“E uccelli, uccelli, uccelli
col ciuffo, con la cresta, col collare:
uccelli usi alla macchia, usi alla valle:
scesi, dal monte, reduci dal mare:
con l’ali azzurre, rosse, verdi, gialle:
di neve, fuoco, terra, aria le piume:
con dentro il becco pippoli e farfalle”
Giovanni Pascoli.
Sparviere, Aquila reale e minore, Astore, Biancone, Poiana, Lodolaio, Nibbio bruno e reale, Gheppio, Falco di palude, sono tutti uccelli rapaci e tutti sorvolano e sono visibili in alcuni mesi dell’anno nella città di Massa. “Rapaci sulle rupi del Porta” è un progetto di osservazione e monitoraggio della migrazione degli uccelli rapaci sulle rupi del Lago di Porta. È un progetto di grande importanza, voluto e realizzato da volontari appassionati, fotografi naturalisti ed esperti ornitologi, ed è finalizzato a conoscere le dinamiche delle popolazioni di rapaci, che oggi purtroppo in Italia, come nel resto d’Europa, sono ormai sempre meno numerosi. Il progetto, inoltre, prevede di avviare una collaborazione con le scuole per sensibilizzare i giovani studenti all’osservazione e allo studio dell’avifauna. Promotori del progetto sono: “Arci Caccia” Massa Carrara, “Arci Caccia Toscana” e Fondazione UNA, con Antonio Bonuccelli, straordinario consulente scientifico, e il prezioso contributo dei “Fotografi Naturalisti Lago di Porta”. Fondazione UNA crede moltissimo nel coinvolgimento dei ragazzi e dei bambini al progetto poiché ritiene che si debba avere fin da piccoli l’opportunità di conoscere la natura, le dinamiche, le interazioni e il comportamento della fauna, e non già per privare il bambino di fantasticare su cose naturali che spesso non conoscono davvero, ma per trasformare il sogno e la curiosità in qualcosa di concreto, in un progetto che veda l’essere umano come parte attiva nel mantenimento degli equilibri faunistici, che conosce e tutela l’ambiente e ne preserva la biodiversità. Anche Arci Caccia e Bonuccelli ritengono il coinvolgimento delle nuove generazioni un aspetto molto importante dell’iniziativa perché così i giovani potranno avere uno strumento in più per conoscere la natura, le abitudini e i comportamenti di uccelli rari. E sebbene possa sembrare strano che un’associazione venatoria sostenga un’iniziativa sulla conoscenza, la valorizzazione delle risorse ambientali e sulla migrazione degli uccelli rapaci, in realtà tutto questo è perfettamente in linea con la filosofia dell’associazione, che è nata per legare il cacciatore al territorio e alla sua tutela, e per il raggiungimento di questi obiettivi la conoscenza delle risorse presenti nelle varie zone è essenziale per farne un uso ed una gestione compatibili.





“Per osservare gli uccelli è necessario diventare parte del silenzio”. Robert Lynd.
Come luogo privilegiato per le osservazioni del passaggio dei rapaci, è stato scelto il sito delle rupi di Porta, uno spazio aperto antistante il castello Aghinolfi o Fortezza di Montignoso, una postazione che consente un’ottima visuale per gli avvistamenti. Questo spazio ha infatti una visibilità a 360° senza alcun ostacolo dalle vette delle Apuane fino alle isole dell’arcipelago toscano. E’ un punto di osservazione ideale, che permette di approfondire le conoscenze sulle dinamiche della migrazione, permettendo di intercettare e seguire i vari gruppi di rapaci in migrazione molto meglio e prima rispetto ad altre postazioni a terra, ma che si trovano in zone ricche di vegetazione, di rilevare con precisione la direzione di arrivo e di fuga degli uccelli, e di avere una maggiore possibilità di avvistare i vari esemplari o gruppi che transitano a quote più alte e che altrimenti non sarebbero visibili da terra. La scelta di questo punto strategico per osservare il passaggio dei rapaci ha permesso di fotografarne e conteggiarne varie specie. L’ampia vallata dinnanzi alla zona scelta, che guarda, in panorama, la nostra città di Massa e anche molti paesi ad essa limitrofi, ha concesso il tempo per la “conta” e la “messa a fuoco” delle macchine fotografiche non solo dei partecipanti al progetto, fotografi professionisti e amatoriali, ma anche di molte persone semplicemente amanti della natura, curiose ed interessate a conoscere quello che ci circonda, che hanno così potuto assistere al censimento, imparato nomi e appreso cenni di etologia degli uccelli di passaggio. La migrazione degli uccelli, lo spostamento periodico, stagionale e ciclico delle varie popolazioni per trovare cibo, climi più miti o luoghi sicuri per la riproduzione, è un fenomeno spettacolare, che coinvolge migliaia di uccelli diurni che viaggiano tra Africa ed Europa, concentrandosi in primavera e in autunno su rotte specifiche come lo Stretto di Messina, il Parco Naturale del Beigua e lo Stretto di Gibilterra, per evitare lunghi tratti marittimi, ed è uno dei fenomeni naturali più interessanti e che da sempre suscita la curiosità dell’uomo. Oggi la conoscenza che abbiamo sulle principali rotte migratorie, sui meccanismi fisiologici che regolano i flussi degli uccelli e sulle modalità con le quali riescono ad attraversare due volte l’anno i continenti, è molta, ma ci sono alcuni aspetti che meritano un’attenzione ancora maggiore, uno studio più approfondito, per essere capiti e conosciuti ancora meglio. I protagonisti di questo progetto sono, come detto, i rapaci, che sono studiati attraverso il sistema conosciuto come “visual contact”. Durante la migrazione alcune specie di rapaci hanno comportamenti gregari che determinano importanti concentrazioni di esemplari e questo rende possibile censirli bene e con regolarità. La catena delle Alpi Apuane, che si trova nella parte nord-occidentale della Toscana e che ha “picchi” che si ergono fino a 2000 metri sopra il livello del mare, “porta” gli uccelli rapaci a seguire la direttrice pedemontana, ed è in questo contesto che si inseriscono sia le rupi del Lago di Porta, che tutta la fascia collinare collocata a pochi chilometri dal mare, che in primavera e in autunno diventano teatro di un grande flusso migratorio di diverse specie di rapaci diurni, presentando anche le caratteristiche ambientali adatte a luogo di “stop over” durante la migrazione.
“E poi, il nulla. Forse solo… il rumore del silenzio, come quello che sentono di uccelli quando volano in alto sopra la terra respirando l’aria pura e fresca della libertà” . Fannie Flagg, scrittrice ed attrice statunitense.
In questa zona, il monitoraggio, del quale i periodi e la durata di osservazione vanno dalla prima settimana di marzo alla prima settimana di aprile di ogni anno con cadenza quotidiana dalle ore 9 alle ore 16, avviene come già scritto attraverso il metodo “visual contact” o “visual control” con il supporto di strumenti fotografici digitali al fine di identificare: le aree e le linee di volo maggiormente frequentate dai rapaci in migrazione, le modalità di spostamento in funzione della natura geografica del suolo, ed il trend delle varie specie. I dati raccolti nelle varie osservazioni, alla fine del periodo di monitoraggio, vengono accuratamente elaborati e raccolti in un resoconto finale con la creazione di tabelle e grafici excel che per ogni specie raccolgono: entità del flusso, linea, avvistamento e svanimento. Questi dati sono poi resi pubblici attraverso gli enti o riviste specializzate che ne fanno richiesta attraverso la creazione di una pagina web dedicata.

“Tu puoi conoscere il nome di un uccello in tutte le lingue del mondo, e, quando avrai finito, non saprai assolutamente nulla per quanto riguarda quell’uccello… Allora guardiamo l’uccello e vediamo cosa sta facendo – questo è ciò che conta. Ho imparato molto presto la differenza tra il conoscere il nome di qualcosa e conoscere quel qualcosa”. Richard Feynman, fisico americano.

Il progetto “Rapaci sulle rupi del Porta” ha diversi obiettivi. Innanzitutto ha come fine quello di arricchire i dati scientifici sulle migrazioni degli uccelli rapaci nell’area del Mediterraneo nord-occidentale, raccogliendo dati relativi ai numeri assoluti dei rapaci in migrazione, al rilevamento di specie rare, e al periodo di passaggio di ciascuna specie. Inoltre vuole spronare, esortare all’educazione ambientale tutti gli appassionati di avifauna, gli amanti della natura e del mondo animale, e soprattutto i ragazzi e gli studenti, piccoli e grandi, per poterli avvicinare in modo diretto, attraverso la realizzazione di progetti con le scuole del territorio, allo studio e alla conoscenza di fenomeni naturali e straordinari come quello delle migrazioni degli uccelli. Non da ultimo e altrettanto importante, è la volontà di contribuire alla valorizzazione del sito della Fortezza di Montignoso dal punto di vista storico, paesaggistico ed ambientale.
“Gli uccelli volano per la gioia di stare nell’aria. Viaggiano nello spazio senza possederlo, senza chiedere permessi. Tracciano curve dove gli altri farebbero linee rette e…”. Fabrizio Caramagna.
E ora qualche riga sul “Biancone”, conosciuto anche come “Aquila dei serpenti”, il grande rapace ghiotto di rettili che ogni anno compie una migrazione molto importante dall’Africa all’Europa e viceversa, lo stesso uccello che, disegnato da un bambino, è sulla copertina del libro scritto “su e per” il progetto e che si chiama “Rapaci sulle rupi del Porta” quaderno n.1 “prima inchiesta ornitologica della migrazione primaverile del biancone” e che per me è stato, oltre che fonte di conoscenza, la fonte principale di informazioni per questo mio articolo, “fornendomi” anche le fotografie a corredo del pezzo. Il Biancone “Circaetus gallicus” secondo la denominazione scientifica di Johan Friedrich Gmelin, biologo, botanico ed entomologo tedesco che nel 1788 pubblicò una nuova edizione del “Systema naturae” di Linneo, arricchendolo di molte aggiunte e modifiche, è un imponente uccello rapace della famiglia degli “Accipitridae”, la stessa dell’ “Aquila reale”, “Aquila crisaetos”, che è una delle quattro famiglie dell’ordine “Accipitriformes”, ed è una famiglia alla quale appartengono la maggior parte degli uccelli rapaci comunemente noti, uccelli di varie dimensioni con becchi fortemente uncinati e dalla morfologia variabile a seconda della dieta che hanno. Gli Accipitridi sono uccelli carnivori, che si nutrono di una tipologia vasta e molteplice di prede, che va dagli insetti ai mammiferi di medie dimensioni, con alcune specie che si nutrono anche di carogne e altre anche di frutta. La particolarità del Biancone è quella di nutrirsi quasi esclusivamente di serpenti, da qui il suo secondo nome “Aquila dei serpenti”. Il suo nome scientifico deriva dall’unione delle parole greche “kirkos”, Falco, e “aëtos”, Aquila, con l’aggiunta dell’aggettivo gallicus, che fa riferimento alla Francia, detta anche Gallia, mentre il termine Biancone viene dal piumaggio chiaro della parte inferiore del suo corpo. Questo rapace, infatti, si presenta per lo più bianco con barrature e chiazze scure sul dorso e le ali, mentre l’area del capo e del petto è più scura e si distacca con evidenza dal resto del corpo; i piccoli del Biancone sono invece molto più chiari e talvolta hanno la testa quasi bianca, testa che in questo uccello è relativamente grande e con occhi gialli e lucenti. Il Biancone ha una struttura fisica importante con una lunghezza di circa 70 centimetri e un’apertura alare variabile tra i 170 e 190 centimetri, che lo rende più grande della comune Poiana e più simile ad un’ Aquila. Il biancone migra in primavera con lo scopo di nidificare nel sud d’Italia, da dove poi in autunno riparte per tornare in Africa, ed arriva nella nostra penisola attraverso un viaggio lungo, tortuoso e molto stancante per evitare il grande rischio di una traversata sopra il mare aperto del Canale di Sicilia. Tra le varie osservazioni fatte con il progetto “Rapaci sulle rupi del Porta” c’è stato un giorno in particolare, il 12 marzo 2024, di massimo passo di bianconi con l’avvistamento di ben 270 esemplari. Le differenze numeriche di rilevazioni nei vari giorni di monitoraggio è da attribuire alle condizioni meteorologiche; questi uccelli, infatti, non amano spostarsi quando piove o se ci sono correnti d’aria fredda, e utilizzano le correnti calde ascensionali, le cosiddette “termiche”, per raggiungere la loro quota ideale. I rapaci, ma in generale tutti gli uccelli, sfruttano queste correnti calde, queste forze a noi invisibili per risparmiare energie, soprattutto per migrazioni o spostamenti di notevole importanza. La “termica” è una sorta di bolla d’aria calda che si forma in particolari condizioni e la sua direzione è generalmente verticale. Quando un rapace entra in termica distende le penne primarie e le timoniere e si fa trascinare verso l’alto prendendo quota con giri ampi e concentrici ed arrivando così a notevoli altezze. Conoscere e scrivere di un progetto così bello, importante ed ambizioso per me è stato un piacere e anche un grande onore. Nella speranza di essere utile, con questo mio articolo, alla diffusione del progetto, alla divulgazione delle informazioni e delle conoscenze scientifiche che “porta” in sé, e di tutte quante le pregevoli finalità che gli organizzatori e i partecipanti all’iniziativa si propongono come obiettivi, chiudo il mio pezzo con una frase della scrittrice francese Marguerite Yourcenar, che amo. Parole romantiche e poetiche le sue, che ben descrivono il sogno e la magia del volo e del senso di libertà e voglia di evasione che esso da sempre rappresenta per l’uomo. “Sembra esserci nell’uomo, come nell’uccello, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove”.
