di Sonia Cimoli e Mattia Cardellini
Sabato 9 maggio nei locali del Caffè Elvetico a Fivizzano si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Alessandro Fiorentino, dal titolo “Non adesso!”Dopo “Storie di ordinaria fantasia” e “Omicidi e conigli” questo è il suo terzo romanzo. Abbiamo chiesto ad Alessandro di scambiare quattro chiacchiere per conoscere meglio la sua nuova impresa…
“Non adesso!”: titolo veramente originale per cominciare un romanzo. Ma partiamo dal principio, qual è stata l’immagine o l’idea iniziale che ha dato vita a questa nuova avventura?
Un sogno. Ho sognato Barack Obama in un albergo, sembrava che fossimo dei vecchi amici, abbiamo scambiato due chiacchiere e quando ci siamo salutati lui mi ha richiamato e mi ha detto “Aspetta devo dirti una cosa…” e mi ha bisbigliato qualcosa nell’orecchio e io gli ho detto: “Ma davvero? E quando?” lui mi ha detto “Fra trent’anni”. Quando mi sono svegliato io non avevo la minima idea di cosa mi avesse detto, non me lo ricordo proprio, ma mi è rimasta impressa questa cosa di “Non adesso!Fra trent’anni”. E lì mi sono detto “Ci si potrebbe costruire una bella storia! Questa è stata l’idea iniziale e poi comunque ho sempre voluto scrivere una storia di amicizia, che riguardava un gruppo di ragazzi che crescono insieme, una cosa alla “Stand by me” e ho messo le cose insieme.

Quanto della tua vita personale metti nei tuoi scritti?
Tanto. Osservo tanto le persone, i comportamenti oppure racconto di quello che è successo nella mia vita, cambiando, camuffando, in modo che nessuno si possa riconoscere.
Quindi anche in questo caso i protagonisti sono ispirati a persone reali o si sono evoluti in modo inaspettato durante la scrittura?
Entrambe le cose, in tutti i miei libri ho lavorato in questo modo. Mi ispiro a persone che conosco, nel prossimo libro sarà ancora più chiaro, però poi si sviluppano da soli in verità. Di norma metto insieme i personaggi e lascio che giochino tra di loro e il racconto viene su da solo. In questo libro, ad esempio il personaggio di Andrea viene fuori da un’amica d’infanzia, anzi da sua sorella.
C’è un messaggio chiave per il lettore?
Certamente: c’è un messaggio di amicizia, di speranza e sicuramente di rinascita, si intuisce già dalla dedica.
Quali sfide hai incontrato nell’andare a chiudere la trama? Se le hai incontrate…
La storia era nata diversamente, ma era troppo simile a qualcos’altro. Nel modificarla, per far quadrare i conti, mi sono trovato in difficoltà. Però avevo chiaro l’obiettivo. Specie alla fine, in particolare l’ultima frase è stata un’illuminazione che mi è venuta lì sul momento, tutto il finale in realtà si è sviluppato sul momento.
Quindi come nasce per te un romanzo e come si evolve?
Nasce da un’idea, da un’ispirazione o un sogno come in questo caso, poi vado a costruire un nucleo principale, studiando una serie di fatti che dovranno susseguirsi. Qui per esempio avevo ipotizzato una storia di amicizia, dove doveva esserci un’avventura e con il messaggio finale. Ho imparato a sviluppare il racconto passo dopo passo. Creata la struttura arrivano i personaggi, ad ognuno dei quali attribuisco una specifica identità, una caratterizzazione. Poi la storia, che è ridotta in sezioni, viene “spacchettata pezzo per pezzo”. Come in un film, mi immagino la scena: oggi scrivo questa, con questi personaggi e lascio campo alla “loro inventiva”, sapendo che deve succedere quella determinata cosa. Tutto viene da solo e neanche io so come va a finire. Seguo e descrivo quello che “vedo”.

Ci dici qualcosa di più sul processo creativo?
Non è semplice da spiegare, ma qualcosa la posso dire sui personaggi: loro sono lì, nella mia testa e bussano per voler uscire e stanno lì finché finalmente non scrivo di loro, fino allo sfinimento. Mio.
Per la tua esperienza quando un romanzo è pronto per la stampa e quindi per il pubblico?
Quando comincio ad odiarlo! Perché lo leggo tante di quelle volte, come per “Omicidi e conigli”, non lo potevo più vedere. E per “Non Adesso!” è successa quasi la stessa cosa.
“Il passato è tornato e ha un vestito anni 70”: affiorano alla mente la musica disco e rock, pantaloni a zampa d’elefante, la nascita delle radio libere. Quali sorprese attendono il lettore nel percorso del libro, forse una macchina del tempo per tornare a quegli anni?
Sì, uno degli obiettivi che mi ero posto era quello di fare anche un libro musicale. Si sentirà molto David Bowie, anche altro ovviamente. Ho creato anche una playlist per ascoltare i brani che cito nel libro, per aiutare e accompagnare nella lettura. Brani del 1978 e del 2008, i due anni in cui si svolgono le vicende.
C’é un aneddoto che vuoi raccontarci?
Quando avevo finito di scrivere il libro sono andato a Bologna ad accompagnare un amico in aeroporto. Sulla via del ritorno mi sono fermato a Bongo Panigale, per il pranzo in una trattoria. Entrato, mi sono seduto e ho visto una foto di Ziggy Stardust, che è un personaggio di David Bowie che torna nel mio libro. Lì mi sono detto “questo è un messaggio che arriva dall’Alto!”. E in più ho sentito una cameriera che chiamava il cuoco e l’altro cameriere. Incredibile: avevano i nomi dei personaggi del libro. L’ ho interpretato come un segno: era ora di pubblicarlo.
E della copertina cosa ci racconti?
La copertina è stata realizzata da Ester Ferraris, l’illustratrice con cui collaboro fin dal primo libro. Le ho raccontato cosa volevo rappresentare sulla copertina e lei mi ha capito al volo: “una chiesina, un lampione, una D” due giorni dopo mi ha consegnato il progetto. Ritrae quello che succede nel libro in maniera molto visionaria.

Qualcosa di più sul libro, magari su dove si svolgono le vicende narrate?
Si svolge in un paese immaginario della Lunigiana che ho chiamato Torre dei Medici – in realtà è Fivizzano, come per “Omicidi e Conigli”, con il quale c’è uno stretto legame, anche se non è la sua prosecuzione. Per quella probabilmente ci sarà da aspettare fino al prossimo anno, però un fil rouge li lega: nel libro precedente il barista esclama “Non succedeva così tanto casino dal 1978!”. E ora scopriamo cosa era successo, c’è un gancio.
Non puoi accennarci nulla di più?
Solo che inizia con cinque amici che fanno un rito dove a ognuno viene chiesto di inserire un oggetto dentro ad una scatola, ma nessuno può dire cosa ha inserito e qualcosa va storto. Un personaggio misterioso, vestito con un outfit anni 70, comparirà e accompagnerà i personaggi nel proseguo del libro.
Il segnalibro che accompagna “Non Adesso!” riporta un Qr code ci sono dei contenuti a cui accedere…
Certo. Inquadrandolo potete accedere ai miei account social, al sito web, in generale a tutti i miei contatti. Ovviamente anche alla playlist per accompagnare la lettura e a tutte le foto che abbiamo scattato a Fivizzano con un gruppo di amici per inscenare un brano del libro.
Dove possiamo trovare il romanzo quindi?
“Non adesso!” è scritto con IMPRESSSUM edizioni ed è acquistabile su Amazon oppure contattandomi personalmente. Non nascondo che il mio sogno è quello di vedere un mio libro in luna libreria, in vetrina, ma al momento sono self publisher. A tal proposito, quello che ci tengo a dire è che noi piccoli artisti, per emergere, abbiano bisogno di voi, di sostenitori, perché altrimenti il nostro sogno si spegne.
Dall’orecchio di un Obama onirico alle strade di una Fivizzano trasformata, il viaggio di Alessandro Fiorentino ci ricorda che le storie più belle nascono spesso da un’intuizione sussurrata e crescono grazie alla cura per i dettagli che siano musicali o letterali. Ma come ci ha ricordato l’autore, il sogno di un artista indipendente ha bisogno di lettori per continuare a brillare nelle vetrine, reali o virtuali che siano. Non resta che inquadrare il QR code, far partire la playlist del 1978 e lasciarsi trasportare tra i misteri di Torre dei Medici. Grazie, Alessandro, e in bocca al lupo per questa nuova avventura editoriale.
