Dopo la nascita i piccoli, detti “pulli”, rimangono nel nido per circa tre settimane e cominciano poi gradualmente ad uscire e ad imparare a volare, muovendosi nella bassa vegetazione circostante; i gufetti saranno poi completamente indipendenti dopo circa 11 settimane e dopo un anno saranno in grado anch’essi di accoppiarsi e riprodursi. Il gufo ha rivestito da sempre un ruolo importante nelle culture di tutto il mondo; questa specie, infatti, è presente nelle arti, nelle tradizioni, nei miti e nelle leggende della vita e della storia di ogni popolo.

“Un’immagine fiera dunque, quella del gufo, che solo l’ingenuità delle tradizioni popolari ha trasformato in simbolo del malaugurio per il suo stile di vita solitario, notturno e quei vocalizzi che solcano il buio. Ci sono però anche credenze contrastanti…” dice l’etologo italiano Danilo Mainardi a proposito della considerazione e raffigurazione simbolica che il gufo ha nella storia e nelle tradizioni umane. Il gufo, infatti, nonostante sia presente praticamente in ogni cultura e tradizione a testimonianza della sua grande considerazione e popolarità, ha da sempre avuto una valenza simbolica duale, sia positiva che negativa. In passato, al tempo delle antiche Grecia e Roma, il vedere un gufo era segno di cattivo presagio e di malasorte, per quanto poi in questi stessi luoghi e dagli stessi popoli che lì vivevano al tempo, il gufo era considerato anche incarnazione di saggezza, icona di vigilanza e di chiaroveggenza, simbolo di scaltrezza, pazienza, intuizione e giustizia. Inoltre, questo rapace poco incline alla socialità, con abitudini di vita appartate e notturne, è considerato simbolo di timidezza.

L’accentuato mimetismo tra gli alberi del suo piumaggio, che lo rende praticamente invisibile all’occhio umano, lo porta altresì ad essere considerato, proprio per questa sua presenza discreta e mai invadente, come un sorvegliante, un custode, un protettore. I nativi americani consideravano il gufo come uno spirito guida, che li aiutava a vedere nel buio della notte e ad affrontare con coraggio i nemici e le belve feroci. Per il popolo Maya i gufi erano messaggeri del mondo ultraterreno e li ritenevano simbolo di fertilità, mentre per gli aborigeni australiani erano un simbolo potente associato alla saggezza, alla chiaroveggenza e alla protezione dello spirito femminile.
Nella tradizione celtica, invece, il gufo era visto come un mediatore tra l’uomo e gli inferi e, per questo, ispirava lungimiranza, segretezza, saggezza, iniziazione, cambiamento e distacco, e si credeva aiutasse l’uomo nella transizione con l’aldilà. Nel medioevo il gufo è stato simbolo di sciamanesimo, misticismo, occultismo e magia, era considerato un messaggero tra il mondo dei vivi e il regno dei morti e un profondo conoscitore dei segreti del buio e della notte.

Mentre nell’antica Cina questo rapace era considerato positivamente come protettore delle abitazioni, alcuni popoli africani e asiatici, invece, lo vedevano in modo estremamente negativo, come un mago che inviava fatture e presagi di morte, come portatore di sventure, lutti e rovine. Tutto ciò ingiustamente e solo a causa delle sue abitudini notturne. In Europa il gufo è generalmente ben visto e ben voluto. I popoli europei per la maggior parte, infatti, considerano il gufo un animale portafortuna, saggio e in grado di aiutare l’uomo a risolvere i problemi che la vita gli presenta e a salvarsi in situazioni di difficoltà.

Un dualismo simbolico quindi, per il gufo, che oscilla “tra il bene e il male”, che lo accomuna a quello di un altro meraviglioso animale, il gatto, al quale ho già dedicato altri articoli, e al quale è spesso paragonato.
“Il gatto pratica una caccia notturna e solitaria, d’agguato, soprattutto roditori. Proprio come un gufo. Non avete notato come il gatto somiglia al gufo? Stesse orecchie, stessi occhi rotondi, stessa faccia appiattita. È proprio vero il detto che il gatto è un gufo senza ali”, scrive ancora Danilo Mainardi. “Il gufo è un gatto piumato” afferma lo scrittore e giornalista spagnolo Gómez de la Serna. Le frasi, le citazioni e i detti che paragonano il gufo al gatto e viceversa si sprecano, non si contano. Queste due creature, il gufo ed il gatto, nelle loro caratteristiche proprie, uniche e straordinarie, tanto diverse e al contempo tanto simili, rappresentano la meravigliosa bellezza della Natura e del mondo animale.

Ed è pensando a questa somiglianza del gufo e del gatto, entrambi amanti della vita solitaria, del buio e della notte, entrambi amici della luna e delle stelle, che chiudo questo mio pezzo dedicato al rapace dai grandi occhi tondi e i buffi ciuffi sulle orecchie, con una frase che mi è tornata alla mente, una frase di Fabrizio Caramagna che amo particolarmente, delicata, luminosa e poetica, e che trovo ora estremamente appropriata.
“La luna e gli occhi del gufo si amano.
Le stelle sono gelose.”
