Automobile e fumetto è un binomio sempre più spesso inscindibile. Spesso gli eroi delle strisce e degli albi fumettistici sono un tutt’uno con le proprie autovetture, che diventano famose e protagoniste come lo stesso personaggio principale della storia. Probabilmente la più famosa di tutte in questo campo è la Batmobile, l’auto dell’eroe mascherato Batman, uno dei più noti personaggi della DC Comics. Dalla sua prima apparizione al servizio dell’Uomo Pipistrello datata maggio 1939, la Batmobile ha subito un’infinità di trasformazioni, diventando sempre più tecnologica ed al passo con i tempi. Però la Batmobile rimasta più di ogni altra nell’immaginario collettivo, grazie anche alla serie televisiva degli anni ’60, è la Lincoln Futura nera disegnata dalla Ghia, ed oggi diventata un ricercato modellino da collezione.

Un’altra macchina diventata famosa è la 313 di Paperino, personaggio della famiglia Disney. È una piccola utilitaria rossa e blu che non rappresenta un modello realmente esistente, anche se le è stata costruita una storia ad hoc con tanto di marca inventata, la Belchfire Runabout. L’autovettura dello sfortunato papero che era andato a sceglierla personalmente, basandosi su alcuni cartelloni pubblicitari, è una piccola utilitaria di colore rosso con parafanghi blu, targata 313 (numero sfortunato) a due posti. Il bagagliaio, nonostante le ridotte dimensioni, viene impiegato per trasportare i tre nipoti Qui, Quo e Qua. La 313 compare una prima versione priva di targa nel cortometraggio animato “Don Paperino” del 1937, mentre la versione definitiva con la targa esordì nella striscia a fumetti pubblicata sui quotidiani negli USA il 9 agosto 1939 scritta da Bob Karp e disegnata da Al Taliaferro, di chiare origini italiane.Anche Topolino, altro personaggio Disney di successo, ha una automobile. Si tratta di una piccola auto rossa, ispirata alla Chevrolet Master Roadster degli anni ’30 oltre ad una auto da corsa per le sue mirabolanti avventure.

Ma anche il fumetto Made in Italy vede la presenza di automobili che sono diventare famose. Tex è una serie a fumetti western incentrata sull’omonimo personaggio ideato nel 1948 da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini ed edita in Italia dalla Sergio Bonelli Editore. È la più famosa e duratura serie a fumetti italiana ed anche qui appare una automobile che…non dovrebbe esserci. Nell’episodio numero 34, intitolato “Sinistri Incontri”, appare infatti un’automobile Ford T, uno dei primi modelli della Ford che fu prodotta dal 1908 al 1927 e che quindi, ai tempi in cui è ambientato il fumetto (nella seconda metà dell’800), non era stata ancora ideata. La vettura più popolare nei fumetti nazionali è senza dubbio la Jaguar E-Type usata da Diabolik. L’auto inglese, lanciata nel 1961, apparve per la prima volta nel fumetto delle sorelle Giussani l’anno successivo. La E-Type usata dal ladro mascherato è nera e dotata di accessori speciali mentre la compagna, Eva Kant, ne usa un modello bianco.

Il suo eterno “Nemico” il commissario Ginko guidava invece una Citroen DS ma ultimamente ha cambiato auto, ed ora ha una più attuale XM.

Sfogliando le pagine di Diabolik sono apparse vetture di intere generazioni, dalle Fiat 850 alle 127; le Ford dalla Taunus alla Escort; le Alfa Romeo 1600 (il famoso duetto) e la 164; le francesi Renault e Citroen in quasi tutta la loro gamma, nonchè BMW e Mercedes, aggiornate quasi in coincidenza con l’uscita dei nuovi modelli. Diabolik si è anche servito della Jaguar ultimo modello S-Type e della Jaguar E-Type cabriolet. Nei primi episodi Eva guidava spesso la piccola Mini Morris sostituita poi negli ultimi anni dalla Y10.
Anche Lupin III, il ladro gentiluomo creato da Monkey Punch nel 1967, ha guidato diverse automobili e veicoli. Tra tutte quella più famosa è la Fiat Nuova 500 gialla che il grande Hyao Miyazaki inserì nel suo film d’animazione “Lupin III e il Castello di Cagliostro” del 1979. Da quel momento in poi l’utilitaria italiana diventerà l’auto ufficiale di Lupin III.

Dylan Dog è un altro dei fumetti italiani più famosi e popolari. Il detective dell’occulto, nato dalla penna di Tiziano Sclavi, vede la sua immagine legata a quella della sua auto, una scassatissima cabriolet Volkswagen bianca targata DYD 666, ottenuta come parcella per la risoluzione del suo primo caso.

Infine ricordiamo un personaggio immaginario dei fumetti ideato da Antonio Mancuso e dal disegnatore Loredano Ugolini, protagonista di una serie di storie pubblicate in Italia dalla Editrice Universo dal 1966 al 1976 sulle riviste Intrepido e Il Monello: Billy Bis. Billy Bis è un affascinante ed elegante agente segreto al servizio dell’O.N.U. che nelle sue missioni, tra avventure e belle donne, spesso guida un’Isotta Fraschini d’epoca.

Un altro personaggio, in questo caso però francese, che con il mondo dell’automobile è legato a doppio filo è Michel Vaillant protagonista dell’omonima serie a fumetti creata da Jean Graton nel 1957.In questi anni la serie di volumi a fumetti con le storie del personaggio hanno venduto in tutto il mondo oltre 17 milioni di copie. All’apice della sua popolarità il personaggio venne impiegato come testimonial per campagne pubblicitarie di costruttori automobilistici come Renault o Ford. Michel Vaillant è un campione automobilistico che dopo l’esordio al Rally di Montecarlo conquista ben 4 titoli iridati di Formula 1, 6 vittorie alla 24 Ore di Le Mans, 2 vittorie alla 500 miglia di Indianapolis, 2 vittorie alla 500 miglia di Daytona, 2 vittorie alla 12 Ore di Sebring, 1 campionato mondiale Rally e una vittoria alla Parigi-Dakar. Le auto da lui guidate hanno ispirato anche i disegnatori di altre note serie fumettistiche come per esempio Diabolik che ha guidato una Vaillante Junior Sport o Kriminal, altro fumetto “Nero” italiano nato dalla fantasia di Luciano Secchi (Max Bunker) ed Ernesto Raviola (Magnus) che nel suo primo numero intitolato “Il re del delitto”, pubblicato nell’agosto del 1964, guida, prima una Jaguar XK 150, poi di una “Vaillante Monte Carlo” che di fatto si ispira alla Lancia Aurelia “Blue Ray 2″( Raggio Azzurro) con carrozzeria elaborata Nardi Vignale del 1958.

