foto di Silvia Meacci
Dalla finestra del patio arriva deciso un odore d’estate. Scorgo un rospo che ballonzola sul viottolo del giardino. Qui al mare in Maremma le prime serate di giugno profumano già di erba fiacca, di fiori secchi di camomilla, di terra che lentamente restituisce il calore accumulato. La luce decanta sui muri chiari dell’edificio. L’appartamento è arredato con gusto, la cucina ha utensili che custodiscono storie di altre estati. Per onorare questa atmosfera ho deciso di preparare il latte alla portoghese, altrimenti detto latte in piedi. È un dolce internazionale, in Italia molto legato a Bologna, ma anche alla Toscana. Grazie alle massaie di altri tempi, compariva sulle tavole delle case pistoiesi o fiorentine. Mia suocera lo faceva buonissimo. Ricordo che il caramello colava lungo i bordi come resina profumata. Il latte in piedi, con la sua grana compatta e quasi pastosa, benché in certi punti bucherellata e rugosa al palato, è differente dal crème caramel. Quest’ultimo, servito in formato monoporzione nei ristoranti, è più omogeneo di consistenza, anche perché contiene la panna. Per preparare il caramello del mio latte alla portoghese, ho utilizzato 200 grammi di zucchero. Serve a coprire il fondo dello stampo. Poi ho messo a cuocere il latte, 2 litri, con della scorza di limone, una bacca di vaniglia e altri 200 grammi di zucchero. Il fuoco va tenuto bassissimo, finché il latte non dimezza. Ci vuole pazienza. A parte si mixano 8 uova e si aggiungono al latte lasciato raffreddare. Si cuoce il tutto a bagnomaria in forno per almeno 2 ore a circa 100 gradi. A cottura ultimata, lo si deve ancora fare riposare in frigo per una notte. Si gusta il giorno dopo. Come per molte cose buone, la dolcezza sta nell’attesa e nel saper aspettare.

