Era il 9 maggio del 1796 ed il generale Napoleone Bonaparte, dopo aver varcato il Po a Piacenza, arrivò a Casalpusterlengo con parte del suo esercito per prepararsi alla vittoriosa battaglia del Ponte di Lodi contro gli austriaci, che lo avrebbe proiettato verso i fasti dell’impero. Napoleone arrivò a Casale. Era sera, era stanco ed aveva bisogno di riposarsi qualche ora. Trovò ospitalità dalla famiglia Pedroli che risiedeva in quella che, attualmente, è via Cavour. Ma cosa fece Napoleone ospite della famiglia Pedroli? La storia racconta che scrisse ed inviò ai propri generali messaggi su come si dovevano comportare: spostare la cavalleria, cercare di incalzare verso Lodi gli austriaci, spiare le forze nemiche per capirne la forza e le eventuali debolezze. E qui la storia ufficiale si ferma ricordando che riposò qualche ora, prima di mettersi alla testa dei suoi uomini e condurli alla vittoriosa battaglia. Ovviamente in casa Pedroli c’era agitazione per l’ospite di riguardo. “Tira el col al capon che ghe fem un brusin a Napuleon ch’el gà semper mal de stumegh” (Uccidi il cappone per fare un brodino a Napoleone che sembra avere sempre il mal di stomaco) dicevano in cucina convinti che la mano che Napoleone sempre infilava sotto la divisa all’altezza dello stomaco, fosse una ulceretta o dei crampi per la tensione di battaglie fatte e future. “Fal bel dens miga ch’el vaga a dì in gir che a Casal se mangia mal” (Fai un bel brodo denso perché così non dirà in giro che a Casale si mangia male) dicevano le donne di servizio alla cuoca. Intanto occorreva preparare il bagno caldo per Napoleone. E le donne facevano bollire l’acqua che sarebbe stata versata nella tinozza. C’era una certa apprensione e curiosità perchè qualcuno avrebbe potuto vedere il generale come mamma l’aveva fatto. I commenti si sprecavano “Chissà che armadura el gà suta el general“, “Se sà: picinin de statura gross de…” (“Chissà che armatura ha sotto il Generale” ed anche “Piccolo di statura grosso di…”) dicevano le donne. Per questo importante compito fu scelta Giuana, che aveva una certa esperienza nel particolare settore. Giuana trepidante portò i secchi d’acqua calda ed aiutò il generale a spogliarsi. Poi uscì dalla camera e tornò in cucina dove le donne l’aspettavano impazienti. “Alurà Giuana come l’è el mestè?” (Allora Giovanna come è?). Giuana fu lapidaria: “Fiole el me fares nianca spurin” (Ragazze non mi farebbe neppure il solletico). E così di generazione in generazione tra le donne di Casale si diffuse questa leggenda che il grande generale francese, sotto sotto non era poi così grande, come aveva potuto verificare Giuana. Storie popolari, certo, che tutti bollavano come invenzioni infondate, invidia per la grandeur di Napoleone. Fino a quando John K. Lattimer urologo della Columbia University, nel 1972 disse di aver acquistato il pene di Napoleone per 4.000 dollari. «La misura del pene di Bonaparte – spiegò – era di 4,5 centimetri in stato di riposo che diventavano 6,1 in erezione». Giuana la’ gheva rason.( Giovanna aveva ragione).

