Al giorno d’oggi organizzare una rapina in banca è, forse, la cosa più stupida che un ladro possa fare. La maggior parte degli scambi di soldi avviene per via elettronica, le cassaforti sono tutte temporizzate e i dipendenti possono fare ben poco, se un eventuale rapinatore chiedesse loro di aprirle. Se poi ci aggiungiamo i moderni sistemi di allarme, i circuiti di videosorveglianza e ogni sorta di sistema per il riconoscimento facciale e per il tracciamento in tempo reale, allora davvero il gioco non vale la candela. C’è stato un tempo però, in cui le rapine in banca rendevano un sacco di soldi, a patto che ad effettuarle fossero persone pronte a tutto e, soprattutto, che disponessero di piani precisi e dettagliati, altrimenti il fallimento era dietro l’angolo. Sì, anche per fare il criminale, sebbene in negativo, ci voleva della preparazione, perchè ritrovarsi con le manette ai polsi era davvero un attimo.
Emblematica è la storia di un certo Klaus Schmidt che nel 1995 a Berlino tentò una rapina in banca senza tener conto del fatto di essere sordo come una campana. Una volta estratta la pistola per intimidire i cassieri e farsi consegnare i soldi, tutti notarono che il suo comportamento non era del tutto schietto, un cassiere gli domandò se voleva un sacchetto per mettere dentro le banconote e lui di tutto punto rispose: “Si, è una pistola vera”. Dalle mie parti si dice rispondere a coppe, quando la briscola è a denari ovvero non aveva minimamente capito cosa gli fosse stato chiesto. Intuita la debolezza del criminale, i dipendenti fecero scattare l’allarme che, nonostante suonasse ad altissimo volume, lasciò Schmidt impassibile, per un semplice motivo: non lo sentiva. Naturalmente la polizia arrivò e lo arrestò. Questa storia sembra assurda già così se non fosse che il rapinatore ebbe la fantastica idea di denunciare il personale dell’istituto di credito perchè non lo avevano avvisato che l’allarme era scattato. Naturalmente la causa la perse, ma visto come vanno le cose, oggi forse avrebbe potuto sperare in miglior sorte.
Quello di Schmidt non è l’unico caso di un rapinatore pasticcione, il web è pieno di queste storie Sempre in quell’anno ad esempio, a Pittsburgh, tale Weehler McArthur decise di rapinare ben due banche, usando uno stratagemma secondo lui infallibile. Notò che con un inchiostro a base di limone, la scrittura si sarebbe palesata solo riscaldando il foglio, per cui decise di spalmarsi il viso di limone spremuto pretendendo di rimanere invisibile. Non di quell’avviso fu la polizia che lo arrestò in pochissimo tempo. Viene da chiedersi come avesse potuto pensare che una simile strategia avrebbe potuto funzionare. Alla base di tutto c’è una sindrome, chiamata effetto Dunning Kruger, secondo la quale le persone incompetenti tendono a sovrastimare in maniera esagerata le proprie possibilità. McArthur per provare la bontà del suo trucco, si era scattato una foto con una polaroid ma a causa del bruciore del limone negli occhi non si era reso conto di aver puntato l’obiettivo verso il soffitto.
Nel 2008 Thomas Infante entrò nella sede della banca dell’Illinois, scrisse su foglietto di carta: “Dammi i soldi o sparo” e lo consegnò al cassiere che senza fiatare gli diede tutto quello che aveva lasciandolo scappare. Tutto sarebbe filato liscio se il rapinatore non avesse scritto quelle minacce sul retro del suo curriculum vitae dove erano ben indicate le sue generalità ed il suo indirizzo.
A Cali in Colombia nel 2012, un malfattore entrò in una banca e avvicinatosi allo sportello chiese che gli venisse consegnato tutto il denaro. Il cassiere acconsentì, ma solo quando sarebbe arrivato il suo turno per cui lo invitò a mettersi un fila. Il ladro incredibilmente acconsentì ma, colmo della sfortuna, si mise dietro due poliziotti fuori turno in fila per un prelievo. Inutile dire come finì.
A Windsor in Canada nel 2015 Albert Bailey entrò nella Connecticut National Bank, ma, per ovviare al trasporto delle banconote, chiese all’impiegato di versargli l’importo della rapina direttamente sul suo conto corrente. Questi obbedì all’ordine e mentre il genio del crimine aspettava seduto in sala d’attesa che l’addebito si concretizzasse, la Polizia lo arrestò in pochi minuti.
Il mestiere del poliziotto è difficile, ma altrettanto lo è quello del rapinatore, specie se si improvvisa e non si è neppure particolarmente svegli. Con questo non voglio davvero sponsorizzare le scuole per rapinatori e invece ricordare anche a quelli furbi, che è sempre più facile essere presi.
