Mi sarebbe sempre piaciuto scrivere un testo sacro. Ma, per farlo, avrei dovuto creare pure una religione ad esso strettamente interconnessa, scontrandomi, inevitabilmente, con una concorrenza a dir poco soverchiante. Sapevate, infatti, che al mondo, considerando anche culti locali e credenze indigene, esistono circa 10 mila religioni diverse? Così ho rinunciato, anche se quel capriccio, non lo nego, è rimasto nascosto ed incistato in me, da qualche parte. La mia idea era di fondare un nuovo culto che isolasse ed esaltasse solo ed esclusivamente gli aspetti positivi di tutti gli altri culti preesistenti. Perchè ho notato -e correggetemi se sbaglio- che tutte le religioni impongono sacrifici, bastonano peccati e mancanze spesso con verga di ferro, o, comunque, minacciando terribili ed eterni castighi ultraterreni.
Pressoché tutte le religioni ti infliggono un regime di preghiera, digiuno, rinunce, pentimento, sacramenti, rituali, messe e catechismi. A fronte di cotanto dramma, comunque, tutte le religioni si fanno portatrici, ognuna a suo modo, di un messaggio di pace, amore, di volemose bene, di rispettiamoci fra di noi e di godiamoci la vita che è bella.
Tutte, anche quelle apparentemente più estreme ed inflessibili.
Ecco. Cestinare gli aspetti ammorbanti e sfracellagonadi e tenere soltanto quelli piacevoli e sempre condivisibili. Un distillato di positività. Sarebbe stata la religione perfetta, non vi pare?
E doveva saperlo molto meglio di me Alain Daniélou, storico delle religioni ed orientalista francese, adepto dello Shivaismo, la religione della gente semplice dell’India, per la quale non vi era nessuno spazio nella cosiddetta società aristocratica.
Il mondo è imperfetto per definizione? Lo Shivaismo ci insegna ad accettarlo così com’è, non come vorremmo che fosse.
Come sostenuto anche dal grande John Belushi (uno che, in quanto fondatore dei Blues Brothers, era per definizione“in missione per conto di Dio”): ” Va bene essere incasinati. La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve essere intelligentissima. Non deve seguire le regole. Può divertirsi ….”.
Shiva, infatti, pur essendo un dio, non è perfetto. Almeno, non del tutto. Egli ha i suoi pregi ed i suoi difetti, proprio come noi: “Rudra (l’Urlatore), Śarva (l’Arciere), Ugra (il Terribile) e Asani (la Folgore) sono gli aspetti distruttori di Śiva. Bhava (il Principio), Pāśupati (il signore degli animali), Mahādeva (il Grande Dio) e Īśāna (il sovrano) i suoi aspetti benevoli”.
A proposito del diritto universale al divertimento, Shiva è noto come “Signore della danza” (Naţarāja), e lo stesso universo cosmico è il suo teatro.
Alain Danièlou, sull’onda di tutto ciò, accomuna il culto di Shiva a quello greco antico di Dioniso, guarda caso, dio del vino, dell’ebbrezza, dell’estasi, della sessualità sfrenata e senza vincoli, della pazzia liberatrice e liberatoria (i cortei di Śiva e di Dioniso erano un vero e proprio carnevale, una parata con carri, maschere, travestimenti. Offendevano il pudore, risultando licenziosi, osceni e lascivi. Quindi, maledettamente divertenti).
Continua il Danièlou: “Tutti i monoteisti adorano aspetti molto particolareggiati del loro “Dio” e non un essere senza forma, causale, non manifesto. L’uomo in genere prova un senso di affinità, sente una rispondenza immediata per l’aspetto formale, che manca inevitabilmente al concetto astratto.”
Bellezza, umanità, piacevolezza di forme e contenuti e forte presenza e concretezza. Ecco cosa rende un dio un vero Dio. Non è certo un percorso facile. Lo potremmo comparare, nei limiti del possibile, alla creazione di una scultura, dal disegno di partenza, passando per il bozzetto, per arrivare ad aggredire direttamente il marmo con subbie e scalpelli, per cavarne alfine fuori la forma desiderata. È quello che ha fatto il buon Fabio Pessimo Rebora, scultore genovese attivo da tempo nella nostra Carrara, che dal nostro marmo ha estratto, guarda un po’, proprio un meraviglioso Shiva-Dioniso.




L’unica scultura di tali dimensioni che sia stata realizzata in zona, in un “ultimamente” che abbraccia invero un periodo molto ampio, partendo dall’embrione fino a giungere al neonato, da parte di un unico e solo artista, con le sue sole mani e senza ausilii robotici o di cosiddetta intelligenza artificiale. Mica pizza e fichi.
E questo divino figlio di Carrara, del suo marmo e della pervicacia dell’abile artefice, verrà inaugurato proprio oggi in Roma, e collocato, per l’appunto, presso la sede locale della fondazione che al suddetto Alain Danièlou è dedicata.
Qualora quella benedetta religione dovessi davvero crearla, un giorno, ora saprei dove mandare in pellegrinaggio i miei discepoli😄
Buon inizio d’estate a voi tutti, nel nome di Shiva-Dioniso🙏.
