L’anno scorso sono stato in visita al Vittoriale degli italiani a Gardone Riviera, ex residenza di Gabriele d’Annunzio, oggi trasformata in un’ enorme casa museo. All’interno del parco è presente un piccolo edificio chiamato Casa Cama dove è stato creato un piccolo artificio della tecnologia moderna: un ologramma a grandezza naturale del Vate con il quale il visitatore può dialogare, facendogli ogni tipo di domanda. Occasione unica che non poteva sfuggirmi di mano e così subito gli ho chiesto se era vera quella storia secondo cui si fosse fatto levare una costola per provocarsi del piacere in totale autonomia. Tutte leggende, è stata le sua risposta, ma non mi sono perso d’animo e l’ho incalzato con un’altra domanda sui suoi rapporti con Luisa Casati Stampa, quella donna che lui stesso soprannominò Kore, la regina degli inferi, essendo stata l’unica donna, parole sue, a sbalordirlo. Per fare un’affermazione del genere, intuiamo che la ragazza doveva essere stata davvero un portento della natura ed in effetti possiamo dire che fu un personaggio degno dell’eccentricità del poeta. Dopo di me, una giovane e spigliata professoressa di italiano, in vacanza col marito, ha rivolto una domanda all’ologramma, questa volta riguardo le famose cavalcate che faceva completamente nudo nella pineta della Versilia. D’Annunzio è stato un personaggio che ha dominato la fantasia gossippara del pubblico dell’epoca, facendo trapelare racconti a volte incredibili sulla propria vita privata e se solo avessi conosciuto la storia che sto per raccontarvi, gliene avrei senza dubbio chiesto conto.
Nel 1911 quando il poeta aveva quarantotto anni, durante un viaggio in Francia conobbe una ragazza che ne aveva solo ventiquattro, Amélie Mazoyer, che portò con se al Vittoriale facendola diventare la governante di casa. Durante le prime giornate di lavoro la ragazza si occupò di mettere in ordine la stanza da letto del suo padrone di casa e subito si incuriosì nel trovare ogni mattino dei fazzoletti usati. La risposta a quella curiosità non tardò a trovare risposta e subito la ragazza fu proiettata all’interno del vortice erotico del poeta, diventando una delle sue preferite, grazie ad una sua abilità erotica, che la vedeva primeggiare nel sesso orale. Il Vate la soprannominò subito Aèlis per l’assonanza con il vocabolo francese “helice” che significa elica, il motivo non è difficile da capire. “Ha una bocca meravigliosa” diceva Gabriele, oltre a ‘una mano donatrice d’oblio”. Giordano Bruno Guerri, nel suo libro intitolato “La mia vita carnale. Amori e passioni di Gabriele D’Annunzio” dove racconta proprio le vicende di questa giovane donna, la descrive così “La straordinaria arma di Aélis, aggiunta alla devozione è una caratteristica che d’Annunzio apprezza moltissimo, e tanto più con il passare degli anni: un’abilità non comune nella fellatio, che le merita anche il nome di Aélis. Un richiamo al francese hélice, elica”. Amelie diventò col tempo una specie di direttrice di sala, con il compito di preparare psicologicamente e fisicamente tutte le ragazze che sarebbero transitate nell’alcova del poeta, suggerendo loro anche cosa dovessero fare per compiacere di più alle richieste del padrone di casa.
Che cosa avesse di così magnetico D’Annunzio è difficile da capire per una donna di oggi, anzi molto probabilmente con i tempi che corrono sarebbe stato bollato come un maniaco dell’ultima specie, ma all’epoca era davvero una superstar stile divo di Hollywood capace di attirare nelle sue stanze orde di donne disposte a tutto per lui. Il rapporto con Amelie diventò col tempo sempre più stretto e quasi maniacale, tanto che, pur di non mollarlo, dopo aver preparata in ogni dettaglio l’amante di turno, partecipava anche ai suoi triangoli orgiastici. Le donne di passaggio, dal canto loro letteralmente stregate dal fascino del poeta ed anche un po’ gelose di quella presenza un po’ ingombrante, gli chiesero più volte di toglierla loro da davanti, non fosse altro per il fatto che, esteticamente, la definivano un po’ bruttina. D’Annunzio freddamente rispondeva: ”Imparate a fare quello che fa lei e poi forse ne riparliamo”. Ecco, tornando a quel pomeriggio speso a visitare la sua immensa casa, davanti a quell’avatar io una domandina su Amelie, dea bruttina della fellatio, una domandina gliel’avrei fatta. Sarei stato proprio curioso di sentire cosa mi rispondeva.
