Il 31 maggio 1920 Arturo Ferrarin e Guido Masiero, volando attraverso una fitta nebbia, dopo 106 giorni dalla partenza da Roma, 109 ore di volo e 18 mila chilometri percorsi, raggiunsero Tokyo dove 200 mila persone li stavano aspettando con i visi rivolti verso l’alto a Yoyogi Park, gridando “Italia Banzai!”. Ebbero così inizio 42 giorni di trionfo in Giappone, culminati con un ricevimento a palazzo imperiale dove i piloti italiani furono ricevuti dal principe reale Hirohito e dalla imperatrice Teimei che donarono loro delle medaglie del Sacro Tesoro oltre ad una katana e kimono.

Dell’impresa aerea italiana si parlò in tutto il mondo. La suggestione di tale evento colpì anche i cinesi, che decisero di collocare l’immagine di Ferrarin all’interno di un tempio di Canton, vicino al busto di un altro italiano famoso: Marco Polo. Questo mitico raid aereo è stato fatto rivivere da Francesco Dionigi nel suo libro “I samurai del cielo. Le imprese aviatorie di Arturo Ferrarin e Guido Masiero” edito da Idrovolante Edizioni di Roma. Oltre alla storia del lungo volo, fatto con un aereo di compensato e con ali di tela, il libro racconta di tanti personaggi: i due meccanici che accompagnarono i piloti: Gino Cappannini e Roberto Maretto, oltre a Tommaso dal Molin. Italo Balbo, Gabriele D’Annunzio, che questo raid l’aveva progettato, Harukichi Shimoi, Amedeo d’Aosta, Alberto Palanca, Mario De Bernardi, Carlo Del Prete, Edoardo Agnelli in un contesto di luoghi ed eventi: la Coppa Schneider, il Rav di Desenzano, Forte dei Marmi, la Cà di Ciapp di Milano, il raid Roma Brasile e i voli avvolti dal mistero che si sono succeduti. Infine un legame di Ferrarin e Masiero con il lodigiano dato dal pilota casalino Francesco Agello, l’uomo più veloce del mondo, in due distinti momenti: uno felice e uno tragico. Ferrarin fu testimone di nozze di Agello con Gianna Manenti nel 1933 a Crema mentre con Masiero il pilota lodigiano si scontrò in volo ed entrambi perirono nel 1942 a Bresso.

