Le api operaie passano attraverso questi ruoli diversi nel corso della loro vita, che dura circa sei settimane in estate, ma che può prolungarsi un po’ nei mesi invernali; nei primi giorni di vita si occupano della pulizia delle celle e dell’alimentazione delle larve con la pappa reale, poi passano a produrre cera e a costruire i favi, ed infine diventano “bottinatrici”, ossia raccoglitrici di nettare, polline e propoli, rivestendo, in queste escursioni esterne, un ruolo fondamentale nell’impollinazione. I fuchi sono i maschi della colonia, e hanno un solo ruolo e scopo nella vita, che è quello di accoppiarsi e fecondare la regina vergine durante il “volo nuziale”, che è l’unico momento, a parte la sciamatura, nel quale l’ape regina esce dall’alveare e durante il quale viene fecondata da numerosi fuchi, immagazzinando così lo sperma necessario a deporre uova per tutta la durata della sua vita e garantendo così la variabilità genetica della colonia; dopo il volo nuziale la regina rientra infatti dell’arnia per non uscirne più, dedicandosi solo alla deposizione delle uova. Dopo l’accoppiamento i fuchi muoiono, mentre i maschi che non si sono accoppiati vengono generalmente espulsi dall’alveare all’inizio dell’inverno.

“Le api sono “insieme” e non individui fuori dalla comunità non possono vivere” scriveva ancora Mario Rigoni Stern. La peculiare organizzazione sociale delle api, dal punto di vista biologico, è da considerarsi infatti come una sola entità, composta da migliaia di individui strettamente interdipendenti; per questo necessita di un sistema di comunicazione efficiente ed efficace. Il “linguaggio” delle api è stato a lungo oggetto di studio, e, ad oggi, molto è stato chiarito; le api hanno tra loro una comunicazione di tipo “semiochimico” mediante feromoni, e una di tipo “fisico” attraverso le cosiddette “danze delle api”, un insieme di movimenti che l’ape compie per mandare un messaggio determinato e preciso alle compagne. La danza delle api è un sistema di comunicazione unico nel regno animale e fondamentale per l’esistenza dell’alveare; esistono due generi di danza, la “danza circolare” e la “danza dell’addome”, diverse fra loro a seconda del tipo di messaggio da comunicare. La scoperta della danza delle api si deve a Karl von Frisch, biologo austriaco specializzato in zoologia, che per i suoi studi decennali su questo fenomeno, nel 1973, fu insignito del premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina.

La teoria della danza delle api all’epoca fu accolta con scetticismo e a lungo criticata da altri scienziati ma recentemente, dimostrata con assoluta certezza la correttezza degli studi e delle analisi di Karl von Frisch, è stata definitivamente accettata. Durante le danze, l’ape bottinatrice indica alle compagne la posizione, le fonti e la qualità di cibo, nettare o polline, la presenza di acqua, ed anche l’esistenza di potenziali nuovi nidi, attraverso complessi movimenti del corpo, che segnalano la direzione, la distanza e persino l’abbondanza delle risorse, permettendo così all’intera colonia un’organizzazione estremamente efficiente, fondamentale per la sopravvivenza di tutto l’alveare, che per la colonia non sarà lo stesso ed unico per sempre.
“Obbedendo all’ordine dell’anima dell’alveare, che ci sembra quasi inesplicabile, perché precisamente contraria a tutti gli istinti e a tutti i sentimenti della nostra specie, da sessantamila a settantamila api, sugli ottanta o novantamila della popolazione totale, sono per abbandonare all’ora prescritta la città materna. Non partiranno in un momento d’angoscia, non fuggiranno, in una risoluzione subitanea e piena di terrore, una patria devastata dalla carestia, dalla guerra o dal male. Non lasceranno l’alveare che all’apogeo della sua fortuna, allorquando dopo il lavoro forsennato della primavera, l’immenso palazzo di cera, dalle centomila cellette ben disposte, rigurgita di miele nuovo e di quella farina d’arcobaleno che si dice “il pane delle api” e che serve a nutrire larve e ninfe. Giammai, come alla vigilia della rinunzia, l’alveare è più bello”. Così, con queste romantiche parole, Maurice Maeterlinck, poeta drammaturgo e saggista belga, descriveva la “sciamatura” delle api, un fenomeno naturale unico ed estremamente affascinante. La sciamatura è il “mezzo” attraverso il quale le api garantiscono la sopravvivenza e la diffusione della specie, e si verifica nelle famiglie di api quando una parte della colonia guidata dalla regina abbandona l’alveare per stabilirsi in una nuova casa; è quindi un fenomeno di riproduzione naturale dell’alveare ed avviene per diversi motivi. Il motivo più comune che spinge l’ape alla sciamatura è il sovraffollamento dell’alveare; quando le api all’interno dell’arnia diventano troppo numerose e di conseguenza lo spazio si fa insufficiente per una buona ed armoniosa convivenza, le api operaie iniziano a costruire celle reali per la nascita di nuove regine, affinché la casa che lasceranno non resti senza un’ape regina, dal momento che proprio la vecchia regina, dopo aver guidato la sciamatura, sarà a capo del nuovo alveare, partendo prima della nascita delle “sorelle” che nell’arnia d’origine si affronteranno finché non ne resterà una sola.

Questo fenomeno avviene generalmente in primavera quando le risorse naturali sono abbondanti e la famiglia si espande rapidamente. Altri motivi per la sciamatura sono legati a fattori ambientali, come i cambiamenti climatici o la mancanza di risorse che spingono la colonia a cercare una nuova dimora in zone che permettano condizioni di vita più favorevoli, con abbondanza di nettare e polline, e temperature migliori. La sciamatura è sì un fenomeno naturale, ma è anche un processo ben pianificato dalla colonia, un processo nel quale ogni ape svolge un ruolo preciso per garantire il successo della nuova famiglia. Un paio di giorni prima della sciamatura, infatti, la vecchia regina riduce la deposizione delle uova ed è meno attiva per alleggerirsi e prepararsi al volo, mentre le api operaie accumulano riserve di miele per garantire alle api che sciameranno energia sufficiente al “viaggio” e alla prima fase di adattamento nella nuova casa. Un segnale della preparazione alla sciamatura è il rumore dell’alveare nei giorni che la precedono; le api, infatti, producono un ronzio più intenso e continuo, e al contempo le operaie iniziano a volare intorno all’arnia, e, come vere e proprie esploratrici, ricercano possibili nuove case. La sciamatura è imminente quando le api si raggruppano all’interno dell’alveare o si affollano all’esterno senza un apparente motivo; questo comportamento particolare si verifica due giorni prima della separazione del gruppo principale dalla colonia, quando tutta la comunità è ormai in fermento per l’allontanamento, ormai prossimo, dalla vecchia casa. La sciamatura può non essere unica; infatti, sciami secondari o terziari possono verificarsi nel caso in cui tra le larve, nutrite con pappa reale nel periodo di preparazione alla sciamatura, nascano più regine contemporaneamente, creando in tal modo ulteriori suddivisioni della colonia madre. La presenza di più regine può provocare conflitti all’interno dell’arnia ed è ostacolata dalle regine stesse che, per affermare la propria supremazia, cercano di eliminarsi vicendevolmente.

“L’ape ricama fili invisibili da un fiore all’altro e cuce il prato di luce. E il polline che porta con sé, se lo guardi bene, è una polvere d’oro simile alle stelle, solo che anziché galassie crea l’incantesimo del miele” Fabrizio Caramagna.
