“Dell’asino mi incantano la mitezza,
e la pazienza, l’occhio umido
e dolce illuminato a tratti
dai lampi di furbizia” Franco Marcoaldi, poeta e scrittore
L’asino “Equus africanus asinus”, detto anche somaro o ciuco, è un mammifero perisodattilo della famiglia “Equidae” che attualmente è rappresentata dal solo genere Equus che include cavalli, asini e zebre. I “Perissodactyla” sono un ordine di mammiferi euteri al quale appartengono equini, rinoceronti e tapiri. Come si evince dal nome stesso, la caratteristica distintiva di questo gruppo di “ungolati” è la presenza di arti con numero dispari di dita, perissodattilo significa, infatti, imparidigitato, con la peculiarità di avere l’asse portante sul terzo dito, che sarà più sviluppato e sul quale si appoggerà prevalentemente il peso. Il termine ungulato, con il quale ho definito i perissodattili e che deriva dal latino “ungulatum”, che significa provvisto di unghie, si riferisce ad un super ordine che comprende in generale tutti quegli animali che poggiano il proprio peso sulla punta delle dita e che di conseguenza hanno sviluppato le unghie a guisa di zoccoli per proteggerle dall’usura. Fisicamente l’asino, di cui una caratteristica tra le più note sono le orecchie particolarmente lunghe, ha dimensioni inferiori a quelle del cavallo, infatti, difficilmente supera il metro e mezzo al garrese. Gli asini oltre ad essere più piccoli del cavallo, sono anche strutturalmente più compatti, robusti e caratterialmente più mansueti. Il pelo dell’asino è meno folto e più grossolano di quello del cavallo, la criniera è meno abbondante, più corta ed eretta e non ha la tipica frangia frontale.

L’asino ha la testa pesante, gli zigomi pronunciati e le labbra grosse che insieme alle orecchie sono una caratteristica molto riconoscibile ed evidente della specie. Gli asini domestici hanno il garrese poco sviluppato e il dorso insellato, la groppa stretta e spiovente, e il ventre grande e cascante. Il colore del manto è generalmente grigio, con il muso, il ventre e il contorno occhi bianchi, ma alcune razze possono anche essere di colore prevalentemente bruno o nero; i loro zoccoli sono più verticali, piccoli e forti rispetto a quelli del cavallo. Il peso dell’asino varia in maniera significativa tra le razze e tendenzialmente ha un’oscillazione piuttosto ampia tra i 100 e i 500 chilogrammi.

Gli asini sono dotati di ottimo udito, vista e olfatto e sono inoltre animali longevi che in salute possono arrivare anche ai 30 anni di età. L’asino raggiunge la maturità sessuale intorno ai due anni, ma, rispetto alla femmina, nel maschio è leggermente ritardata intorno ai 30 mesi. La gestazione in questa specie va generalmente dai 370 ai 380 giorni, ma la durata della gravidanza può essere condizionata da diversi fattori, come dalle dimensioni e dall’età dell’animale, dal clima e dalle temperature alle quali questo vive; il parto generalmente è singolo e in rari casi gemellare.

L’asino domestico è diffuso soprattutto nelle zone temperate del mondo, nei deserti africani e in Africa, ma è possibile incontrarlo accanto all’uomo praticamente ovunque, ad eccezione delle zone con climi troppo freddi. L’asino è da tempo immemore compagno dell’uomo nel lavoro dei campi ed è stato a lungo considerato, e ancora lo è in alcune zone meno sviluppate del mondo, un mezzo di trasporto per cose e persone.

“Il Ciucco è l’unico tra tutta la razza de’ quadrupedi, capaci di portare con inalterabile coraggio i suoi passi sulle più orride, erte, e ruinose montagne, dove niuno generoso Cavallo, o niun altro animale agilissimo ardisce di ascendere” scriveva nel XVIII secolo l’entomologo e botanico italiano Domenico Cirillo. L’asino domestico ha infatti una grande resistenza fisica e per questo è stato usato fin dall’antichità nel Medio Oriente, dove ne abbiamo testimonianza già dal 3000 a.C.; dal Medio Oriente, il suo utilizzo si è esteso velocemente anche nel Mediterraneo e nel sud dell’Europa, dove divenne l’animale da soma e da monta più usato nelle civiltà dell’epoca. Nel XVI l’asino si diffuse come animale da lavoro anche nel Nord America, dove era giunto a seguito di colonizzatori. L’asino, grazie alla sua grande resistenza e agilità di movimento sui terreni più difficili, è spesso utilizzato anche nelle strade più impervie di montagna ed è un animale molto importante, fondamentale, nelle terre aride ed accidentate più povere del mondo, dove è impiegato come animale da soma per il trasporto di cose e persone e come forza lavoro nei campi. La femmina dell’asino inoltre è, ovunque, utilizzata per la produzione di latte; il latte d’asina è infatti molto prezioso ed utile poiché è il latte più simile a quello umano ed essendo altamente digeribile, riesce a sostituire il latte vaccino laddove siano presenti intolleranze o allergie.

Nel corso del tempo l’uomo ha più volte tentato e sperimentato l’ibridazione tra le specie del genere Equus, dando vita a diversi animali che però, a causa del diverso numero di cromosomi, nascono sterili; la cavalla femmina accoppiata all’asino maschio dà vita al mulo, mentre l’asina e il cavallo danno alla luce il bardotto. In Africa è stato anche sperimentato l’incrocio tra un asino e una zebra e la specie derivata è stata chiamata “zonkey”. Gli asini sono animali in grado di costruire una complessa struttura sociale basata sull’età e sul sesso, con legami forti tra femmine e puledri, mentre i maschi possono essere territoriali o solitari. Sono molto comunicativi tra loro, e lo sono anche con l’uomo, che, per interagire con loro in maniera corretta, deve interpretare con attenzione le loro posture, le traiettorie che seguono e i movimenti che fanno. Il verso tipico dell’asino domestico è il raglio che è una sequenza di inspirazioni ed espirazioni, dotate di una struttura armonica, un vero e proprio complesso estremamente variabile. Per quanto riguarda la comunicazione intraspecifica, uno studio pubblicato nel 1998 su “Applied Animali Behaviour Science” ha evidenziato cinque tipi di segnali acustici differenti, quattro dei quali sono segnali vocali: il raglio, il grugnito, il ringhio e il “whuffle” ed uno non vocale: lo sbuffo.

“Gli asini sono famosi per la loro testardaggine: in realtà hanno una forte percezione del pericolo e sono piuttosto sensibili. A differenza dei cavalli che, quando si spaventano si imbizzarriscono, gli asini restano piantati dove sono e ragliano forte. Sono gli unici animali a non arretrare di fronte a un leone” dicono John Lloyd e John Mitchinson, autori e produttori britannici, noti per aver scritto la serie “Il libro dell’ignoranza”, lavoro che ha l’obbiettivo di sfatare falsi miti, luoghi comuni e inesattezze storiche e scientifiche. Gli asini, purtroppo e ingiustamente, hanno la cattiva fama di essere cocciuti e testardi, e questa deriva dalla errata interpretazione, per ignoranza, dei forti istinti di conservazione che hanno gli animali di questa specie. L’asino, infatti, si rifiuta di agire o muoversi per attenzione e precauzione e mai per testardaggine, come succede nelle situazioni di pericolo; ad esempio, nelle zone desertiche una fuga istintiva rappresenterebbe un rischio troppo grande, non prestando la dovuta attenzione a muoversi potrebbe infatti inciampare e diventare facile preda per i suoi nemici.

L’asino, al di là delle credenze popolari, è uno dei mammiferi più intelligenti che esistono, è un animale attento, affidabile e ponderato, ed è dotato di una memoria eccezionale; quello che ha conosciuto o sperimentato anche solo una volta non lo dimenticherà mai più. È anche un animale molto docile, mansueto, poco esigente in tutto, anche nel cibo, resistente e resiliente. Tutte queste virtuose caratteristiche, sebbene storicamente l’abbiano fatto conoscere come “il cavallo dei poveri” perché meno nobile del cavallo, lo hanno reso l’animale ideale per il lavoro nell’agricoltura e il trasporto di cose e persone, il compagno tenace, sobrio, rustico, affidabile, perfetto per pastori e contadini. E sulla scia di queste grandi qualità dell’asino, chiudo questo mio articolo a lui dedicato con alcune parole di Fabrizio Caramagna, parole belle, poetiche e per me molto malinconiche.
“Da tempo gli asini non sono più utilizzati come animali da soma. Ma hanno portato così a lungo il peso che ancora oggi sembrano stanchi e ingobbiti dalla fatica e, quando tocchi la loro schiena, si solleva una piccola nuvola di polvere fatta di carbone, farina e antichi sentieri”.
