“Si sarebbe detta una conchiglia di color rosso e macchiata di nero. Gli occhi ci guardavano sporgendosi dal fogliame. La sua bocca dolce era là io mi curvai sulla bella, e presi la coccinella, ma il bacio volò via”

Questo scrive il grande poeta e scrittore Victor Hugo sulla coccinella, descrivendola in tutta la sua delicata e colorata bellezza. La coccinella appartiene ai “Coccinellidae”, una famiglia di insetti dell’ordine dei Coleotteri, presente in tutto il mondo e che comprende circa 6.000 specie descritte. I Coccinellidi sono insetti di piccole dimensioni, generalmente la loro grandezza va da uno a dieci millimetri e solo in casi rari ed eccezionali va oltre il centimetro; hanno una forma emisferica e solitamente hanno colori vistosi. Nonostante il loro aspetto simpatico e l’apparente inoffensività, quasi tutti i Coccinellidi nascondono caratteristiche particolari che in pochi conoscono; sono infatti attivi predatori, veri e propri divoratori di afidi, cocciniglie e acari, dotati di una voracità incredibile, ed in certe situazioni, sicuramente estreme, arrivano a praticare il cannibalismo e attuare comportamenti predatori molto sofisticati. Per queste sue peculiarità, le coccinelle sono tra i più importanti ed interessanti predatori impiegati nella lotta biologica.

Come le farfalle e molti altri insetti, anche la coccinella è un animale olometabolico, ossia appartiene a quella categoria di insetti che attraversano quattro stadi vitali distinti: uovo, larva, crisalide e adulto, compiendo una metamorfosi completa. Il colore vivace e brillante delle coccinelle, rosso a puntini neri, non rappresenta solo un fattore estetico bello e piacevole, ma anche un importante fattore funzionale, detto “aposematismo”, che la coccinella usa per scoraggiare i potenziali predatori. La maggior parte dei predatori, consapevoli della realtà, associano infatti i colori della coccinella, in special modo il rosso, l’arancione e il giallo, al veleno che questa produce e ai suoi spiacevoli effetti, rendendo di fatto questo sistema difensivo, bello e colorato, estremamente efficace.

L’aposematismo è il fenomeno per cui certi animali assumono colorazioni, dette colorazioni aposematiche, e disegni vistosi di una parte più o meno estesa del corpo, al fine di avvertire i predatori del loro sapore disgustoso o della nocività delle loro carni; così la colorazione sgargiante e vivace della coccinella assolve benissimo allo scopo. Gli animali che utilizzano queste colorazioni non sono sempre e necessariamente tossici e velenosi, ma spesso hanno semplicemente un sapore sgradevole e l’aposematismo li mette comunque al sicuro da quelle specie che li vorrebbero catturare ed usare come nutrimento. L’aposematismo è poi sfruttato anche da altri insetti che in realtà sono innocui e semplicemente imitano l’aspetto vistoso e aposematico di altre specie pericolose, velenose o sgradevoli, per ingannare appunto i propri predatori ed evitare di essere mangiati. Questa strategia evolutiva è detta “mimetismo batesiano” o formalmente “mimetismo fanerico”.

Tornando al colorato insetto protagonista di questo mio articolo, molte coccinelle risultano tossiche per piccoli predatori come lucertole e uccellini, emettendo dalle articolazioni delle zampe una sostanza tossica, un liquido giallastro detto “emolinfa”, dall’odore forte e repellente; se teniamo in mano una coccinella spaventata è possibile vedere l’emolinfa, ma in tutta tranquillità, poiché questa per l’uomo risulta sempre innocua, data l’esigua quantità prodotta rispetto alla grandezza dell’essere umano. A volte, quando in situazioni di pericolo questo meccanismo di emissione di emolinfa non funziona come deterrente, la coccinella può ritirare le sue zampette sotto il corpo, aderendo così al terreno e di conseguenza diventando difficile da essere afferrata e quindi predata.

“Ovunque la vita dà spettacolo: con quella farfalla che vola di fiore in fiore, con quella coccinella che preda gli afidi su una rosa” scrive Giorgio Celli riferendosi alla bellezza del volo di questi due insetti. Anche la coccinella infatti è un’eccellente volatrice, e usa questa sua abilità come meccanismo estremo di sopravvivenza, nel caso i due precedenti non dovessero funzionare. “Tutte le coccinelle sono fameliche e combattive, capaci di divorare in un solo giorno, da adulte, fino a 277 afidi della soya, da larve 207. La septempunctata è la più famosa, protagonista di canzoni, cartoon e loghi commerciali, ma il suo aspetto simpatico non deve trarre in inganno, essendo uno dei pochi insetti che uccide la preda prima di divorarla, proprio come fanno i felini” scrive Sara Ficoncelli a proposito dell’alimentazione e del modo particolare di alimentarsi della coccinella. I Coccinellidi sono infatti predatori spietati specializzati nella caccia agli afidi, i parassiti delle piante.

Tra gli insetti, le coccinelle, sono i predatori più attivi; in un solo giorno possono infatti arrivare a consumare centinaia di afidi. La caccia agli afidi dei Coccinellidi è un’attività movimentata ed incessante poiché la ricerca avviene solo attraverso il contatto diretto con la preda; la coccinella vaga infatti sulle piante fino a che non incontra un afide e lo mangia, poi un altro e un altro ancora, via via così, praticamente senza sosta.

“La coccinella, un animale che sembra un rubino, una gemma, una piccola goccia di sangue con sette punti neri. Appare preziosa, inoffensiva, vorace: divora afidi, ragnetti e piccoli pidocchi che succhiano la linfa delle piante, è un caposaldo dell’agricoltura biologica…” Carlo Grande. Un aspetto interessante sia dal punto di vista biologico che in campi applicativi, è il ruolo dei Coccinellidi come predatori nell’ambito degli agrosistemi. Questa famiglia di insetti, infatti, secondo la scienza etologica, ha sviluppato particolari adattamenti alla predazione tali da rendere i Coccinellidi più efficaci ed utili di altri predatori, dotandoli di un potenziale biologico altissimo. Questo potenziale, che deriva sia dalla voracità molto importante, propria della coccinella, che cresce sensibilmente nel corso del suo sviluppo dallo stato larvale allo stato adulto, sia dalla modalità di ricerca e caccia delle prede caratterizzata, come visto, da una straordinaria mobilità, favorisce l’insediamento dei Coccinellidi nei siti dove le infestazioni da parte di parassiti agricoli sono più intense, e questo gli permette di assumere un ruolo predominante e determinante nel controllo biologico di alcune specie nocive e rendendoli così tra i principali predatori usati nei vari metodi di lotta biologica.

Storicamente i Coccinellidi sono stati protagonisti delle prime due applicazioni di lotta biologica in America, effettuata sia con metodo propagativo, nel 1888 negli agrumeti californiani, che con metodo inoculativo, dal 1916 negli USA. Anche per questo suo grande potenziale, ampiamente sfruttato praticamente da sempre nella lotta biologica come alleata degli agricoltori a salvaguarda delle coltivazioni, la coccinella è considerata un animale portafortuna. La coccinella è molto utilizzata nella lotta biologica da aziende proprietarie di grandi appezzamenti, da agricoltori e contadini per coltivazioni di dimensioni più contenute e persino negli orti di casa, sia per la sua voracità, sia per la sua importante capacità riproduttiva; basti pensare che nel solo mese di maggio la coccinella è in grado di deporre fino a 400 uova. L’accoppiamento ha inizio in primavera e le ovideposizioni variano a seconda dell’etologia; alcune specie di Coccinellidi depongono le uova in gruppi di numero variabile da poche unità a qualche decina, altre depongono le uova isolate e spesso negli stessi luoghi frequentati dalle prede, a volte addirittura fra le uova di quest’ultime, per garantire alle future larve una fonte di cibo. Le coccinelle, accanto alla notevole quantità di uova fertili, spesso depositano anche uova non fertili che potranno costituire una fonte di sostentamento di riserva in caso di scarsità di risorse alimentari per le larve che nasceranno.

“Una piccola visitatrice maculata indossa un mantello cremisi più luminosa di una ciliegia più piccola di un chicco d’uva. Un essere a pois una dama incappucciata di nero in uno scialle scarlatto passeggia sulla mia parete” Jean Walsh Anglund

Le coccinelle più comuni sono rosse ed hanno graziosi punti neri sulle elitre, ossia su ciascuna delle due ali sclerificate ed indurite che costituiscono come un astuccio di protezione delle seconde due paia di ali e dell’addome. Tra le oltre 6000 specie esistenti di coccinelle, le colorazioni sono però differenti, non solo rosse; ci sono coccinelle rosse ed arancioni con o senza puntini neri, ed esistono anche tantissime coccinelle gialle, nere e marroni, ognuna con il suo caratteristico disegno e numero di puntini. La Coccinella più comune, nota, conosciuta ed amata, è la “Coccinella septempunctata” ovvero la coccinella rossa con sette puntini neri. Ci sono poi coccinelle con solo due puntini “Adalia bipunctata”, altre con 10 puntini “Adalia decempunctata'”, un’altra specie con 14 puntini “Propylea quatuordecimpunctata”, ed esiste anche una specie, gialla, con ben 22 puntini, la “Psyllobora vingintiduopunctata”.

“Là dove si posa la coccinella, è il centro della felicità” Fabrizio Caramagna
La coccinella è diventata, nel corso della storia umana e del tempo, un simbolo portafortuna. La coccinella è, ovunque e da sempre, riconosciuta come simbolo di buona sorte e fortuna, a differenza di tanti altri animali che hanno invece una simbologia controversa e sono stati sia amati, che malvisti, a volte addirittura odiati, in tempi, momenti e civiltà diverse. Nella cultura Cristiana, la coccinella comune viene associata alla Vergine Maria; i suoi sette puntini, infatti, per i cristiani rappresentano le sette gioie e i sette dolori della Madonna, che in epoca medievale era raffigurata con un mantello rosso. Nella mitologia nordica la coccinella è legata al culto della dea Freya, simbolo di fertilità; in altre culture antiche era simbolo di amore e desideri esauditi. Il rosso acceso della coccinella è simbolo, oltre che di fortuna, anche di forza e di passione. Il suo nome deriva da latino “coccinus” e dal greco “kokkonis”, termini che in entrambe le lingue significano “scarlatto”, un colore vitale e gioioso, che evoca forza, salute, vittoria e buona sorte.

“La coccinella insegna ad avere pazienza e a non respingere la fortuna. Dietro alla gentilezza spesso c’è una forza d’animo enorme, dietro alla violenza un’altrettanto immensa fragilità. Spesso la buona sorte è semplice, arriva volando e senza un perché…” scrive Carlo Grande sulla coccinella, il piccolo, colorato e simpatico insetto che è da sempre importante per l’uomo in quanto protettrice infaticabile del suo lavoro di agricoltore e portatrice di buona sorte e fortuna, e alla quale ho dedicato questo articolo, che ora chiudo con le parole di Fabrizio Caramagna, parole le sue che ancora una volta, mentre le leggo e le scrivo, mi strappano un sorriso e mi fanno un po’ sognare.
“In qualche parte dell’universo ci sono boschi incantati dove gli astri ruotano intorno a una coccinella”.

