C’è chi arriva al cinema per caso e chi, invece, lo rincorre per tutta la vita, attraversando confini, sacrifici e scelte difficili. La storia di Noli Sta Isabel è fatta di coraggio, identità e determinazione: dalle Filippine all’Italia, da una laurea in Medicina Veterinaria ai set cinematografici più importanti del panorama nazionale. In questa intervista ci racconta il suo percorso umano e artistico, le difficoltà dell’essere attore immigrato, la forza dei sogni che resistono al tempo e l’emozione di aver preso parte a uno dei più grandi successi del cinema italiano recente. Un viaggio sincero che parla di integrazione, talento e speranza.

Questa è la storia di un uomo che con tanto coraggio e determinazione ha deciso di vivere il suo sogno superando ogni difficoltà, umile sorridente sempre disponibile al dialogo. Quando l’ho conosciuto stava girando le scene per l’ultimo successo cinematografico di Checco Zalone, nelle sale in questo periodo. Storie come la sua fanno bene ad ognuno di noi e vale la pena raccontarle e diffonderle.
Quando ha capito che la recitazione non era solo una passione, ma il suo vero sogno?
Quando ho messo piede in Italia per la prima volta, diversi decenni fa. Avevo già una laurea in Medicina Veterinaria. Ma, come molti immigrati, ho iniziato svolgendo lavori umili. Quei lavori mi hanno dato soddisfazioni e risultati, ma nulla è paragonabile alla felicità che provo ogni volta che mi trovo su un set cinematografico. È lì che ho capito di aver realizzato il mio sogno.
Crescere con un sogno artistico non è mai semplice: quali sono state le difficoltà più grandi?
Aver scelto di vivere in Italia con un sogno così grande ha significato affrontare molti ostacoli. Ovunque nel mondo la recitazione è considerata un lavoro instabile: finito un progetto, un attore torna “disoccupato”. Dovevo quindi sopravvivere nella vita quotidiana — pagare l’affitto, mangiare — e allo stesso tempo continuare a inseguire questo sogno. Non è facile scegliere tra un’audizione con un regista o rinunciare a un lavoro sicuro che ti permette di vivere.

C’è stato un momento in cui ha pensato: “Ce la posso fare davvero”?
Sì. C’è stato un momento in cui ho dovuto scegliere tra un lavoro che mi garantiva l’affitto e il continuare a inseguire il mio sogno da attore. È stata una decisione durissima, ma ho scelto ciò che mi rendeva felice: i soldi sarebbero arrivati dopo. Non so se sia destino, ma ogni volta che penso di mollare, arriva improvvisamente un progetto importante. E così continuo.
Quanto hanno inciso le sue origini filippine nella sua identità artistica?
Essere un attore filippino in Italia ha influenzato moltissimo la mia carriera. Per circa dieci anni ho interpretato quasi sempre il ruolo del “domestico”. All’inizio mi sentivo offeso, poi ho capito che gli stereotipi esistono ovunque nel cinema: come quando all’estero un attore italiano interpreta sempre il pizzaiolo o il mafioso.
Lei ha partecipato all’ultimo grande successo di Checco Zalone: cosa ha significato per lei?
È quello che io chiamo “destino”. Partecipare a Buen Camino, uno dei film con il maggior incasso nella storia del cinema italiano, è stato incredibile. Mi ha dato ancora più forza per continuare e migliorarmi come attore.

Che esperienza è stata lavorare in una produzione così importante?
Mi ha fatto capire che avevo preso la decisione giusta scegliendo questa strada. Checco Zalone, il regista Gennaro Nunziante e l’attrice Mariana Rodríguez, con cui ho girato le mie scene, mi hanno trasmesso grande ispirazione: umiltà, dedizione e amore per questo mestiere.
Cosa ha imparato dal set che oggi porta con lei?
Ho imparato a essere più paziente, più tollerante e soprattutto grato: come immigrato, poter esercitare questa professione è un grande privilegio.

Quali ruoli sente più vicini e quali sogna di interpretare?
Molti dicono che io sia un comico naturale, e mi diverte molto, ma in realtà ho iniziato a teatro come attore drammatico. Mi sento a mio agio in entrambi i generi. Il mio vero sogno, però, non è un ruolo specifico, ma un film che racconti la mia cultura filippina.
Le piacerebbe raccontare storie di integrazione e identità?
Uno dei motivi per cui continuo a resistere in questo mestiere è il desiderio di ispirare i bambini filippini e gli immigrati. Se vedendomi in televisione o al cinema potessero pensare “non è impossibile”, allora forse un giorno li vedremo diventare registi, sceneggiatori o attori.

Che tipo di attore vuol diventare?
In questo momento il mio giudizio è ancora condizionato dal fatto che sto costruendo la mia carriera. È già una benedizione ricevere proposte. Ma se potessi scegliere, vorrei essere un attore capace di trasformarsi completamente ogni volta.
