prima parte
“Il riccio è riservato, e ha una corazza ispida di spine che lo circonda. Ma sapessi la tenerezza che ha dentro agli occhi” Fabrizio Caramagna.

Il riccio comune “Erinaceus europaeus”, noto anche come “riccio europeo”, è un mammifero della famiglia “Eridinaceidae” che viene spesso confuso con il “porcospino”, che in realtà è un istrice, un roditore della famiglia degli “Istricidi”, diffuso in Italia e in Africa. Il riccio comune, con numerose sottospecie, è diffuso in gran parte dell’Europa, fino nelle zone costiere della penisola scandinava a nord e fino alla Siberia ad est. Troviamo il riccio comune anche in Gran Bretagna e in Irlanda, intenzionalmente introdotto, e in Nuova Zelanda dove, però, la specie è stata inserita accidentalmente dall’uomo durante il XIX secolo; alcuni esemplari di riccio, in quel momento letargici, erano infatti nascosti in balle di fieno e così inconsapevolmente furono trasportati ed introdotti nel paese.

Secondo quanto osservato dall’ “IUCN”, Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, in Italia, il riccio è presente con tre sottospecie: oltre alla sottospecie nominale, infatti, anche con le sottospecie “Consolei” e “Italicus”. E’ diffuso in gran parte della penisola, nelle isole maggiori, Sicilia e Sardegna, e in alcune isole minori come Procida, Elba, Capraia ed altre, con osservazioni occasionali anche ad Ustica e a Favignana. Il riccio, inoltre, in alcune zone come l’Italia nord-orientale, può vivere in simpatria con il riccio orientale “Erinaceus romanicus”.

In biologia, due specie o due popolazioni diverse sono dette in simpatria o simpatriche quando occorrono nella stessa area e sono capaci di venire in contatto. La simpatria si distingue dalla paripatria che è invece una condizione nella quale due specie hanno areali adiacenti ma non sovrapposti, e si distingue anche dalla condizione dell’ allopatria nella quale gli areali sono completamente separati.

Quando accade che due specie molto simili, ma distinte, sono in simpatria, può essere indicativo di speciazione simpatrica, ossia un processo evolutivo grazie al quale si formano nuove specie da quelle preesistenti, una modalità di speciazione, questa, nella quale una popolazione si divide in due specie simpatriche che inizialmente si accoppiano l’una con l’altra. L’habitat del riccio è vario; infatti, questa specie vive sia in ambienti aperti, soprattutto se particolarmente ricchi di vegetazione, sia in ambiente boschivo, boschi decidui o misti, con un sottobosco ricco di muschio e piante o con un sottobosco cespuglioso. Il riccio, però, si muove comunemente e tranquillamente anche nelle aree urbane e rurali, in orti e giardini, e, sebbene preferisca le zone pianeggianti e le colline, lo si può comunque trovare dal livello del mare fino ad oltre 2000 metri di altitudine.

“Il riccio è un puntaspilli che ti guarda con lo sguardo dolce”, di nuovo Fabrizio Caramagna che tanto romanticamente descrive il piccolo mammifero. Aculei pungenti, dolcezza degli occhi, ma com’è davvero un riccio? Il riccio presenta caratteristiche morfologiche arcaiche, come la formula dentaria e la conformazione del cervello, che lo collegano direttamente ai mammiferi esistenti sulla terra alla fine del “Cretaceo”, mostrando peraltro una differenziazione limitata nel corso dei milioni di anni, anche se è nel corso del tempo che il riccio ha sviluppato il suo peculiare rivestimento fatto di aculei. L’aculeo, nel linguaggio scientifico, altro non è che il nome generico di ogni organo pungente che si trova negli animali, i quali se ne servono come arma di difesa o di offesa, ma anche di protezione fisica da urti e contatti accidentali. Il riccio ha il cranio allungato e il cervello piccolo, che in gran parte è dedicato alla decodificazione dei segnali olfattivi, rendendo così di fatto l’olfatto il senso predominante per questo animale, che ha ben sviluppato anche il senso del tatto, mentre la vista è meno forte e funzionale.

Il riccio, infatti, può vedere fino a circa 30 metri di distanza durante il giorno e intorno solo ai 12 metri di notte; per orientarsi, dunque, usa in maniera particolarmente importante un organo sensoriale olfattivo accessorio, il “VNO”, organo vomeronasale, noto anche come organo di Jacobson. Il “VNO” è un organo specializzato nella rilevazione di ferormoni e sostanze chimiche ed è situato nel tessuto molle del setto nasale, precisamente nella cavità nasale appena sopra il palato duro, ed è presente e funzionale in tutti i serpenti, nelle lucertole e in molti mammiferi, come gatti, cani, bovini, maiali e in alcuni primati, mentre nell’evoluzione dell’uomo è rimasto come una struttura vestigiale e non funzionale. Questa specie, nonostante le orecchie piccole e parzialmente nascoste dal pelo, è dotata anche di un buon senso dell’udito; i ricci, infatti, sono in grado di percepire frequenze comprese tra i 250 e 60.000 Hz, inclusi gli ultrasuoni.

Dal punto di vista anatomico il riccio presenta ossa mascellari robuste e una dentatura composta da 36 denti; i due lunghi denti frontali, che lo caratterizzano donandogli un’espressione buffa e simpatica e che a prima vista possono sembrare dei canini, sono in realtà degli incisivi modificati. Quanto a dimensioni, il riccio comune misura generalmente fino a 25/27 centimetri, arrivando anche fino a 30, misura però che il maschio della specie non supera mai, mentre le femmine possono raggiungere talvolta i 35 centimetri di lunghezza, come riportato dal Museum of Zoology dell’Università del Michigan; questa differenza di dimensione tra il maschio e la femmina è segno di evidente dismorfismo sessuale. Il peso di un riccio comune generalmente supera di poco il chilogrammo sebbene, in vista del letargo invernale, il peso aumenti notevolmente, fin quasi in alcuni casi a raddoppiare. Il riccio è strutturalmente tozzo, ha il corpo a forma di pera, con il muso lungo che termina con un naso molto appuntito, mobile, leggermente rivolto all’insù e mantenuto costantemente umido da una mucosa che ne migliora la sensibilità olfattiva; il collo invece è corto e il quarto posteriore arrotondato. Le zampe sono corte e molto forti, e terminano con piedi allungati che hanno cinque dita con unghie appuntite e robuste, e cinque cuscinetti, che durante il cammino vengono tutti quanti appoggiati al suolo; il riccio, infatti, fa parte dei “plantigradi”, come gli Ursidi, i Mustelidi e i Procioni. La coda è corta, circa due/quattro centimetri, è molto spessa ed il corpo è quasi completamente ricoperto di aculei. Le zone di pelle nuda, senza aculei e di colore nero, sono il muso, le zampe e la parte inferiore del corpo; queste sono tutte quante ricoperte di pelo ispido e dal colore variabile dal grigio al beige; alcuni esemplari di riccio presentano una mutazione genetica recessiva che li fa nascere dal colore uniformemente crema, ma non si tratta però di albinismo, poiché questi individui presentano comunque gli occhi neri. Questa mutazione è assai diffusa nell’isola di Alderney, dove i ricci di questo colore, generalmente noti come “ricci biondi”, sono chiamati “spike girls”, ossia “ragazze spinose”. I ricci biondi, oltre alla particolarità cromatica del pelo, o forse proprio in virtù di questa variazione genetica, sembrano meno soggetti agli attacchi delle pulci. Gli aculei sono invece di colore nero striato trasversalmente di bianco ed entrambi, sia gli aculei che il pelo, variano il loro colore a seconda della stagione; durante l’autunno e l’inverno hanno una tonalità più scura mentre in primavera ed estate si schiariscono.
continua…
