Si chiamava Gianni, ma per tutti era “El pilota”. Il soprannome gli derivava dal suo lavoro che, con grande deferenza, tutti, in quel piccolo paese della bassa, dicevano essere all’aeroporto di Linate. Non era chiarissimo e neppure certo quale fosse il lavoro che Gianni svolgeva, ma il fatto di lavorare in un aeroporto lo “abilitava” ad un livello superiore dei suoi conterranei e gli aveva determinato la definizione di “Pilota”. Pilota di aerei? Logico, se uno lavora a Linate! Ed in effetti Gianni aveva il portamento da “pilota”: alto, segaligno, diritto senza le “gobbe” dei suoi conterranei, determinate dal duro lavoro nei campi o nelle officine, sempre piegati in due dalla fatica di dover arare, seminare o sollevare pesi. Gianni no, lui era sempre vestito impeccabile, spesso indossava pantaloni blu dalla riga centrale dritta come un fuso “Ien quei della so divisa da pilota” (Sono quelli della sua divisa da pilota) diceva la gente. Aveva mani lunghe e affusolate senza neanche un callo, con cui si destreggiava magnificamente nel gioco delle carte, dalla briscola alla scopa in quattro, al bar del paese. Spesso, con un piccolo, ma significativo, gesto alla cassiera, chiedeva il conto e poi pagava. “Del rest Giani el laura all’areoport de Linate e a Milan se sà ien abituadi in sì, tra lur piloti” (Del resto Gianni lavora all’aeroporto di Linate e a Milano si sa sono abituati così, tra loro piloti) dicevano i frequentatori del bar. Aveva il suo tavolo ed i suoi compari preferiti con cui giocava abitualmente, ma nessuno osava mai chiedergli conto del suo lavoro. “Eh! Giani el laurà a Linate” (Gianni lavora a Linate). Questo era il massimo dei commenti dei frequentatori del bar. La sua fama era così marcata fra loro che, spesso, quando in cielo passava un aereo, piccolissimo, lontanissimo, più simile ad un moscerino che ad un aeromobile qualcuno chiedeva a gran voce “Giani sà saral?” (Gianni cosa sarà?) e Gianni senza quasi alzare lo sguardo dalle carte da gioco emanava una sentenza inappellabile “DC9” oppure “DC10”. E tutti sottolineavano “Giani el laura all’areoport. Ià sà le robe!” (Gianni lavora all’aeroporto, le cose le sa). Passarono gli anni ed anche per Gianni arrivò il momento finale. Al suo funerale c’era tutto il paese e tutti si aspettavano la presenza almeno di un ministro, di un onorevole, del comandante dell’aereonautica, di una delegazione di piloti. Invece non arrivò nessun forestiero. “Ien ciapadi, set no quanti aerei ghè a Linate che i gan da viagia per el mund” (Sono troppo presi nella gestione dei moltissimi aerei di Linate che volano in tutto il mondo) dicevano gli amici per scusare queste defezioni. Passarono ancora gli anni ed anche dalla bassa qualcuno cominciò a viaggiare ed a prendere l’aereo. I primi che andarono a Linate si aspettavano di trovare una targa dedicata a Gianni o un mezzo busto. Invece non c’era niente che lo ricordava. Qualcuno, più di mondo, chiese informazioni, cercò di capire come mai la memoria di Gianni “El pilota” non era stata onorata. Tornarono al paese delusi e disillusi. A chi li aspettava al bar per sentire dei loro racconti di viaggi e di Gianni El Pilota rispondevano a malincuore e sottovoce, quasi con un po’ di vergogna, “Giani el scueva le piste”( Gianni puliva le piste).
Gianni il pilota
