C’è una strada a Roma che ogni anno è percorsa da milioni di turisti, si chiama via Della Conciliazione. È stata progettata da un architetto che nacque a Roma l’8 dicembre 1881, il suo nome era Marcello Piacentini.

All’età di ventisei anni, nel 1907, partecipò e vinse il concorso per la risistemazione del centro cittadino di Bergamo, che da quel momento si chiamerà, Centro piacentiniano. In quello stesso periodo Marcello Piacentini progettò il nuovo ospedale psichiatrico di Potenza, il Progetto Ophelia, che era figlio dei viaggi e degli studi di Piacentini in Austria e Germania, al fine di conoscere il classicismo proto razionalista di Hoffmann e Olbrich. Nel 1921 Marcello Piacentini fondò, insieme a Gustavo Giovannoni, la rivista “Architettura e Arti Decorative”, che fu pubblicata fino al 1931. Il regime fascista, con le sue manie di grandezza e il sogno di un neo impero romano, trovarono in Piacentini l’esecutore del neo classicismo che Mussolini aveva in mente. Marcello Piacentini sviluppò una sintesi perfetta tra classicismo e razionalismo e nel 1928 progettò la struttura del Palazzo degli Studi di Foggia. Nel 1929 Benito Mussolini nominò Marcello Piacentini membro dell’Accademia d’Italia e lo incaricò di progettare secondo lo stile littorio, molto caro al duce e le gerarchie fasciste. Piacentini si attivò e progettò il primo grattacielo italiano, ispirato a quelli di Chicago. Si trattava del Torrione dell’ex INA a Brescia, in Piazza della Vittoria. Aveva un’altezza di 57,25 metri e fu tra i primi in Europa. Nel 1935 Marcello Piacentini si dedicò ai lavori del progetto urbanistico-architettonico della Città universitaria di Roma e grazie alla riuscita del polo universitario, gli furono commissionati i lavori della città Universitaria di Rio de Janeiro. Marcello Piacentini era soprattutto un urbanista e come tale si dedicò all’architettura razionalista italiana, come il piano di risanamento della città di Livorno. A Genova, Piacentini progettò la realizzazione di Piazza della Vittoria e sempre nella città ligure, il grattacielo che porta ancora oggi il suo nome, che fu terminato nel 1940 e che fu per molti anni l’edificio più alto d’Italia. Dopo i Patti Lateranensi firmati nel febbraio del 1929 tra Mussolini e il Cardinal Gasparri, rappresentante della Santa Sede, che mise fine alla Questione Romana, c’era la necessità di dare risalto al concordato. A tal fine Marcello Piacentini fu incaricato della demolizione della Spina di Borgo, l’insieme di edifici che sorgeva tra Castel Sant’ Angelo e il Vaticano e la costruzione di una strada che celebrasse l’evento e l’unione tra Roma e lo Stato Vaticano. Prese forma quella che oggi è Via della Conciliazione, una strada imponente che conduce alla Basilica di San Pietro, anche se per verità storica, fu completata solo nel 1950. Marcello Piacentini fu in quegli anni, senza ombra di dubbio, l’architetto del regime. Potremmo aprire un capitolo sull’etica, ma sarebbe come non voler considerare artisti importanti colpevoli di aver accettato commissioni da Cesare Borgia o Sigismondo Malatesta. Arrivò la guerra mondiale, che noi nati dopo la sua fine, ci auguravamo fosse l’ultima e invece siamo ancora qui a raccontarne di nuove. Marcello Piacentini fermò la sua attività, mantenendo la sua carica di professore ordinario di Urbanistica alla facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza”. Dopo la caduta del fascismo, ci ovviamente, un’epurazione di coloro che erano collusi con il regime, anche per Marcello Piacentini furono giorni difficili, anche se l’incarico universitario fu mantenuto fino al 1955, quando lasciò per limiti di età. L’attività di architetto e urbanista proseguì, anche se a rilento, dopo la fine del suo impegno universitario. Negli ultimi anni realizzò il Piano di fabbricazione dell’isola di Pantelleria e la ristrutturazione del Teatro dell’Opera di Roma, che fu molto contestato da Bruno Zevi che non amava molto lo stile di Marcello Piacentini e soleva ripetere: «No all’architettura della repressione, classicista barocca dialettale. Sì all’architettura della libertà, rischiosa anti idolatrica creativa.» L’ultima opera degna di nota progettata da Marcello Piacentini, insieme a Pier Luigi Nervi, fu il Palazzo dello Sport dell’EUR, nel quartiere di impronta neoclassica che Piacentini aveva progettato ai tempi del fascismo. Marcello Piacentini morì il 18 maggio 1960 a pochi mesi da quella Olimpiade rimasta negli occhi dei romani. Oggi riposa nel Cimitero del Verano nella tomba di famiglia, accanto a suo padre Pio, anche lui architetto. Marcello Piacentini ha lasciato una profonda traccia nell’urbanistica dello scorso secolo, con molti sostenitori e qualche detrattore, tra cui il già citato Bruno Zevi che riteneva Marcello Piacentini già morto professionalmente nel 1925.
