Il tritone alpestre apuano “Ichthyosaura alpestris apuana” è un piccolo anfibio caudato della famiglia delle salamandre endemico delle Alpi Apuane che vive nella cava Valsora nel cuore delle Apuane stesse dove ha trovato casa in un ecosistema unico dove natura e archeologia industriale si incontrano, ed è una specie protetta, a rischio a causa della scomparsa dei siti di riproduzione.

“Molti credono che i rettili e gli anfibi siano animali primitivi, lenti, stupidi e aggressivi; in realtà sono molto sofisticati, affettuosi e incredibilmente belli” così definisce i rettili e gli anfibi il naturalista britannico David Attenborugh.

Gli anfibi sono creature straordinarie ed affascinanti, spesso ingiustamente temute, vere e proprie testimoni del passaggio tra acqua e terra, poiché, nate in acqua, crescono e vivono sulla terra portando così con loro il segreto e la bellezza di due mondi tanto diversi. Il “Triturus” è un genere di anfibi caudati, “Caudata” o “Urodeli”, ossia un ordine di anfibi al quale appartengono le specie conosciute con il nome comune di tritone e salamandra. Questi anfibi “Amphibia” sono una classe di animali vertebrati appartenenti al phylum “Chordata”, ossia un gruppo tassonomico generalmente inferiore al regno e superiore alla classe. I Cordati comprendono organismi di diversa forma e complessità, caratterizzati principalmente dalla presenza, almeno in una fase della vita, di una struttura di sostegno interna conosciuta col termine di “notocorda” o “corda dorsale”, ovvero una struttura flessibile a forma di tubo che si riscontra in tutti gli embrioni dei cordati, che prendono il loro nome proprio dalla presenza di questa struttura, che è disposta sotto la superficie ventrale del tubo neuronale e che nei vertebrati si evolverà nella colonna vertebrale. Gli anfibi, nello specifico i “Tetrapodi”, sono stati i primi vertebrati a colonizzare l’ambiente terrestre e in passato hanno avuto una notevole espansione e diversificazione; i “Tetrapoda” in generale sono terrestri più o meno adattati alla vita in ambiente subaereo, con l’eccezione di gruppi ritornati alla vita acquatica, e comprendono: la classe Anphybia, il clado Amniota, la classe dei “Mammalia”, ossia dei mammiferi, la classe Reptilia e la classe Aves. Gli anfibi, nella maggior parte dei casi, rimangono ancora estremamente legati all’acqua, come indicato anche dal loro nome che deriva dalla fusione delle parole greche “anfi” con il significato di doppio, e “bios” con il significato di nascita. Questo nome è dovuto sia al fatto che il ciclo vitale degli anfibi prevede che questo animale trascorra in acqua almeno una parte della propria vita, sia al fatto che la maggior parte delle specie presenta una fase larvale dall’aspetto piuttosto dissimile da quello della fase adulta, alla quale giunge attraverso la metamorfosi.

Tornando al protagonista di questo mio pezzo, il tritone, che è diffuso negli ambienti umidi dell’Europa e dell’Asia occidentale, ha un corpo gracile ed allungato che si conclude con una lunga coda compressa lateralmente e provvista di lamina natatoria. La sua lingua è protrattile e ha denti sia mascellari che vomero palatini; a proposito di coda i tritoni possiedono una spiccata capacità di rigenerazione sia della coda che degli arti. I tritoni vivono nei pressi e negli stagni con acqua ferma e paludosa e nei corsi d’acqua a lento scorrimento. In inverno si rifugiano nei boschi, sotto le radici degli alberi, mentre in primavera abbandonano la terra per occupare le acque stagnanti in vista dell’accoppiamento; in questo periodo i maschi sviluppano il carattere sessuale secondario della cresta sulla coda che talvolta si prolunga sul dorso come nel “Tritorus Cristatus”; oltre a facilitare il movimento nell’acqua, la coda arricchita viene utilizzata durante il rituale del corteggiamento per attirare le femmine. Conosciuto un po’ il tritone in generale, conosciamo ora più specificamente il tritone alpestre apuano. Questo particolare anfibio caudato è di taglia media, con il corpo appiattito e le piccole zampe piuttosto corte. Gli esemplari femmina misurano intorno ai 10-12 centimetri e sono più grandi dei maschi, la cui lunghezza si aggira generalmente intorno agli 8-9 centimetri. La superficie della pelle di questa specie di tritone cambia a seconda del luogo in cui si trova; se il tritone è in fase acquatica, infatti, la sua pelle è liscia, mentre in fase terrestre appare setosa e granulosa. I colori del tritone alpestre apuano sono vari e diversi nei due sessi.

Nel maschio, le parti superiori vanno dal celeste al grigio-azzurro, i lati del capo e del corpo sfumano dal bianco all’argento con macchioline nere, e più in basso, nella zona confinante con il lato ventrale arancione, il colore è azzurro brillante. Nella femmina invece le parti superiori del corpo sono brunastre, grigie, verdastre o quasi nere, e spesso presentano un evidente marmorizzazione. Fra tutte le specie di tritoni presenti in Italia, quella alpestre apuana è la più “legata” all’acqua. Il tritone apuano, infatti, dopo il periodo riproduttivo può restare a lungo in acqua, a volte addirittura tutto l’anno, anche durante la glaciazione del lago di Cava Valsora. Durante l’estate, se nei mesi più caldi il lago si prosciuga, gli individui adulti lo lasciano e trascorrono a terra un periodo di estivazione, nella stagione fredda, invece, i tritoni alpini vanno in letargo ed il loro periodo di ibernazione varia nella durata a seconda dell’altezza e della latitudine alla quale si trovano.

La dieta dei tritoni alpestri varia a seconda che siano a terra o in acqua; in fase terrestre si nutrono di lumache, lombrichi, antropodi, insetti e larve, mentre in fase acquatica si cibano di piccoli bivalvi, insetti acquatici, anellidi ed altri invertebrati. La stagione riproduttiva di questa specie di tritone comincia, generalmente, al termine del periodo di letargo. Ciascuna femmina depone fino a circa 250 uova per stagione riproduttiva e a seconda dell’altitudine alla quale si trovano non depongono ogni anno; a quote elevate si riproducono infatti ogni due anni. Le uova di tritone alpestre, che misurano da 1,3 a 1,8 millimetri di diametro e sono di colore marrone chiaro, vengono deposte singolarmente e fissate alle foglie delle piante acquatiche, che poi la femmina ripiega a portafoglio sopra l’uovo stesso. L’incubazione è breve, infatti la schiusa avviene poco più di una settimana dopo la deposizione. Il tritone alpestre apuano vive bene sia in acqua ferma che in quella a debole corrente, e sebbene tenda a preferire le acque più fredde, mostra comunque una buona tolleranza alle varie temperature del suo habitat.

In Cava Valsora, questi anfibi vivono in acque pulite e ricche di ossigeno, dove riescono facilmente a reperire il cibo che sono soliti consumare, quali insetti, vermi e alti piccoli animali acquatici. Molto importante per la salvaguardia di questa particolare specie di tritone è l’attività di monitoraggio e la modalità in cui questa viene effettuata. Il monitoraggio del tritone alpestre apuano si svolge in quattro sessioni annuali tra maggio e giugno, nella fase acquatica migliore, e prevedono il conteggio dei tritoni visibili in acqua attraverso un tempo di osservazione di 30 minuti. Questo è il tempo necessario a misurare la lunghezza dell’animale, a verificarne il sesso, e a fare una fotografia del pattern ventrale per il riconoscimento individuale grazie alle caratteristiche macchie golari. Tutti i dati raccolti vengono poi inseriti in una banca dati.

Questa metodologia di monitoraggio è utilizzata per molte specie di anfibi ed è inserita nelle Linee guida per il monitoraggio delle specie faunistiche di interesse comunitario redatte da ISPRA nel 2016. Questa è una metodologia che risulta meno invasiva rispetto all’iniezione sottocutanea di elastomeri fluorescenti ed anche preferibile poiché restituisce analoghi risultati e non incide sulla valutazione del tasso di sopravvivenza sul medio-lungo termine. È stato per me estremamente interessante e piacevole conoscere il tritone alpestre apuano e chiudo questo articolo dedicato al nostro piccolo anfibio che abita in Cava Valsora con una divertente filastrocca dal titolo “Il Tritone Trovatello” .

“Nel laghetto tra le fronde,
spunta un muso tra le onde.
È un tritone col pancino,
arancione e un po’ carino.
Non è un pesce, non è rana,
fa la vita assai mondana.
Triton tritone, col codone,
caccia insetti a colazione.
Sotto un sasso se ne sta,
la sua coda dondolà.
Se lo vedi, stai in silenzio,
è il re del suo comprensorio!”
