento certo non è possibile, è purtroppo certo che questa specie sia classificata “vulnerabile”, cioè una “specie in pericolo”, dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, la IUCN. Questi squali sono infatti oggetto di caccia da parte dell’uomo, principalmente per il loro olio di fegato, ma anche per la loro carne, che però, per essere consumata, ha bisogno di essere adeguatamente trattata perché altrimenti tossica per l’uomo. Questi animali marini furono pescati commercialmente dal XIX secolo fino al 1960, e la Norvegia li “perseguitò” soprattutto negli anni ’70 in quanto li considerava una minaccia fastidiosa per le attività di pesca; agli inizi del 1900, in un anno, ne furono addirittura catturati 30.000 esemplari. Oggi, fortunatamente, la caccia a questo squalo si è molto ridimensionata, riducendo il numero di individui uccisi intenzionalmente a meno di cento l’anno. Purtroppo, restano comunque tanti quelli catturati accidentalmente dalle reti da traino, circa 1200 esemplari annui, e quindi il pericolo e la vulnerabilità per questa specie continua.
“La paura degli squali è atavica e persistente per gli esseri umani e quasi nessuno di noi ha evitato di vedere almeno un documentario su questi animali che supponiamo feroci” Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico, autore e conduttore televisivo italiano
Sebbene esistano leggende Inuit che raccontano che gli squali della Groenlandia amino attaccare i kayak, non esistono in realtà casi documentati di alcuna aggressione di questi squali all’uomo. La storia infatti dimostra che, nonostante le loro gigantesche dimensioni e la loro forza enorme, questi animali non sono particolarmente conflittuali e non sono considerati pericolosi per l’uomo.
Non sapevo dell’esistenza di questa particolare specie di squalo, e informarmi e conoscere lo squalo della Groenlandia è stato per me molto interessante, bellissimo e sicuramente sorprendente per le caratteristiche davvero uniche che gli appartengono. Rifacendomi alle righe scritte poco sopra sulla presunta pericolosità di questo squalo per l’essere umano, chiudo il mio pezzo su questo “spaventoso ed affascinante pesce che vive oltre 400 anni” con una frase di Giorgio Celli da “L’avvocato degli animali…e del cane” del 2004, che è indubbiamente una bellissima, interessante e giusta considerazione e riflessione sugli squali e non solo.
“Esistono degli animali cattivi? Degli animali che noi uomini possiamo bollare di malvagità? No di certo, perché gli animali stanno al di là del bene e del male, né buoni né cattivi, esistono, e se sono dei predatori, beh, non fanno altro che obbedire al loro destino biologico, conformandosi a quello che l’evoluzione del loro gruppo, e della loro specie, ha deciso, nel corso di milioni di anni, che dovessero fare. Per esempio, gli squali”.
