“Gli scoiattoli hanno il colore degli alberi e dello zucchero filato. Con quelle loro orecchie appuntite devono sentire e ascoltare ogni cosa, anche le strisce di sole che si spostano nel parco. Quando si avvicinano hanno sempre quell’aria vibrante, guardando davanti e dietro e ai lati, e tremano come se ci fosse il vento dentro al loro corpo. Tutto quello che fanno lo fanno con un silenzio soprannaturale sprovvisto di qualsiasi peso e quando mangiano una nocciola hanno un movimento rapido e la nocciola sparisce in un istante. Come se non ci fosse mai stata” . Fabrizio Caramagna.
“Scoiattolo” è il nome comune usato per riferirsi a varie specie del genere “Sciurus” della famiglia “Sciuridae”, una numerosa famiglia di roditori di piccole e medie dimensioni. Gli Sciuridi, che sono fra i mammiferi più diffusi, sono presenti in ogni continente, ad eccezione dell’Australia e dell’Antartide, e sono animali poco specializzati; per questo sono stati in grado di evolvere in una grande varietà di forme corporee e di abitudini che li rendono adatti a vivere in habitat molto differenti tra loro, dalle lussureggianti foreste pluviali, alle alture rocciose dei deserti semiaridi, dalle praterie aperte, fino ai giardini cittadini. Gli scoiattoli, a seconda dell’ambiente in cui vivono ma anche del loro aspetto fisico, o meglio della forma del loro corpo, si distinguono in tre tipi diversi: “arboricoli”, che vivono sugli alberi, “di terra” che vivono in cunicoli o in tane scavate nel terreno, e “volanti” che passano planando in volo tra un albero e l’altro. Gli scoiattoli volanti sono dotati del “patàgio”, una sottile membrana cutanea elastica e vascolarizzata, estesa tra il corpo e gli arti che, agendo similmente ad un paracadute o a un deltaplano, consente loro di scivolare nell’aria e, coadiuvata dalla coda che funge da timone per la direzionalità, permette loro di planare tra gli alberi anche per lunghe distanze.

“Quando mangiano si siedono su un ramo e con quelle zampette anteriori che sembrano abili manine sbucciano i frutti e se li portano alla bocca uno per volta. Poi al termine del pasto si puliscono la bocca sfregandola contro il tronco, come personcine bene educate” Isabella Latters Coifmann, etologa e docente considerata la più importante “inviata”, giornalisticamente parlando, nel mondo degli animali. Gli scoiattoli si nutrono di semi, frutta secca, come noci, nocciole, castagne, ghiande, e di gemme, germogli, fiori e funghi, e sono soliti fare provviste durante la stagione estiva, immagazzinando il cibo in luoghi sicuri per avere riserve pronte per i periodi invernali o di scarsità di risorse, ed inoltre integrano la loro dieta anche con insetti, bruchi ed uccellini. Scoiattolo è il termine usato per indicare comunemente lo Scoiattolo Rosso e quello Grigio.

“Hai visto lo scoiattolo
col pelo fulvo e fino
rimbalza come un ciottolo
sgattaiola sul pino
Hai visto lo scoiattolo
circonda il tronco
a trottola percorre tutto il viottolo
saltella e si appallottola”
Chiara Carminati, scrittrice e traduttrice.
E lo scoiattolo col “pelo fulvo” è proprio il protagonista di questo mio articolo. Lo scoiattolo rosso, “Sciurus vulgaris” secondo la definizione del 1758 di Carl Nilsson Linnaeus, il medico, botanico e naturalista svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, appartiene, come scritto qualche riga sopra, alla famiglia degli “Sciuridae” dell’ordine dei “Roditori” della classe dei “Mammiferi” ed è chiamato scoiattolo rosso nonostante il colore del suo mantello, oltre che rossastro, sia anche marrone, grigio e bruno, scuro fino quasi al nero. Le diverse tonalità del colore della pelliccia dello scoiattolo, oltre a dipendere dalla genetica, sembrano essere determinate anche da altri fattori, come il clima e l’ambiente nel quale vivono e l’alimentazione. La parte inferiore del corpo, qualsiasi sia il colore dello scoiattolo, è sempre bianca e il pelo in inverno è più fitto e spesso; due volte l’anno rinnova il pelo con due mute “inverse”: in primavera cambia il pelo partendo dalla testa verso la coda, in autunno avviene in direzione contraria, cominciando dalla base della coda; i periodi della muta possono essere influenzati da alcuni fattori come l’alimentazione e la disponibilità di cibo, nonché dalla presenza di parassiti.

Lo scoiattolo rosso è autoctono dell’Europa, compresa la Gran Bretagna, dove oggi è purtroppo quasi completamente scomparso, ma è diffuso anche in tutta l’Eurasia, in Giappone e in Corea. In Italia è presente in buona parte del paese; è molto comune sulle Alpi e sulle catene degli Appennini, ma è in forte regressione, a volte addirittura assente, in molte aree delle pianure. Questo netto declino della popolazione è dovuta alla presenza di una specie alloctona, quella dello “Sciurus carolinensis”, lo scoiattolo grigio nordamericano. In biologia per specie alloctona, o anche specie aliena, si intende una qualsiasi specie vivente animale, vegetale o fungo, che, a causa dell’azione accidentale o intenzionale dell’uomo, popola e colonizza un territorio diverso dal suo areale storico, autosostenendosi dal punto di vista riproduttivo nel nuovo habitat; quando una specie alloctona, per le sue elevate capacità competitive, compromette gli ecosistemi originali è detta specie aliena invasiva. Lo scoiattolo grigio è stato introdotto nel nostro continente circa 60 anni fa e vive con lo scoiattolo rosso una dinamica assai competitiva. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, IUCN, in un documento del 2013 descrive la condizione della specie “Sciurus vulgaris” in questo modo: “pur non rientrando nei criteri utilizzati dalla IUCN per definire lo status di una specie a rischio di estinzione, lo scoiattolo comune è da considerarsi fortemente minacciato dalla presenza della specie alloctona”.

Lo scoiattolo grigio non va però confuso con lo scoiattolo nero meridionale “Sciurus meridionalis”, presente in Basilicata, Campania e Puglia. Lo scoiattolo nero meridionale in passato era considerato una sottospecie dello scoiattolo rosso, poi in seguito alla pubblicazione nel 2016 di uno studio dell’Università degli studi dell’Insubria, in collaborazione con il CNR, ha acquistato lo status di “specie”.
“Quando è lassù sull’albero, lo scoiattolo si accorge di aver dimenticato qualcosa in basso. E quando è in basso si accorge di avere dimenticato qualcosa lassù in alto. Così, da mattino a sera, lo scoiattolo sale e scende veloce dall’albero, senza mai ricordare davvero che cosa ha dimenticato”. Fabrizio Caramagna.

Lo scoiattolo rosso vive sugli alberi nei boschi di latifoglie e di conifere, in particolare sugli alberi di grandi dimensioni e maturi, che possono fornire una scorta abbondante di risorse alimentari come ghiande e semi, e che nel tronco sono generalmente dotati di buchi o cavità, usati anche per diversi anni, come tane e come rifugio per proteggersi dai predatori, rappresentati soprattutto dalla martora, dal gatto selvatico e da alcune specie di rapaci. Lo scoiattolo rosso “frequenta” anche parchi e giardini urbani, e la sua presenza arriva in altitudine fino ai 2000 metri, senza però mai oltrepassare il limite della vegetazione arborea. Gli animali di questa specie sono solitari, passano molto tempo nella ricerca del cibo e solitamente sono più attivi nelle ore del mattino e nel tardo pomeriggio; nei mesi più caldi dell’anno riposano nella parte centrale della giornata, abitudine questa che si fa più breve o addirittura scompare nei mesi invernali. Gli scoiattoli rossi trascorrono la maggior parte del tempo sugli alberi e scendono a terra per cercare cibo o anche per sotterrarlo. Lo scoiattolo rosso ha una corporatura snella con un peso che va generalmente dai 200 ai 400 grammi, ma può raggiungere anche i 600 grammi. La lunghezza del suo corpo è di circa 20-25 centimetri, mentre la coda, che è molto folta e pelosa, varia tra 15 e 20 centimetri.
“La coda è asta di equilibrio, contrappeso, timone e anche linguaggio, che sa trasmettere messaggi di aggressività o di amicizia, gonfiandosi e sventolando. In più c’è qualcosa da “omino del bosco” nello stare eretto, indaffarato e allegro e nel saper usare con sapienza le mani. Sarà pure antropomorfismo, ma la simpatia è così: attrazione egocentrica verso qualcosa di simile, da proteggere se è indifeso” . Caterina Gromis di Trana, etologa.

La coda dello scoiattolo è decisamente bella e affascinante e, oltre ad essere un elemento estetico e distintivo, è un organo fondamentale per la sopravvivenza dell’animale stesso, in quanto caratterizzato da molteplici e utili funzioni, come equilibrio, termoregolazione, protezione e comunicazione, anche durante il corteggiamento. La coda dello scoiattolo agisce da timone e freno durante i salti da un albero all’altro, garantendo anche stabilità in fase di volo, agisce da equilibratore nella corsa sui rami, e funge da protezione come parapioggia e come parasole; il termine “sciurus”, che compone il suo nome scientifico, deriva infatti dal greco “skiouros”, che significa “che si fa ombra con la coda”. La coda dello scoiattolo è inoltre essenziale per la termoregolazione, poiché aiuta a mantenere il calore corporeo, specialmente quando si avvolge durante il riposo e il sonno; a livello comunicativo, movimenti rapidi e circolari indicano fastidio, mentre il movimento su e giù segnala pericolo. Durante il corteggiamento la coda serve come segnale visivo e viene agitata e sollevata in modo del tutto particolare, estremamente originale. Per quanto riguarda l’accoppiamento, i maschi individuano le femmine in calore dall’odore emesso, e, anche se non esiste in questa specie un rituale di corteggiamento vero e proprio, il maschio insegue la femmina anche per un’ora prima di riuscire ad accoppiarsi. In genere più maschi inseguono una sola femmina, finché il maschio dominante riesce a conquistarla. Le femmine, che raggiungono la maturità sessuale al secondo anno di vita, devono avere una massa corporea minima per essere fecondate e quelle più pesanti, mediamente, danno alla luce più piccoli; se il cibo è scarso la riproduzione viene ritardata. L’accoppiamento può avvenire nel tardo inverno, nei mesi di febbraio e marzo, e in estate tra giugno e luglio; la femmina può avere fino a due gravidanze l’anno, dando alla luce alla fine della gestazione, che dura circa 38-39 giorni, solitamente tre-quattro piccoli, anche se si possono avere parti di sei cuccioli. Gli scoiattoli, alla nascita, sono piccolissimi, pesano intorno ai 10-15 grammi, sono ciechi e sordi, non autosufficienti e “spelacchiati”.

Gli scoiattolini si ricoprono di peli intorno al ventunesimo giorno di vita, acquistano la vista dopo tre-quattro settimane, e completano lo sviluppo dei denti più o meno dopo 42 giorni. Appena nati e nel periodo subito successivo, è la madre, e solo lei, che si occupa completamente dei cuccioli. I giovani scoiattoli, dopo una quarantina di giorni dal parto, terminato lo sviluppo della dentatura, cominciano a lasciare il rifugio per procurarsi il cibo da soli, anche se la madre continuerà ad allattarli fino allo svezzamento completo, che avviene intorno alle 20 settimane. Lo scoiattolo rosso vive in media tre anni, alcuni possono raggiungere i sette anni, in cattività anche dieci, e generalmente la loro sopravvivenza è legata alla disponibilità di cibo con il quale possono nutrirsi durante l’autunno e l’inverno. È stato bello, interessante e istruttivo per me conoscere lo scoiattolo e mi è molto piaciuto scrivere di questo mammifero fulvo “dalla folta coda che fa da timone e da ombrello”, che a guardarlo ispira tanta tenerezza, simpatia e curiosità e a quanto pare non solo a me. Chiudo infatti questo mio pezzo a lui dedicato con un’altra affermazione di Isabella Lattes Coifmann, parole che dimostrano quanto il suo pensiero sullo scoiattolo sia molto simile al mio e a quello di tanti altri amanti di questa piccola creatura.
“Come si fa a non simpatizzare con animaletti graziosi come gli scoiattoli? Sono dei mattacchioni matricolati, allegri, divertenti, capaci di mille spericolate acrobazie”.
