prima parte
Entra ed esce
Dal carminio,
dall’azzurro,
dal giallo,
dalla più tenera morbidezza
del mondo: entra in una corolla
precipitosamente, per affari,
esce con un vestito d’oro
e gli stivali gialli”. Pablo Neruda

L’ape è una delle creature più straordinarie ed affascinanti che esistano, sicuramente tra le più importanti per il nostro ecosistema poiché con il suo “lavoro” contribuisce alla sopravvivenza di tutta quanta la “comunità” vegetale e animal. “Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita” Albert Einstein. L’ape ed il suo lavoro sono quindi fondamentali alla vita di ogni essere esistente; l’impollinazione, infatti, è un processo di vitale importanza attraverso il quale l’ape, trasportando il polline da un fiore all’altro, grazie alla loro peluria e alle zampe specializzate, rendono possibile la fecondazione e la crescita di semi e frutti sostenendo la biodiversità e gran parte dell’agricoltura mondiale, contribuendo così all’equilibrio dell’intero ecosistema e rappresentando un importantissimo indicatore biologico della qualità dell’ambiente stesso. Le api sono un genere di insetti sociali appartenenti alle “Apidae”, unico genere della tribù “Apini”; rappresentano infatti una categoria tassonomica superiore al genere ed inferiore a famiglia e sottofamiglia, che riunisce quei generi che condividono una storia evolutiva simile e che all’interno presentano particolari variabilità.

Solo due delle specie comprese nel genere possono essere gestite dall’uomo, l’ “Apis mellifera” e l’ “Apis cerana”. L’ Apis mellifera è diffusa in tutti i continenti, ad esclusione delle zone Artiche ed Antartiche ed è l’unica conosciuta in Europa, ed è di questa che scriverò nel mio articolo; l’ Apis cerana, di dimensioni fisiche più contenute rispetto alla mellilifera, ha il suo habitat in Medio ed Estremo Oriente. L’ Apis mellifera, nota anche come Ape Europea o Ape Occidentale, è la specie del genere Apis più diffusa nel mondo. Gli studiosi ritengono che tale specie abbia avuto origine in Africa o in Asia diffondendosi poi attraverso l’Africa il Medio Oriente e l’Europa; l’uomo nel corso del tempo ha poi esteso il loro areale, introducendo sottospecie europee in Nord America, Australia, Nuova Zelanda ed Asia orientale. Carl Nilsson Linnaeus, conosciuto come “Linneo”, botanico e naturalista svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, dopo avere scelto inizialmente, nel 1758, il nome “Apis mellifera” che letteralmente significa “ape portatrice di miele”, nel 1761 propose di usare il nome “Apis mellifica” ossia “ape produttrice di miele” considerandolo tecnicamente più corretto rispetto all’altro, termine che è usato ancora oggi da diversi autori. “Ogni ape porta in sé il meccanismo dell’universo: ognuna riassume il segreto del mondo” afferma Michel Onfray, filosofo francese. L’ape domestica costituisce la società animale più studiata ed ammirata in assoluto, è una società matriarcale, monoginica e pluriennale, formata da numerosi individui appartenenti a tre caste, e la specie è polimorfica, poiché le tre caste hanno conformazioni morfologiche diverse tra loro. Le tre caste, che sono tutte alate e tutte vivono nell’alveare, sono rappresentate da un’ape regina, unica femmina fertile, dalle api operaie, femmine sterili che si occupano del mantenimento e della difesa della colonia, e dai fuchi, i maschi dell’ape mellifera destinati unicamente alla riproduzione.

L’alveare o “casa delle api” è la dimora di una colonia di api, ma non è solo lo spazio che le contiene fisicamente, infatti racchiude in sé l’essenza stessa della vita dell’ape. È un complesso ecosistema dove vivono migliaia di individui organizzati, che comprende i favi di cera con le loro celle esagonali e l’intera comunità delle api, con la regina, i fuchi e le operaie, impegnate nella produzione di miele e di polline, e nell’allevamento, cura e protezione delle covate, e tutto con un’organizzazione eccezionale ed incredibile che garantisce la sopravvivenza dell’intera comunità.

“Alla sera centinaia di api stanche e accaldate sostavano a prendere il fresco sul predellino e dell’arnia, proprio come i contadini che al tempo della mietitura o della fienagione sostano sull’aia…dall’interno veniva un brusio continuo e intenso che dava l’impressione di un grande lavoro di sistemazione dei prodotti raccolti durante la giornata di sole; e di pulitura, fabbricazione di cera e di propoli, rielaborazioni di polline e di nettare.E tutto questo mentre la regina provvedeva continuamente a deporre uova…Tutto appariva regolare e ritmato come fosse governato da un perfetto congegno meccanico” così Mario Rigoni Stern descriveva la vita dell’ape nell’arnia. L’organizzazione interna all’alveare, che rappresenta una società complessa ed autosufficiente dove ogni ape ha un proprio preciso compito e lavora in armonia per il bene comune e la sopravvivenza di tutta la colonia, è sorprendente; le api regolano la temperatura, la ventilazione e provvedono alla pulizia dell’alveare stesso con cura e precisione incredibili, dimostrando la grande capacità di adattamento che questi animali hanno nelle varie situazioni e condizioni, capacità fondamentale per la vita e il benessere dell’intera colonia. Le case delle api hanno dimensioni diverse a seconda della specie, della quantità delle api che vi abitano e delle condizioni ambientali. Le api cercano sempre luoghi accessibili ma sicuri per costruire l’alveare e in questo caso si parla di alveari naturali; ma la casa delle api può essere anche artificiale, creata dall’uomo con lo scopo di produrre il miele e in questo caso si definisce arnia.

Per gli alveari naturali, l’ape sceglie zone con abbondanza di fiori o piante per il nettare e il polline, e queste case si trovano spesso all’interno della cavità degli alberi, ma anche nelle fessure delle rocce, delle mura di edifici o tra le radici degli alberi. Le api sfruttano queste cavità costruendo un alveare che si adatterà sempre e perfettamente alle dimensioni e alla forma che hanno a disposizione. Per gli alveari artificiali, invece, l’apicoltore può utilizzare strutture diverse, arnie fisse o mobili, che consentono un accesso più facile e che sono progettate per massimizzare la produzione di miele, facilitando quanto più è possibile la gestione delle colonie che vi abitano e proteggendo le api dagli agenti esterni.
“L’ape è solo un minuscolo insetto eppure riesce a costruire un alveare che ha la capacità di un granaio e la geometria di una cattedrale…” Fabrizio Caramagna.
La costruzione di un alveare è un vero e proprio capolavoro di ingegneria animale; la sua struttura è incredibilmente sorprendente ed organizzata. Le api operaie, nell’alveare, costruiscono, con la cera d’api secreta dalle loro ghiandole cerifere, i “favi”, che servono a conservare il miele per l’allevamento delle larve e per immagazzinare il polline raccolto. Il favo, che compone la struttura interna della casa delle api, è un raggruppamento di celle esagonali; questa struttura, detta a “nido d’ape”, crea un disegno molto particolare, unico, estremamente affascinante e strutturalmente molto efficiente, tant’è che spesso viene utilizzato dall’uomo in opere di ingegneria aerospaziale, navale e automobilistica, nell’edilizia, nell’arredamento, nel packaging e nel settore tessile.

Gli assi delle celle di un favo sono sempre verticali, ossia con le punte dell’esagono orientare verso l’alto e il basso, e con due pareti sempre verticali, mentre le file di celle sono sempre allineate orizzontalmente; infine ogni cella ha una leggera inclinazione verso l’alto, variabile tra 9°e 14°, dal lato dell’estremità aperta, per evitare che il miele coli fuori. Il perché un favo sia composto da esagoni invece che da altre forme è stato a lungo considerato e studiato e ad oggi sembra avere due possibili spiegazioni. La prima è che l’esagono è la figura geometrica più efficiente per tassellate una data superficie, sfruttando al meglio lo spazio e risparmiando prezioso materiale da costruzione; la seconda spiegazione è che questa forma derivi dal procedimento che ogni singola ape usa per unire tra loro le varie celle, facendo “condividere” i lati alle celle adiacenti l’una all’altra; un procedimento questo che risulta analogo a quanto si verifica in un “campo di bolle di sapone” con il contatto tra una bolla e l’altra, e che permette alle api di usare meno cera per costruire più spazio. Anche le estremità chiuse delle celle del favo sono un esempio di raffinata efficienza geometrica tridimensionale, questa spesso raramente notata; le estremità hanno infatti una forma triadica piramidale, composta da tre piani con gli angoli diedri tutti di 120°, misura che minimizza l’area di superficie per un dato volume.

La forma delle celle fa sì che due opposti strati di favi si incastrino l’uno nell’altro con ogni faccia dell’estremità chiusa e che vadano a combaciare. La disposizione esagonale degli alveoli non permette solo di ottimizzare lo spazio interno dell’arnia, ma le conferisce una maggiore resistenza e stabilità anche quando piena di miele o polline. L’alveare oltre ad essere una straordinaria e complessa “struttura edile” è anche una “struttura sociale” altamente organizzata, composta, come già scritto, da tre caste principali: l’ape regina, le api operaie e i fuchi, ognuno con ruoli e compiti specifici che assicurano l’armonioso funzionamento di tutta la colonia. L’ape regina è l’unica femmina fertile dell’alveare e la sua funzione principale, fondamentale per la comunità, è quella di deporre le uova; durante la sua vita, che può arrivare anche a 5 anni di età, una regina depone migliaia di uova al giorno, specialmente nella stagione di massima attività. Un’altra funzione caratteristica della regina, è che questa emette particolari feromoni, diversi da quelli delle api operaie, che servono a mantenere la coesione sociale e regolare le attività della colonia; i feromoni sono infatti sostanze chimiche prodotte dagli organismi viventi e rilasciati nell’ambiente per comunicare con gli altri individui della stessa specie, influenzando in maniera “subliminale” il loro comportamento attraverso l’olfatto, senza che in realtà sia percepito alcun odore e fungendo quindi da “messaggeri chimici” che regolano funzioni sociali e riproduttive.

Le api operaie sono invece femmine sterili, che svolgono tutte le attività utili e necessarie per la sopravvivenza dell’alveare; si occupano della raccolta di nettare e polline, della produzione di cera e miele, dell’allevamento, cura e nutrimento dellelarve, della ventilazione e della pulizia delle celle, e anche della difesa dell’arnia.
continua…
