seconda e ultima parte
Il caso “Massa erotica in giallo” teneva ormai banco in tutte le trasmissioni televisive e su tutti i quotidiani e riviste con interviste alla gente del posto, pareri di esperti criminologi, politici, uomini di chiesa e laici. Anche televisioni e giornali di province come Piacenza, Parma, Varese e Firenze erano presenti con i loro inviati in loco poiché molti dei bagnanti che frequentavano abitualmente le spiagge della riviera apuana erano di queste province e venivano intervistati direttamente sotto l’ombrellone o sul bagnasciuga. Tutti avevano una loro “verità”. Un barbuto psicologo arrivò perfino a ipotizzare un ‘fuoco eterno e viscerale delle donne massesi che è di fatto interiorizzato dalle origini del duro lavoro nelle cave di marmo’. Alcuni giornali sottolineavano invece la voglia di trasgressione della giovane artista con il contesto storico-ambientale del paese marino. Rimaneva comunque difficile collegare, in qualche modo, delitto e mostra in contrasto con le radici del luogo. Nel frattempo, si era registrata una improvvisa svolta nelle indagini. Un particolare, giudicato inizialmente di scarsa importanza dagli investigatori, aveva, in seguito, destato l’attenzione degli inquirenti. Nella successione catalogata delle foto c’era un buco di una decina di immagini. Forse, rifletteva il sostituto procuratore, proprio questa poteva essere la pista da seguire per arrivare alla identificazione del misterioso assassino. Neppure gli interrogatori delle giovani fotografate in pose inequivocabili, quasi tutte “reclutate” tra le studentesse di un noto ed esclusivo collegio di Massa, grazie all’opera di seduzione e persuasione di un giovane insegnante di educazione fisica ed a cospicui contributi economici elargiti dalla stessa vittima, avevano aperto spiragli nel buio assoluto in cui si dibattevano le indagini. I verbali relativi agli interrogatori dei personaggi immortalati nelle foto avevano invece confermato la particolarità che il sostituto procuratore già aveva intuito: nessuno dei personaggi facoltosi che si intrattenevano con le giovani fanciulle sapeva del coinvolgimento di altre persone, grazie ad un complicato sistema di prenotazioni telefoniche degli incontri mercenari. Il sostituto procuratore tirò un lungo sospiro di sollievo, chiuse il voluminoso fascicolo, si rilassò completamente distendendosi sulla sua comoda poltrona anatomica in pelle nera ed accese un’altra sigaretta. Gli indizi erano pochissimi, minimi. Nessuno, neanche i più celebri investigatori dei fumetti sarebbero potuti risalire fino all’assassino: cioè, fino a lui. Sì, proprio lui, l’integerrimo sostituto procuratore. Mentre pensava a questo, i muscoli del viso si contrassero in un ghigno feroce e gli occhi divennero piccole fessure in cui si intravvedeva una luce particolare, un barlume di latente pazzia. Quella stupida ragazzina non avrebbe dovuto deriderlo a quel modo, insultandolo e schernendolo per la sua cronica impotenza sessuale, che aveva fotografato e che voleva esporre in mostra. Il sostituto procuratore aveva cercato di farle cambiare idea quando la ragazza aveva iniziato ad allestire la mostra fotografica, in un incontro serale a Villa Cuturi, fuori orario di apertura al pubblico, dove lei era intenta a studiare spazi e luci per la sua “stupida” mostra, ma non c’era stato verso di convincerla. “Ha avuto quel che si meritava!” sentenziò a mezza voce il sostituto procuratore, mentre archiviava quella ingombrante pratica nello scaffale dedicato ai casi insoluti. Un altro caso di omicidio di minorenni non risolto, che avevano contrassegnato, con ritmiche cadenze, la sua carriera, costellandola di quegli insuccessi, che avevano di fatto generato i molteplici trasferimenti di procura a cui si era sempre assoggettato senza proteste o pubbliche prese di posizione, come, buon ultimo, quello alla città di Massa.
Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi sono frutto dell’immaginazione dell’autore o sono usati in modo fittizio. Qualsiasi somiglianza con fatti, luoghi o persone reali, esistenti o esistite, è del tutto casuale.
