Entrando nel cortile di Palazzo Strozzi, dal 14 aprile vi aspetta una sorpresa: una installazione site-specific, ideata appositamente per il luogo, che affascina e anche induce a meditare sul suo significato. Un progetto che invita a ripensare il rapporto con l’ambiente, mettendo in discussione la tradizionale centralità attribuita all’essere umano. “Grazie a There Are Other Fish In The Sea, il visitatore può riflettere sull’urgenza di riconsiderare il rapporto dell’uomo con l’ambiente attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea” dichiara Andy Bianchedi, presidente della Fondazione Hillary Merkus Recordati che, insieme alla Fondazione Palazzo Strozzi, promuove e sostiene interventi di artisti contemporanei capaci di innescare nuove prospettive all’interno del cortile rinascimentale. Un tempo chiuso e privato, nell’età moderna, il cortile è invece aperto, come una piazza da attraversare come scorciatoia o come luogo eletto per opere di arte pubblica. L’installazione, visibile fino al 2 agosto, fa parte del programma Palazzo Strozzi Future Art. Creata dal collettivo danese Superflex, l’opera è costituita da otto grandi colonne in travertino rosa (sei metri, l’altezza raggiunta dall’acqua durante l’alluvione del 1966) che si ergono all’interno di una enorme vasca d’acqua e che si prestano ad essere habitat per la vita marina (Ci sono altri pesci nel mare!).

L’acqua riflette le colonne, il palazzo, il cielo e i visitatori, rivelandosi ambiente per altri organismi che potrebbero vivere in simbiosi con noi, sospesi tra passato, presente e futuro. Si tratta di un progetto di “architettura interspecie”, sviluppata secondo l’Interspecies Architectural Manifesto: un insieme di principi che il collettivo ha definito per progettare architetture che tengano conto delle esigenze di altre specie. Inevitabile riflettere come in età preistorica le terre fossero sommerse e come forse uno scenario analogo potrebbe ripresentarsi in futuro. Nei prossimi decenni molti edifici costruiti dall’uomo si troveranno forse sott’acqua: architetture sommerse in cui altre specie dimoreranno.

Nel sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze del 1966 l’installazione inevitabilmente rimanda al ricordo di una Firenze inondata dalle acque del suo fiume Arno, invitandoci a comportamenti più sostenibili e consapevoli. “La pratica di plasmare il nostro ambiente dovrebbe tenere conto delle esigenze e delle preferenze delle altre specie”, recita il Manifesto architettonico interspecie di Superflex. Un invito urgente a immaginare un futuro in cui l’uomo non sia più al centro, ma parte di un equilibrio più ampio.

FOTO CREDITI: Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze
