foto di Silvia Meacci
Il Museo del Calcio a Firenze è situato accanto al Centro Tecnico della FIGC a Coverciano, dove si allena la Nazionale. Presenta una collezione considerevole e ben allestita: maglie storiche, foto, filmati e cimeli. Illustra, in ordine cronologico, la storia del calcio in Italia dagli albori fino ai giorni nostri, dando particolare importanza alle vittorie dell’Italia ai Mondiali e agli Europei. È sicuramente un tempio per gli appassionati dello sport nazional-popolare. È la mèta perfetta per i giovani calciatori, bambini e ragazzi ( maschi e femmine) animati dai sogni o dall’ammirazione per i loro beniamini. Riesce tuttavia a smuovere emozioni anche in chi non sia appassionato di questo sport, perché il calcio è inevitabilmente intorno a noi, segna il tempo, è identità e immedesimazione. Quanti momenti emozionanti si possono rivivere guardando i video iconici, quanti ricordi per gli adulti e quante curiosità storiche da conoscere!

Le maglie all’interno del museo rappresentano un contributo interessante da ogni punto di vista, di memoria, di appartenenza. È buffo osservarne i materiali. Alcune, tra le più ‘antiche’, sembrano camiciole fatte di lana o di tessuti molto spessi. Sapevate che solamente a partire dal 1939 le maglie portano i numeri? Nel 1910 il primo mondiale fu giocato dall’Italia in maglia bianca, unicamente perché un indumento di quel colore era più facilmente reperibile in ogni casa. Un anno più tardi si giocò in azzurro, per rendere tributo al colore della casa reale dei Savoia.

Tra i cimeli spicca la maglia di Silvio Piola, che il calciatore portò come trofeo a sua madre dopo aver giocato per la prima volta nella nazionale (Austria-Italia valevole per la Coppa Internazionale 1933-1935) e aver fatto due goal. La mamma la ricamò con parole affettuose. Era il 1935. Piola è il calciatore che ha fatto più goal nella storia del calcio italiano: 290 in 566 partite di Serie A, ( e perse un anno a causa della Seconda guerra mondiale!). Gli è secondo solo Totti. Centravanti, alto per quei tempi, ma veloce e coordinato. Legò la sua carriera a tre maglie: Lazio, Novara e Pro Vercelli per cui fece sei goal nella partita contro la Fiorentina terminata 7-2. Giocò 17 anni in Nazionale ed è ancora il terzo miglior marcatore degli azzurri, dopo Riva e Meazza. L’ultimo goal lo segnò a 40 anni suonati. È stato allenatore, istruttore allenatori e osservatore federale al Centro Tecnico di Coverciano.

Leggendo sulle origini del calcio in Italia, si impara: si viene a sapere che il Genoa è il club calcistico più antico d’Italia o che la Nazionale italiana, dopo aver vinto il Mondiale nel 1938 il 19 giugno, battendo 4-2 l’Ungheria, fu ricevuta dieci giorni dopo a Palazzo Venezia da Mussolini. Gli atleti furono vestiti con bustina in testa, cravatta, camicia e pantaloni da allievi aviatori. Per l’occasione i dirigenti della FIGC indossavano la giacca nera, la camicia nera e un cappello della milizia, pur non facendone parte. Nelle vetrinette del museo spiccano anche due storiche pipe, quelle di Pertini e di Bearzot. Un aneddoto li riguarda: del mondiale di Spagna 1982, oltre alla vittoria e ai mitici gol di Paolo Rossi, rimane celebre la partita a carte giocata da Zoff e Pertini contro Bearzot e Causio, mentre volavano in patria sull’aereo presidenziale. Di quel mondiale sono in mostra, oltre alla divisa del Ct Enzo Bearzot, le maglie di Gaetano Scirea, di Diego Armando Maradona e di Paolo Rossi che si aggiudicò il titolo di capocannoniere del torneo e che nello stesso anno vinse anche il Pallone d’oro.

Trionfi e polemiche sono ben narrati nelle didascalie a corredo dei cimeli. Come il Mondiale 2006, preceduto dallo scandalo di Calciopoli. Il calcio è intriso di passione e spesso genera accanimento tra i tifosi, o inutile astio tra i genitori dei piccoli calciatori. Troppe volte è accompagnato dalla violenza negli stadi. E siccome il racconto dello sport non deve limitarsi alle azioni in campo, alle vittorie, al calcio-mercato, nel 2020 è nato il premio “Costruiamo gentilezza nello sport” (all’interno del progetto “Costruiamo gentilezza”, ricco di iniziative atte a valorizzare le tracce lasciate nelle nuove generazioni). Lo scorso febbraio il riconoscimento è stato assegnato a David De Gea, portiere della Fiorentina, al Rocco B. Commisso Viola Park, “su segnalazione di un gruppo di bambine e bambini fiorentini per il gesto di vicinanza e supporto verso un giovane portiere impegnato nella lotta contro una malattia”.
