“Per i tuoi 40 anni di lavoro. I colleghi”
Così era scritto sulla minuscola targhetta d’oro che gli avevano regalato. Non ci sarebbe stato posto per niente altro e, forse, nient’altro ci si sarebbe potuto scrivere. In fondo non era una persona che,, andando in pensione avrebbe lasciato un vuoto incolmabile. Non si poteva certo definire uno di quelli che lascia il segno. Era semplicemente un onesto lavoratore. Mai in quarant’anni di servizio una lite, un problema, mai un giorno di malattia. “Un esempio, un raro esempio di attaccamento al lavoro”. Così lo aveva definito il direttore al momento del brindisi di commiato di fronte a tutti i colleghi, e lui si era un po’ commosso, anche se aveva cercato di non darlo a vedere. E pensare che non sarebbe stato neanche sostituito, perché da qualche mese a questa parte era arrivato, in ufficio un computer. Erano finiti i tempi in cui chi andava in pensione introduceva nell’ambiente del lavoro i propri figli, in una sorta di continuazione generazionale, ora l’uomo veniva sostituito dalle macchine.
“Ma non si preoccupi, vedremo, faremo qualche cosa”. Così gli aveva evasivamente risposto il direttore, quando gli aveva parlato del figlio disoccupato. Ma ora bando alle malinconie. I colleghi a gran voce invocavano il suo discorso, quello in fin dei conti era il suo grande giorno.
‘Accidenti! Di nuovo quella fitta al petto. Sarà l’emozione. Però è già da qualche giorno che si fa sentire. Devo proprio decidermi ad andare dal medico’. Certo non si poteva stare a casa in malattia proprio l’ultima settimana di lavoro, sembrava quasi di farlo apposta, sembrava che non gli importasse più niente del lavoro perché stava andando in pensione. No, non era giusto. Poi, ora, avrebbe avuto un mucchio di tempo a sua disposizione per poter fare tutto quello che voleva. Avrebbe portato a spasso i nipotini, curato l’orticello dietro casa, avrebbe passato più tempo con la moglie, sarebbero invecchiati assieme, facendosi compagnia. Da questa immagine sembrava partire, per diffondersi dentro tutto il corpo, un improvviso languore, una stanchezza, come se quei lunghi anni di lavoro improvvisamente venissero tutti assieme a pesargli addosso.
Si raggomitolò su sé stesso, chiuse gli occhi. Così lo trovò il controllore al capolinea della corsa. Sul viso una espressione distesa, serena. Nelle mani stringeva ancora una piccola targhetta d’oro.
“Per i tuoi 40 anni di lavoro. I colleghi “.
